Venezia 78, le illusioni non ancora perdute di Benjamin Voisin: "Sono fuggito dai social, troppo malsani"
dalla nostra inviata Arianna Finos , dalla nostra inviata Arianna FinosIllusioni e disillusioni della commedia umana scorrono naturali attraverso il bel viso di Benjamin Voisin, 24 anni, attore che sembra nato per incarnare il giovane poeta del classico di Honoré de Balzac portato alla Mostra, in concorso, da Xavier Giannoli. Sulle spalle del giovane leone francese è il peso di Illusions perdues, affresco sugli intrecci dell'ottocentesco mondo parigino tra letteratura, giornalismo, editoria, teatro, politica e potere che molto rimandano all'oggi. La carriera di Voisin è iniziata quattro anni fa, 10 titoli nella filmografia, tra cui Il principe felice di Rupert Everett e Estate '85 di François Ozon, per cui è stato candidato ai César. Il film esce in sala in autunno con I Wonder Pictures.
Che significa interpretare questo personaggio e fare …
Illusioni e disillusioni della commedia umana scorrono naturali attraverso il bel viso di Benjamin Voisin, 24 anni, attore che sembra nato per incarnare il giovane poeta del classico di Honoré de Balzac portato alla Mostra, in concorso, da Xavier Giannoli. Sulle spalle del giovane leone francese è il peso di Illusions perdues, affresco sugli intrecci dell'ottocentesco mondo parigino tra letteratura, giornalismo, editoria, teatro, politica e potere che molto rimandano all'oggi. La carriera di Voisin è iniziata quattro anni fa, 10 titoli nella filmografia, tra cui Il principe felice di Rupert Everett e Estate '85 di François Ozon, per cui è stato candidato ai César. Il film esce in sala in autunno con I Wonder Pictures.
Che significa interpretare questo personaggio e fare questo viaggio in un mondo attraente ma anche letale?
"Un ruolo come questo per un attore, soprattutto della mia età e con così poche esperienze come me, è stato un regalo straordinario. Potrei andare in pensione anche solo dopo questo film e avrei fatto tutto nel cinema. Il personaggio attraversa uno spettro ampissimo di emozioni, hai la possibilità di provarle e metterle in scena tutte. C'è tutto da costruire e contemporaneamente tutto da distruggere. Lavorando con un cast del genere mi faceva sentire ogni giorno protetto, come in una specie di bozzolo, li osservavo e mi adattavo, reagivo a loro. Ho avuto anche un rapporto straordinario con il regista, a cui mi sono completamente affidato. Ricordo che al nostro primo incontro ha parlato del film per tre ore e non l'ho interrotto una sola volta".
Quali sono le sue illusioni e disillusioni?
"Non ho che illusioni e spero di portarle con me più a lungo possibile, me le tengo strette. Facendo questo film ho visto che cosa mi potrebbe succedere nel caso in cui un giorno decidessi di soccombere alle tentazioni, oppure facessi le cattive scelte. Mi è sembrato di viverlo in prima persona. Sono una persona che vive il presente, ascolto in modo attento la vita, faccio come mi diceva mio nonno, le sorrido, nel senso che anche nei momenti negativi cerco di trovare qualcosa di buono. È questa la mia illusione".
Quando ha capito che voleva fare l'attore?
"Dopo l'esame di maturità ho provato tante cose, ho fatto molti stage, volevo capire quale fosse la mia strada. Mi sono ritrovato a leggere un testo sul palco di un teatro. C'erano persone che erano lì sedute tra il pubblico, un po' addormentate, annoiate. Poi pian piano mentre leggevo questo testo hanno alzato lo sguardo, si sono incuriosite, hanno iniziato ad ascoltarmi attentamente, a ridere, a partecipare. Ho capito che era la mia strada, era bellissimo poter destare così tante emozioni nelle persone, farle ridere e piangere".
Usa le sue emozioni e il suo vissuto per costruire i suoi personaggi?
"No, so che ci sono attori che lo fanno ma per me è malsano. Non lo voglio fare perché amo la vita anche più del cinema e quindi voglio che questa cosa rimanga così. Un ruolo è un ruolo, non voglio che entrino nella mia via, Voglio tenere assolutamente separate le due cose".
Com'è stata l'esperienza con Rupert Everett nel film su Oscar Wilde?
"Straordinaria, anche perché all'inizio non ci credevo proprio di poter fare un film anglosassone con lui, che non conoscevo. Ero giovanissimo, con poca esperienza e nessuna conoscenza del cinema. Con lui l'incontro è stato molto gradevole, abbiamo anche viaggiato, in Germania, in Inghilterra, in Italia. È stato bellissimo vederlo lavorare non solo come regista, ma anche produttore, sceneggiatore. Era un maestro che dirigeva tutto e tutti, vederlo in quel ruolo è stato bellissimo".
E con Ozon?
"Lui è regista puro, fa un film all'anno. È diventato un amico, ormai ci chiamiamo molto spesso, è anche molto contento di quello che mi sta succedendo nel mondo del cinema. Girare Estate '85 è stato bellissimo per entrambi. Eravamo al mare, facevamo sport, usavamo la moto. È stato divertente. E a François invece ha permesso di ricordargli quei mitici anni 80".
Come gestisce il suo successo, il rapporto con i social, con gli ammiratori?
"Il Covid in un certo senso mi ha salvato da un periodo di sovraesposizione mediatica, avendo due film in uscita. Noi attori a differenza di altri artisti siamo più fortunati, nel senso che noi possiamo, quando vogliamo, accendere o spegnere la luce mediatica. Dai social sono fuggito, sono andato via anche perché ci tengo a mantenere un rapporto molto sano con me stesso, e non sarebbe stato possibile. C'è un poema molto bello, dove c'è una frase in cui si dice 'le mie poesie perderebbero di significato se dovessi spiegarmi'. Vale anche per noi attori, spiegare i nostri film farebbero perdere loro di signifificato. Preferisco mantenere integra la mia arte".