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Venezia 78, Eduardo Scarpetta, un destino nel nome. "Mio padre mi iniziò al palco ed ero il bambino più felice del mondo"

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L'attore è il pronipote del patriarca di una dinastia che ha fatto la storia del teatro, raccontata in 'Qui rido io' di Mario Martone, in concorso a Venezia. "Il mio sogno è una compagnia mia"
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Ride lui, Eduardo Scarpetta, giovane erede della dinastia teatrale celebrata – tra luci e ombre, risate e dramma – nel film di Mario Martone in concorso alla Mostra, il cui titolo è mutuato dalla frase che trisavolo Scarpetta fece scrivere sulla facciata della villa ai piedi del Vomero: Qui rido io. Non c’è momento professionale più felice, dopo il successo di Carosello Carosone, ora la nuova stagione di L’amica geniale e la serie Le fate ignoranti. Nell’affresco di Martone sulla famiglia-tribù della scena napoletana, in cui arte e vita si confondono, l’attore, 28 anni, interpreta Vincenzo, il figlio legittimo di Eduardo Scarpetta/Toni Servillo - che erediterà la compagnia. Arriva all’appuntamento trafelato, “vengo dal set di Firenze, ho qui con me la valigia. Ho finito con la terza stagione dell’Amica geniale, poi Dio vedrà e provvederà. Fino all’ultimo non sapevamo se ce l&rs…

Ride lui, Eduardo Scarpetta, giovane erede della dinastia teatrale celebrata – tra luci e ombre, risate e dramma – nel film di Mario Martone in concorso alla Mostra, il cui titolo è mutuato dalla frase che trisavolo Scarpetta fece scrivere sulla facciata della villa ai piedi del Vomero: Qui rido io. Non c’è momento professionale più felice, dopo il successo di Carosello Carosone, ora la nuova stagione di L’amica geniale e la serie Le fate ignoranti. Nell’affresco di Martone sulla famiglia-tribù della scena napoletana, in cui arte e vita si confondono, l’attore, 28 anni, interpreta Vincenzo, il figlio legittimo di Eduardo Scarpetta/Toni Servillo - che erediterà la compagnia. Arriva all’appuntamento trafelato, “vengo dal set di Firenze, ho qui con me la valigia. Ho finito con la terza stagione dell’Amica geniale, poi Dio vedrà e provvederà. Fino all’ultimo non sapevamo se ce l’avrei fatta a finire le scene. Ma già da ieri stavo con la testa a Venezia. Non so descrivere quel che sento, troverò un’emozione e la indosserò. Non ho ancora visto il film, come tre anni fa non avevo visto Capri Revolution".

Venezia 78, Toni Servillo e Mario Martone per 'Qui rido io': "Il nostro Scarpetta per celebrare il teatro della vita"

Lei vive a Palazzo Scarpetta, quello con la scritta “Qui rido io”.

Si, che Scarpetta ha costruito con gli incassi della commedia Na Santarella, nell’androne c’è la statua a grandezza naturale di Eduardo Scarpetta, vicino all'ascensore c'è la statua dell’attrice che interpretava la Santarella, ovunque le sue iniziali incise…

Quando si è reso conto di appartenere a una dinastia così famosa?

Al teatro mi ha iniziato mio padre, Mario, nello spettacolo Feliciello e Felicella per i 150 anni della nascita di Scarpetta. Uscivo di scena ed ero il bambino più felice del mondo. Dopo otto repliche, papà mi diede 100 euro, ma l’emozione per me era il palco. Papà se ne è andato che avevo undici anni. Se fosse vivo avrei ereditato la sua compagnia, come è successo negli altri rami della famiglia. Anche se tutti loro, mamma, zia, mi dicevano di fare altro, ero anche un calciatore di talento, papà mi aveva il nome di Eduardo. Mi sono fatto l’idea nel tempo che lui mi ha fatto assaggiare il teatro, “chest’è”. Poi però il cielo me lo ha tolto, “se ce la fai lo fai con le tue gambe”. Mia madre, che era stata atttrice con lui, mi diceva di studiare, ho fatto il classico, poi sono venuto a Roma, al Centro Sperimentale, poi ho fatto il barista, poi sono entrato in tournée con Filumena Marturano, mi sono fatto le ossa.

