Trace Lysette: “Voglio uguaglianza per le donne come me e le mie sorelle trans”

L'attrice americana, prima attrice transgender protagonista di un film in concorso alla Mostra, porta in scena il ritratto tutto al femminile firmato da Andrea Pallaoro

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VENEZIA - L’americana Trace Lysette, 34 anni, è la prima attrice transgender protagonista di un film in concorso alla Mostra. Monica, di Andrea Pallaoro, racconta il ritorno a casa di una figlia, in Ohio, per assistere la madre malata (l’ottima Patricia Clarkson) che non aveva accettato la sua transizione e fare i conti con una famiglia che non vede da vent’anni. Mentre si racconta, in una villa dietro il Palazzo del cinema, al Lido, gli occhi della bellissima attrice e attivista a tratti si riempiono di lacrime.


Patricia Clarkson (a destra) con il regista Andrea Pallaoro (centro) e Trace Lysette (sinistra)
Patricia Clarkson (a destra) con il regista Andrea Pallaoro (centro) e Trace Lysette (sinistra)  (ansa)

Cosa le ha dato il ruolo di Monica e cosa ha dato lei al personaggio?
«Penso che Monica mi abbia dato la consapevolezza di dover godere appieno del tempo con i tuoi cari. Con mia madre c’è stato un percorso difficile ma ho capito che certe cose andavano dimenticate, perché il tempo che ci resta insieme è senza prezzo. A Monica ho dato tutto quello che ho: il cuore, la casa, l’anima. Non ci sono state scene facili, nel film».

Monica è un ritratto femminile pieno di profondità e sensibilità. Il film giusto per celebrare la prima transgender in corsa per la Coppa Volpi. Si sente un esempio per tanti giovani nel mondo?
«Tutto questo significa tanto, troppo per me, sto solo cercando di mettere un piede davanti all’altro, tenere la mente salda e cercare di fare il meglio che posso per me e per la mia comunità. Perché questo non riguarda solo me, è qualcosa di storico. Io voglio solo opportunità e uguaglianza per le donne come me e i miei fratelli trans. Ai ragazzi dico di trovare persone capaci di celebrarli e amarli incondizionatamente, di comprenderli in un modo in cui la società non può. Le cose stanno anche cambiando, migliorando».

Con la sua inesorabile dolcezza Monica riesce a ricomporre la famiglia e ritrovare un rapporto con la madre. Immagino lei non abbia avuto vita facile. Come ha trovato la sua forza interiore?
«A un certo punto ho fatto la scelta di non arrendermi. Ci sono momenti in cui ho toccato il fondo, quando ero più giovane. Ho anche provato a togliermi la vita; oltre il 40 per cento delle persone trans a un certo punto prova a suicidarsi. E poi è arrivato un momento in cui ho detto: “Dovrò affrontare un periodo lungo, arriveranno le porte in faccia e i rifiuti, non sarà facile. Ma merito di essere qui e avere il mio posto nel mondo”. Voglio solo fare la mia parte e lasciare il mondo un po’ più facile per la prossima generazione trans. E mi sento fiduciosa, nel mio mestiere, nel tempo che ho dedicato a costruire questa carriera, a inseguire qualcosa che mi facesse sentire sicura. Ho cercato la sicurezza per tutta la vita: adesso il traguardo è più vicino».
Una scena di 'Monica'
Una scena di 'Monica' 

Quando ha capito che voleva fare l’attrice?
«In realtà non so bene, quando sia successo, non immaginavo neppure che ci fosse questa possibilità per una persona come me. Quando avevo 25 anni mi sono trovata a vivere il peggiore momento della mia vita, dormivo per terra su un materasso nella casa della mia vicina a New York. Un amico attore, che oggi non c’è più, mi ha incoraggiata: “Devi investire in te stessa”, mi disse, e così ho cominciato a frequentare le lezioni di recitazione. Tra il 2007 e il 2012 non è più successo niente e poi mi è arrivata la proposta di lavorare in Law and order, peraltro in un ruolo femminile. Stavo lo stesso per mollare ma poi ecco Transparent, grazie al quale mi sono detta: “Allora anche io posso sognare in grande, questa cosa la posso fare”».

Poi l’incontro con Pallaoro.
«Il primo giorno di riprese mi ha detto: “Nessuno la conosce meglio di te”. E questo mi ha dato il permesso di esplorare davvero. Un regalo».

Quali ruoli vorrebbe?
«Non decido io ma i produttori e i registi. Studiando recitazione interpretavo tutti i ruoli. In un mondo perfetto ce ne sarebbero tanti da trans, oggi sono così pochi da non poterci basare la carriera. E poi io sono una donna, vorrei poter portare sullo schermo gli stessi personaggi delle colleghe».