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(afp)

Venezia 79, sarà una Mostra fluida con il bello del cinema italiano

Temi e tendenze al Lido dove si vedranno molti film che parlano di identità sessuali binarie, o in trasformazione. Con l'arduo compito di salvare il cinema e riportare il pubblico in sala
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Si parte. Venezia 79 entra nel vivo. Mentre voi leggete, i vostri guardoni di professione sono probabilmente in sala per vedere White Noise di Noah Baumbach, il film d'apertura della 79esima Mostra ispirato al romanzo di Don De Lillo. È un film Netflix, e in fondo è già una notizia, o comunque un consolidato segnale di tendenza: a differenza di Cannes, Venezia è aperta alle piattaforme, anzi, è ben felice di accogliere film che potrete comodamente vedere sul divano di casa: come il Leone d'oro del 2018, Roma di Alfonso Cuarón, o come il vincitore morale dell'anno scorso, È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino. Certo, capita che questi stessi film escano anche (brevemente) in sala, e un premio veneziano è spesso un viatico in questo senso. Ma la sostanza non cambia. Il cinema sta mutando pelle e Venezia se n'è accorta prima di altri.

'Rumore bianco' il film di Noah Baumbach a Venezia - t…

Si parte. Venezia 79 entra nel vivo. Mentre voi leggete, i vostri guardoni di professione sono probabilmente in sala per vedere White Noise di Noah Baumbach, il film d'apertura della 79esima Mostra ispirato al romanzo di Don De Lillo. È un film Netflix, e in fondo è già una notizia, o comunque un consolidato segnale di tendenza: a differenza di Cannes, Venezia è aperta alle piattaforme, anzi, è ben felice di accogliere film che potrete comodamente vedere sul divano di casa: come il Leone d'oro del 2018, Roma di Alfonso Cuarón, o come il vincitore morale dell'anno scorso, È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino. Certo, capita che questi stessi film escano anche (brevemente) in sala, e un premio veneziano è spesso un viatico in questo senso. Ma la sostanza non cambia. Il cinema sta mutando pelle e Venezia se n'è accorta prima di altri.

'Rumore bianco' il film di Noah Baumbach a Venezia - trailer

Venezia 79, Che Mostra sarà

Noi vecchi voyeurs, in queste ore di vigilia, dobbiamo barare. Abbiamo già visto una discreta dose di film ma siamo tenuti a embarghi mediatici molto rigidi, molto giusti, un tantino anacronistici. Possiamo dire alcune cose. Senza anticipare giudizi né sbilanciarci su singoli film. Sarà una Mostra fluida, quindi alla moda. Molti film parlano di identità sessuali binarie, o in trasformazione. Uno, Il signore delle formiche di Gianni Amelio, recupera dagli anni 60 una storia - il processo per "plagio", reato di per sé assurdo, dell'intellettuale/partigiano/mirmecologo Aldo Braibanti - che è cruciale per capire non solo come eravamo nel '68, ma come siamo oggi rispetto all'omosessualità. C'è un rischio, e saremmo ipocriti se non lo confessassimo: l'assuefazione. Quando tanti film parlano dello stesso tema, il tema rischia di avvitarsi su se stesso. Sarà la qualità dei film a giustificare il tema, e non il contrario.

'Il signore delle formiche', Amelio in concorso a Venezia con la storia di Aldo Braibanti

Una Mostra molto italiana

Per il secondo anno consecutivo i film italiani in concorso sono cinque. Quelli nelle altre sezioni (Orizzonti, Sic, Giornate degli Autori) è difficile contarli. Dopo aver rimarcato il fatto che in Italia si producano fin troppi film, spesso di qualità non eccelsa, il direttore della Mostra Alberto Barbera cavalca consapevolmente una contraddizione: di film italiani, ne ha selezionati tantissimi. È implicita, in questa contraddizione, una promessa: abbiamo preso quelli belli, vedrete che roba. Barbera sa di giocare una carta difficile, che potrebbe ritorcersi contro le sue scelte e quelle della Mostra nel suo complesso: se non fossero proprio tutti così belli, sarebbe un problema.

'Immensità' di Crialese, Penélope Cruz balla sulle note di 'Rumore' di Raffaella Carrà

Una Mostra ansiosa di salvare il cinema

Come ogni anno, ma stavolta assai di più, Venezia viene investita di un compito assai arduo: salvare il cinema (che come sappiamo muore all'incirca ogni sei mesi, per poi risorgere). Tutti, nel settore, sanno che siamo attesi da un autunno cruciale: molte sale non riapriranno, molti film usciranno in condizioni difficoltose, pochi passeranno la dura prova del boxoffice. Molti settori dell'intrattenimento popolare sono ripartiti bene: la gente va a teatro, allo stadio, ai concerti. Per il momento non va al cinema. O ci va solo per pochi blockbuster americani, da Top Gun: Maverick a Doctor Strange nel multiverso della follia. Anche in questo caso Venezia gioca una partita ardua: se i film passati dal Lido faranno flop, sarà un fallimento globale. Servirebbe come il pane un altro Joker, il Leone d'oro che ha incassato di più nella storia del mercato italiano. Difficile indovinare se nel programma se ne nasconda qualcuno.

Tulipani su Marte

Sarà, è già, una Mostra incazzata. Le prenotazioni online - obbligatorie anche per gli accreditati - sono andate ripetutamente in tilt nei giorni di vigilia. Tuttora, funzionano a intermittenza, per la serie "facciamo un po' come c... ci pare" (vecchio slogan di Avanzi, ricordate?). Le scuse e le giustificazioni finora addotte dalla Biennale hanno solo gettato benzina sul fuoco. Per carità: è un problema che riguarda la "bolla" dalla quale vi scriviamo, gli accreditati della Mostra, un piccolo mondo risibile rispetto ai drammi del pianeta. Però, come ha detto Cecilia Strada - la figlia del grande Gino, venuta a Venezia per la giuria del premio Bookciak - , la "bolla" ha un suo perché, è una sorta di ologramma nel quale si intravvedono i grandi temi sui quali il mondo si interroga. Una volta venne proprio Gino Strada, al Lido, nell'anno (il 2002) in cui si proiettava 11 settembre 2001, il film collettivo sull'attacco alle Twin Towers. Gli chiedemmo un parere su quel film e Strada rispose che lui, di 11 settembre, ne vedeva uno al giorno nei teatri di guerra nei quali Emergency lavorava. Sua figlia, a precisa domanda, qui ci ha detto che Gino si sentiva a suo agio al Lido "come un tulipano su Marte". Eppure i tulipani su Marte sono una bellissima immagine, e sarebbe bello poterli vedere senza spappolarsi il fegato in una biglietteria online. Speriamo la situazione migliori. Ci si risente, per parlare di film.