La vincitrice del Leone d'oro a Venezia, Audrey Diwan: "Il corpo è un soggetto politico che chiede diritti e libertà"
dalla nostra inviata Arianna Finos , dalla nostra inviata Arianna Finos«Ho fatto questo film con rabbia, con desiderio, con la mia pancia, le mie viscere, il cuore e la testa”, ha detto sul palco la 41enne Audrey Diwan, Leone d’oro con Happening - 12 settimane, in sala a ottobre con Europictures. Una studentessa resta incinta nella Francia del ‘63 ed è costretta ad affrontare la terribile prova fisica e psicologica di un aborto clandestino.
Venezia 78, 'L'événement', l'aborto clandestino in Francia negli anni 60
Prima di debuttare nel 2019 come regista, la franco-libanese Diwan è stata giornalista e scrittrice, fa parte del collettivo 50/50 per la parità di genere. All’incontro al Lido, circolo del Tennis, c’è anche la sua attrice, Anamaria Vartolomei, «lei è il film», dice. L’idea è nata leggendo il libro di Annie Ernaux basato sulla sua esperienza personale: «Ho provato uno shock, perché mi sono …
«Ho fatto questo film con rabbia, con desiderio, con la mia pancia, le mie viscere, il cuore e la testa”, ha detto sul palco la 41enne Audrey Diwan, Leone d’oro con Happening - 12 settimane, in sala a ottobre con Europictures. Una studentessa resta incinta nella Francia del ‘63 ed è costretta ad affrontare la terribile prova fisica e psicologica di un aborto clandestino.
Venezia 78, 'L'événement', l'aborto clandestino in Francia negli anni 60
Prima di debuttare nel 2019 come regista, la franco-libanese Diwan è stata giornalista e scrittrice, fa parte del collettivo 50/50 per la parità di genere. All’incontro al Lido, circolo del Tennis, c’è anche la sua attrice, Anamaria Vartolomei, «lei è il film», dice. L’idea è nata leggendo il libro di Annie Ernaux basato sulla sua esperienza personale: «Ho provato uno shock, perché mi sono resa conto di quale fosse la differenza tra la parola aborto clandestino e la realtà dei fatti. La procedura è estremamente violenta. Mi sono detta: non c’è una rappresentazione di tutto questo».
Il film è arrivato alla Mostra nei giorni della battaglia tra i repubblicani del Texas e il presidente Biden sul divieto di aborto dalla sesta settimana: «È un argomento che non è mai chiuso, sempre attuale, per cui bisogna trattarlo come fosse oggi: ho voluto fare un viaggio, essere Anne, superare la barriera che viene posta sia dal tempo che dai generi e vedere cosa succede nel suo corpo: un viaggio nel corpo di Anne». Due le assi che reggono il film, «da un lato il corpo contrapposto al desiderio. Dall’altro l’aborto confrontato al diritto di godere che una donna può avere. E dev’essere libera di farlo, per cui il film è un grido di libertà».
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Il giorno del suo film alla Mostra è stato anche quello di La scuola cattolica e il massacro del Circeo, durante quel processo ci fu una svolta importante, lo stupro non più come reato contro la morale ma contro la persona. «La storia della donna è fatta purtroppo con il sangue, è fatta di ferite, di morte, della messa in pericolo del corpo. E la donna non può appropriarsi del proprio corpo. Se alcune scene del mio film vengono percepite come troppo dure è perché distogliamo lo sguardo da quella che è la realtà. Il nostro corpo è anche un soggetto politico. Ed è per questo che ciò che lei mi racconta di quel massacro mi sconvolge. Perché dobbiamo arrivare a una decisione legislativa sempre sull’onda di una grande sofferenza, perché non si vede la donna come soggetto, proprietaria del proprio corpo».