Venezia 78, Benedetta Porcaroli a Venezia con 'La scuola cattolica'. "Quella del Circeo è una storia che parla dei nostri giorni"
dalla nostra inviata Arianna Finos , dalla nostra inviata Arianna Finos“Spero di aver restituito a Donatella un po’ di giustizia”. Benedetta Porcaroli ha dato il suo sguardo al dolore e alla dignità di Donatella Colasanti, sopravvissuta al massacro del Circeo fingendosi morta dopo le violenze, nel settembre del ’75. Nella schiera dei giovani protagonisti di La scuola cattolica di Stefano Mordini (dal libro di Edoardo Albinati), alla Mostra e poi in sala il 7 ottobre per Warner, l’attrice 23 anni ha già alle spalle esperienze importanti, la serie Baby e il film 18 regali che le è valso il David Giovani. Mentre parla, in un angolo della Sala degli Stucchi all’Excelsior, è risoluta ed emozionata, a tratti gli occhi le si riempiono di lacrime. “Sono contenta di essere qui con questo film, felice che abbia fatto questa strada, mi auguro che venga accolto con rispetto e che inneschi delle riflessioni”.
Quando nella sua vita è incappata per la prima vol…
“Spero di aver restituito a Donatella un po’ di giustizia”. Benedetta Porcaroli ha dato il suo sguardo al dolore e alla dignità di Donatella Colasanti, sopravvissuta al massacro del Circeo fingendosi morta dopo le violenze, nel settembre del ’75. Nella schiera dei giovani protagonisti di La scuola cattolica di Stefano Mordini (dal libro di Edoardo Albinati), alla Mostra e poi in sala il 7 ottobre per Warner, l’attrice 23 anni ha già alle spalle esperienze importanti, la serie Baby e il film 18 regali che le è valso il David Giovani. Mentre parla, in un angolo della Sala degli Stucchi all’Excelsior, è risoluta ed emozionata, a tratti gli occhi le si riempiono di lacrime. “Sono contenta di essere qui con questo film, felice che abbia fatto questa strada, mi auguro che venga accolto con rispetto e che inneschi delle riflessioni”.
Quando nella sua vita è incappata per la prima volta nella storia del massacro del Circeo?
“Da romana in casa ne avevo sentito parlare, negli anni. Anche perché sono sempre andata al Circeo, lo frequento, sapevo che anni prima era stato teatro di questo delitto tremendo. Confesso che da un paio di anni avevo nella testa l’immagine di Donatella Colasanti. Persone a me vicine dicevano “sai che tu potresti interpretarla? Sarebbe bello raccontare questa storia”. Questo ben prima che partisse il film. Quando mi hanno proposto il ruolo sono rimasta colpita dalla coincidenza. Mi interessava il processo attraverso cui si può arrivare a un fatto come questo. Ho letto il libro con piacere, mi è sembrato doveroso sposare il progetto, non ho esitato un attimo".
Come è cambiata la percezione della storia facendo il film?
"Per me era un ennesimo caso di delitto di genere, ma ne conoscevo molti altri più attuali. La percezione era falsata dal fatto che non conoscevo esattamente la dinamica, non sapevo dell'estrazione sociale dei ragazzi, non avevo approfondito il contesto storico e politico".
Cosa l’ha colpita nella figura di Donatella Colasanti?
"E’ una figura simbolo di quegli anni, spartiacque per quanto riguarda i movimenti femministi, che lei però in parte ha rifiutato. Mi ha colpito il fatto che, durante il processo, Donatella fece un'intervista con Enzo Biagi in cui diceva che la cosa che l’addolorava di più era aver visto a processo solo donne, perché era convinta che gli uomini non fossero tutti uguali. Aveva fiducia nell'uomo. Anch'io ho fiducia nel genere umano e negli uomini. Il messaggio di questo film non è che non si devono accettare passaggi dagli sconosciuti. Io non lo faccio perché sono prudente, ma il punto è che vorrei poter salire sulla macchina di una persona, andare a prendere un caffè, andare in una villa con un ragazzo che mi piace, farmi un bagno in piscina senza dover rischiare di essere ammazzata. Donatella in qualche modo chiedeva un aiuto agli uomini, un supporto, una vicinanza. Che non è arrivata perché forse gli uomini si spaventano quando succedono queste cose, si sentono coinvolti... Non so cosa succeda esattamente nell'animo dell'uomo".