La famiglia è rimasta tribù?

Io Luca De Filippo l'ho incontrato tre volte nella mia vita, Luigi De Filippo non l'ho mai incontrato. So da dove vengo, ma se ragioni da 'figlio di' non vai da nessuna parte. Il nome non è una colpa, ho studiato, lavorato, mi sono allontanato dal mondo napoletano. Ma è chiaro che voglio tornare, passo per il cinema ma tra dieci anni voglio mettere in scena tutti i lavori di famiglia, a partire da Filumena Marturano che so a memoria, Il sindaco del rione sanità, La fortuna con la effe maiuscola. Il mio sogno è una compagnia mia.

Eduardo Scarpetta al suo arrivo al Lido. Nelle altre foto, le scene del film (agf)

Il rapporto con Mario Martone?

“Lo conosco da sempre. Decise che papà doveva fare i Dieci Comandamenti, si vedevano tutti i giorni al bar Amadeus, a 50 metri da casa mia. Mio padre voleva lavorare solo nella compagnia sua, era la sua famiglia, tutti dovevano mangiare insieme dopo lo spettacolo. Anch’io sono così. Martone lo convinse e malgrado le molte traversie - ebbe anche un problema respiratorio – papà divenne la colonna portante dello spettacolo e ne ha fatto la storia. Era un grande attore, una persona amorevole, tutti lo ricordano così. Al cinema aveva fatto il vigile a cui Tognazzi racconta la Supercazzola, cosa che lo divertiva.

La scena più emozionante di 'Qui rido io'?

Quella in cui recitiamo Miseria e nobiltà, cinquecento comparse al Teatro Valle, noi attori dietro le quinte vestiti d’epoca, tutti di grandissima esperienza  teatrale. Molto conoscevano mio padre, si ricordavano di me piccolo, è stata una festa.

Con quali aneddoti di famiglia è cresciuto?

Tanti. La depositaria era zia Totta. Una volta Eduardo Scarpetta stava nella carrozza con il suo garzone Pasquale, “fermati devo fare pipi”. Si fermano, Scarpetta fa pipì vicino al muro, arriva un vigile, “don Eduardo la conosco, però le devo fare la contravvenzione, 25 mila lire”. Ma lui ne aveva solo 50, “che facciamo”? E lui “ho la soluzione, Pasqua' scinni e piscia pure tu, così non serve il resto”. Un’altra volta mandò la cameriera che non sapeva leggere e scrivere in farmacia con un foglietto con scritto “mandatela a un’altra farmacia”, solo dopo quattro o cinque tappe le svelarono lo scherzo.

Toni Servillo in 'Qui rido io' 

Cos’ha scoperto facendo il film?

 

Che Vincenzo Scarpetta, ereditata la compagnia del padre, ha voluto con sé il fratellastro Eduardo che era piccolo. Gli ha dato la libertà, dopo l’ambiguità della figura di “zio Eduardo”, la pressione di fare Sciosciammocca per sempre. Ma senza Scarpetta non ci sarebbe stato nessun De Filippo: ha dato una coscienza all’attore, ha introdotto il copione. Questo tessuto ha nutrito De Filippo. Poi, certo, attori si nasce.

 

E lei “modestamente lo nacque”?
Ragiono su questo mestiere da quando ho nove anni, guardo il mondo in funzione del mio lavoro, ogni dettaglio è un regalo.

'Qui rido io', Toni Servillo nel backstage del film di Mario Martone

Che scena ha girato dell’'Amica geniale' prima di partire?

La stagione sarà divisa in due parti da quattro episodi, nella seconda parte rivedi Pasquale dopo sei anni. Chi ha visto L'amica geniale sa che Pasquale è un comunista, ha quegli ideali lì. Sarà interessante capire ciò che poi diventa. Pasquale è bello perché rappresenta il popolo, non ha paura di alzare la voce.

E nella serie 'Le fate ignoranti'? Domani qui si presentano le prime immagini.

Interpreto il ruolo che nel film era di Accorsi, insieme a Cristiana Capotondi. Ferzan Ozpetek si declina nei film che fa ed è tutto in una persona sola. Noi “fate”, otto, dieci attori sul set sempre insieme, con lui siamo diventati un’altra famiglia.