Venezia 78. Matt Damon: "Girare in Europa ti apre la mente"
di Chiara Ugolini , di Chiara UgoliniMatt Damon tra le star di Hollywood è quella più amichevole. Rispetto agli amici Brad Pitt e George Clooney sfodera un fascino da giovanotto di provincia, in confronto al tormentato compagno del cuore Ben Affleck comunica una simpatia da vicino di casa. Reduce da Cannes, dove ha commosso e si è commosso con la storia di un padre pronto a tutto per salvare la figlia, e in attesa di rivederlo a Venezia dove porta il film storico di Ridley Scott The last duel, Damon è in sala il 9 settembre con La ragazza di Stillwater di Tom McCarthy, regista premio Oscar de Il caso Spotlight.
Stillwater, la lotta di un padre per salvare la figlia accusata di omicidio - Il trailer
Damon è il carpentiere Bill Baker, non ha votato Donald Trump soltanto perché era in prigione e a casa non ha un'arma, bensì due. Lascia l'Oklahoma per andare a trovare sua figlia Allison (Abigail Breslin), da anni in car…
Matt Damon tra le star di Hollywood è quella più amichevole. Rispetto agli amici Brad Pitt e George Clooney sfodera un fascino da giovanotto di provincia, in confronto al tormentato compagno del cuore Ben Affleck comunica una simpatia da vicino di casa. Reduce da Cannes, dove ha commosso e si è commosso con la storia di un padre pronto a tutto per salvare la figlia, e in attesa di rivederlo a Venezia dove porta il film storico di Ridley Scott The last duel, Damon è in sala il 9 settembre con La ragazza di Stillwater di Tom McCarthy, regista premio Oscar de Il caso Spotlight.
Stillwater, la lotta di un padre per salvare la figlia accusata di omicidio - Il trailer
Damon è il carpentiere Bill Baker, non ha votato Donald Trump soltanto perché era in prigione e a casa non ha un'arma, bensì due. Lascia l'Oklahoma per andare a trovare sua figlia Allison (Abigail Breslin), da anni in carcere a Marsiglia accusata dell'omicidio della compagna. Una volta in Francia si troverà a condurre una sua personale inchiesta per scagionare la figlia, durante la quale incontrerà una mamma single (Camille Cottin) e la sua bambina con cui instaurerà un rapporto speciale. Amanda Knox ha attaccato film e regista che a Cannes aveva ammesso di avere avuto una fascinazione per il caso di Perugia, ma poi di aver voluto allontanarsene per una storia di pura finzione. La saga d'azione di Jason Bourne e quella di Ocean's Eleven, la fantascienza con The Martian (un Golden Globe) e un Oscar incassato già a ventisette anni per Will Hunting - Genio ribelle, a 50 anni Matt Damon non ha perso la passione per il cinema.
Stillwater si interroga sulla distanza che talvolta c'è tra verità e giustizia.
"Il film parla di una verità diversa rispetto a quella di cui solitamente si discute, si chiede alla fine se quella è giustizia. Bill si ritrova in una specie di purgatorio, mi spezza il cuore pensare a tutto quello a cui ha dovuto rinunciare però è riuscito a mettere sua figlia in salvo e attraverso all'esperienza in Francia ha espanso il suo mondo. Io sono un ottimista e penso che il mio personaggio riuscirà a ritrovare il suo mondo di prima con la consapevolezza però che ne esiste un altro. Non è un finale senza speranza, tutto il contrario".
Essere padre di tre ragazzine l'ha aiutata a mettersi in connessione con il personaggio?
"Sicuramente. Il peggior incubo per un padre è vedere le proprie figlie in qualche guaio e sentirsene in qualche modo responsabile. Bill sa di essere stato un padre assente e prova senso di colpa e rimorso, è stato facile immaginare come doveva sentirsi".
Ha tutte figlie femmine, compresa la figlia più grande di sua moglie. Come è essere circondato da donne nella vita di tutti i giorni?
"Ormai non ci faccio neanche più caso. Prima ero consapevole quando ero l'unico uomo in una stanza piena di donne... oggi dopo tutti questi anni non ci faccio proprio più attenzione perché sono sempre l'unico uomo nella stanza".
Ha scelto per loro di lasciare Los Angeles e trasferirsi a New York?
