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(afp)

Venezia 78. Tye Sheridan: "Quel provino con Malick fatto per vanità"

A 24 anni è nel film di Paul Schrader 'Il collezionista di carte'
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Tye Sheridan torna alla Mostra dove nel 2013, a 17 anni, vinse il Premio Mastroianni per Joe, con Nicolas Cage, il suo terzo lavoro. Il primo era stato, due anni prima, L'albero della vita di Terrence Malick, Palma d'oro a Cannes, "facevano i provini nella mia scuola, andai solo per raccontarlo poi agli amici e invece la mia vita ha preso una nuova strada". A 24 anni e 21 film, da Mud di Jeff Nichols a Ready Player One di Spielberg alla saga degli X-Men, l'attore torna al Lido con Il collezionista di carte di Paul Schrader, storia di colpa e redenzione che tocca corde sensibili per gli Stati Uniti: i crimini contro i diritti umani nelle carceri militari di Abu Ghraib e il rapporto ambiguo della società con il gioco d'azzardo.

L'attore interpreta il figlio di un ufficiale coinvolto nelle torture, morto suicida, un giovane assetato di vendetta contro i vertici militari che l'hanno fatta franca. "Paul è una leggenda vivente, sono fier…

Tye Sheridan torna alla Mostra dove nel 2013, a 17 anni, vinse il Premio Mastroianni per Joe, con Nicolas Cage, il suo terzo lavoro. Il primo era stato, due anni prima, L'albero della vita di Terrence Malick, Palma d'oro a Cannes, "facevano i provini nella mia scuola, andai solo per raccontarlo poi agli amici e invece la mia vita ha preso una nuova strada". A 24 anni e 21 film, da Mud di Jeff Nichols a Ready Player One di Spielberg alla saga degli X-Men, l'attore torna al Lido con Il collezionista di carte di Paul Schrader, storia di colpa e redenzione che tocca corde sensibili per gli Stati Uniti: i crimini contro i diritti umani nelle carceri militari di Abu Ghraib e il rapporto ambiguo della società con il gioco d'azzardo.

L'attore interpreta il figlio di un ufficiale coinvolto nelle torture, morto suicida, un giovane assetato di vendetta contro i vertici militari che l'hanno fatta franca. "Paul è una leggenda vivente, sono fiero di questo film audace e coraggioso che affronta il peso del senso di colpa per errori terribili che hai fatto mentre servivi il tuo Paese. Quando crolli, nessuno è davvero lì per aiutarti. Il mio personaggio è pieno rabbia, a volte è difficile staccarsi dai traumi. Spero che lo veda, e si senta meno solo, anche chi ha vissuto certe esperienze".

Quanto al ritorno a Venezia, "la Mostra mi ha regalato una delle prime emozioni forti, ricordo quando atterrai in Texas (dove è nato, ndr) e mi chiamarono: 'devi tornare indietro'. È emozionante anche essere qui dopo quello che abbiamo vissuto". Un set complicato dalla pandemia: "Era gennaio del 2020, Paul era ossessionato dal virus. Un giorno mi dice: 'Non riusciremo a finire'. Pensavo fosse paranoico. Otto giorni dopo si è fermato tutto, c'era un positivo nella troupe. È bello poter di nuovo parlare di cinema".