Venezia 78, Frammartino: "Che sorpresa gareggiare con il mio film sotterraneo"

Il regista presenta in concorso 'Il buco', è uno dei cinque titoli italiani in corsa per il Leone

1 minuti di lettura

Il buco di Michelangelo Frammartino per il direttore Barbera "ha la bellezza assoluta del diamante puro". Tre film in diciott'anni per il regista, classe 1968. Il buco è l'Abisso del Bifurto, altopiano del Pollino, tra le grotte più profonde al mondo scoperta dagli speleologi nel 1961.

Emozionato di essere in gara?
"Non ce lo aspettavamo. Barbera ha visto il film due mesi fa e ci ha subito chiamati dalla sala di proiezione, convinto: "Vi invito in concorso"".

Come nasce il film?
"Dall'amore per la mia terra, la Calabria. La mia zona è il Sud, ma per Le quattro volte ho frequentato il territorio montuoso del Nord. Lì un bravo speleologo mi ha fatto scoprire il Pollino, che oltre al meraviglioso paesaggio ha un mondo sotterraneo ricchissimo. Così è nata l'idea".

Cinema, speleologia, inconscio: tre coincidenze di nascita.
"Sono cose che si accumulano e ti convincono che ha senso seguire un'idea: cosa c'entra il cinema con le grotte buie? Ma la prima società speleologica moderna, francese, nasce nel nel 1895, la stessa data del cinema e della prima pubblicazione di Freud che parla di inconscio. Questa zona d'ombra di paesaggio e dell'uomo, il cinema come strumento per indagarla, è una coincidenza che mi ha convinto a tentare il film".

(ansa)

E poi?
"Partecipando a un campo speleologico ho conosciuto un vecchio speleologo piemontese che aveva fatto parte della squadra che aveva esplorato per la prima volta l'Abisso, allora la terza grotta più profonda al mondo. Mi colpì che un gruppo di giovani speleologi piemontesi di belle speranze, nel boom economico, in cui ogni gesto punta verso l'alto, prendessero un treno verso il Sud e si infilasero sottoterra. Era una controstoria d'epoca".

Che viaggio è per lo spettatore?
"Spero di esplorazione. Di un luogo, perché ci siamo addestrati e siamo entrati nella grotta verticale, in cui si scende in corda e si risale a forza di braccia: abbiamo per la prima volta girato con materiali professionali. Ma è anche un viaggio in cui si entra nell'immagine, il film è una inquadratura con un taglio alla Fontana, in cui lo spettatore può cercare l'oltre nell'immagine".

Il regista Michelangelo Frammartino 

Sono passati 11 anni da 'Le quattro volte'.
"Avevo pensato un altro film, nel 2015 sono ripartito da zero. È stata un'esperienza bellissima frequentare il sotterraneo. che devo dire è il mio posto, il mio è un cinema underground. Perciò sono contento ma anche imbarazzato: proviamo a vedere cosa succede ad andare sul tappeto di Venezia".