"New York non è troppo lontana da dove sono cresciuto (Boston, ndr), mi trovo a mio agio e mi sembra il momento giusto per le mie bambine di andare a vivere lì; hanno 10, 12 e 15 anni e penso che staranno bene. Le città della East Coast sono ottime perché i ragazzi sono più indipendenti, possono andare in giro e fare quello che è giusto fare alla loro età".
Il film è anche un ritratto di americano all'estero. Lei è stato tanto in Europa negli ultimi tempi, prima in Francia per girare questo film, poi in Irlanda per The last duel. Che esperienza è stata?
"È sempre interessante venire in Europa e osservare gli Stati Uniti da qua, riflettere sia sul mio paese che su come veniamo visti noi americani. Il film racconta l'immagine degli americani visti dagli europei ma è anche un racconto di come questo tipo americano vede Marsiglia. Prova l'impulso forte di aiutare sua figlia per via del suo senso di colpa ma non ha nessuna delle capacità che occorrerebbero per farlo: non parla francese, non capisce cosa succede attorno a lui".
I suoi amici Brad Pitt, George Clooney hanno delle case qui in Europa e ogni tanto fanno capolino. Lei è stato tentato?
"Certo, ma le ragazze vanno a scuola a New York quindi magari più avanti succederà ma non ora. E poi posso sempre andarli a trovare, hanno delle casette niente male".
Lo scorso ottobre ha compiuto 50 anni, ha fatto un bilancio?
"Tendo a non guardare indietro onestamente. O almeno non con rimpianto rispetto alle scelte che ho fatto: alcuni film hanno funzionato e altri no ma li ho fatti con le migliori intenzioni e lavorando sodo quindi non ho niente da rimproverarmi. Il giorno del mio cinquantesimo compleanno ero con Ridley (Scott, ndr) sul set del film che ho scritto con Ben (Affleck, ndr), è un film medievale e quel giorno ho girato una sequenza di battaglia in cui ho ammazzato nove persone. E se penso al bilancio della mia vita posso dire che per i miei 50 anni ho fatto fuori nove nemici, nove morti certe. E soprattutto ero ancora lì a divertirmi a fare una cosa che mi piace con i miei amici. Mi sento molto fortunato perché amo profondamente il mio lavoro".
Venezia 78 - 'The last duel', Driver, Affleck e Damon nella Francia del Trecento
Sembra che lei abbia una sorta di codice morale per quello che riguarda la scelta dei ruoli, dei film. Come ha fatto a mantenerlo per tutti questi anni?
"Alla fine si tratta di non fregare gli altri. Se dai la tua parola su qualcosa la devi mantenere tutto qua. Devo dire che nella mia esperienza, forse sono stato semplicemente molto fortunato, non sono stato mai fregato dagli altri. La gente è stata piuttosto onesta con me e io ho fatto altrettanto, è andata bene. Si sentono storie horror, di comportamenti scorretti sul set. Ecco non mi è mai capitato".
Deve essere rimasto scioccato dal caso Harvey Weinstein.
"Lui è il simbolo del comportamento scorretto per antonomasia, un comportamento criminale. Io l'ho incontrato ma non lo conoscevo bene, a essere sincero non conosco bene nessun capo degli studios e non so con chi vanno a casa perché non vado a casa con loro. Quello che posso dire è che lui gestiva il suo business da bullo, era molto intimidatorio, quello l'ho visto da vicino in veste di sceneggiatore perché con gli attori tendeva a essere più regolare. Quando Ben e io, giovani scrittori per niente famosi, siamo stati nel suo ufficio beh abbiamo avuto il trattamento completo. Faceva paura, non troppa paura perché noi eravamo in due ma comunque. Non riesco a immaginare quanto possa essere stato terrificante affrontarlo da soli in un assalto sessuale, un vero trauma".
Con Will Hunting - Genio Ribelle poi vi siete aggiudicati un Oscar a 27 anni. Che effetto ha avuto?
"È ancora surreale se ci ripenso, sono contento e felice che 23 anni dopo sono ancora qui a lavorare. L'unico motivo per cui ho un lavoro è che la gente va al cinema a vedere i film che faccio. Mi sento felice e grato ogni volta che firmo un contratto per un nuovo film".