Che lavoro ha fatto prima del set?
“Nessun lavoro. Quel che rende straordinario il cinema è che ho interiorizzato una cosa di cui non ho esperienza. E’ stato paradossale, catartico anche. Mi sono calata nei panni di un essere umano violato nelle sue parti fondamentali, sottoposto a violenza fisica e psicologica. Ho provato ad abbandonarmi a quello che succedeva lì. C'eravamo promessi di non fare delle prove, ho parlato molto poco con Stefano prima di cominciare il film. Ci siamo ritrovati sul set in questa dinamica un po’ psichedelica per tutti noi, era una cosa a cui ci avvicinavamo tutti per la prima volta e riprodurla aveva dei rischi altissimi: di non rendere giustizia alla storia, di non aver capito bene quella dinamica. E’ stata una responsabilità che abbiamo sentito tutti, che abbiamo preso molto seriamente. Con dolore e trasporto ci siamo abbandonati a quello che stava succedendo lì sul set, siamo stati tutti insieme. Questa cosa ci ha aiutato. Ovviamente io e Federica eravamo completamente nude e i ragazzi insieme a noi e questa cosa come attori e persone al di là del film ci ha molto avvicinati, in quei quattro o cinque giorni di riprese nella villa c’è stata estrema vicinanza proprio in quanto esseri umani".
Cosa voleva che non mancasse alla "sua" Donatella?
"Doveva avere una luce, portare diciamo una purezza nel racconto, che viene puntualmente tradita, che le viene strappata via definitivamente. Tant'è che appunto la sua vita, poi, è stata di sopravvivenza. Volevo che lei si portasse dietro il diritto di essere innocente, di essere salita su una macchina con un ragazzo che probabilmente le piaceva. Si erano conosciuti, le avevano proposto di andare a fare un bagno, stava con una sua amica, voleva andare a fare una gita fuori porta e tornare a casa la sera dalla mamma e il papà. E' terribile che questa cosa le sia stata negata così brutalmente. Questo è un passaggio importante. Perché sempre di più quando la donna denuncia diventa quasi un inquisizione contro di lei. Le domande vengono fatte a lei invece che alla controparte, “pure te che vai...”. Finché il problema sono io che vado, non si risolverà”.
Venezia 78, 'La Scuola cattolica' e il delitto del Circeo
Donatella cercava un confronto, nel film guarda gli aguzzini negli occhi, come a dire “ritrova la tua umanità”.
“Ha avuto questa grande determinazione a sopravvivere, a non volergliela dare vinta. Lei ha cercato un dialogo proprio perché era una ragazza che voleva potersi fidare del prossimo, e fino all’ultimo ha provato a dialogare, anche con Gianni Guido, a dire 'per favore Gianni guardami'. Cercava un confronto con questi esseri umani sperando in uno squarcio di umanità che purtroppo non c’è stato”.
Il momento più terribile delle riprese?
"Mamma mia. Forse dal punto di vista fisico è stato quello delle botte nella parte finale, in cui tentano di ucciderla. Vedere da sotto queste figure incombere sopra di di me, anche sapendo che fingevano, è stato terribile”.
I ragazzi della sua generazione sono diversi?
"E’ una generazione violenta, inutile dirsi di no. E’ una violenza diversa. Probabilmente abbiamo più mezzi, abbiamo più elementi che ci consentono di usarla in maniera diversa rispetto agli anni precedenti, perché ci sono le piattaforme. Tutto è più fruibile e quindi tutto è anche concesso sui social perché non c'è davvero una legge che ti proibisce di augurare la morte a qualcuno, per esempio. Credo che sia un tema assolutamente attuale. Spero che la mia generazione che guarda questo film abbia la stessa impressione che ho avuto io ovvero che quella che purtroppo è una storia che parla dei nostri giorni”.
Come ha reagito vedendo il film?
"Sono rimasta in silenzio per un paio d'ore, non è mai successo nella vita. Mi ha tolto la parola perché non c'è molto da dire, c'è tanto da fare, secondo me. E’ importante un'educazione sentimentale, è importante un'educazione sui valori dei ragazzi".