Il ribelle Paul Schrader: “Anche in America puoi essere indipendente”
dalla nostra inviata Chiara Ugolini , dalla nostra inviata Chiara UgoliniHa scritto capolavori del cinema americano come Taxi driver, Toro Scatenato e L’ultima tentazione di Cristo e diretto film di rottura come American gigolò, Il bacio della pantera. A 76 anni Paul Schrader conclude la sua trilogia dell’uomo senza qualità con Master gardener protagonista Joel Edgerton accanto a una seducente Sigourney Weaver che questa sera sul palco della Sala Grande del Palazzo del cinema gli consegna il Leone d'oro alla carriera della Mostra del cinema di Venezia.
Poco prima della cerimonia, un bicchiere di vino bianco in mano, lo sceneggiatore e regista (e produttore tiene a specificare) spiega qual è il profondo significato di questo riconoscimento per lui: "Amo Venezia, amo stare qui, amo la Serenissima (in italiano), Venezia è la mia nuova casa, è il mio amore speciale. Il Leone d’oro è la combinazione di tante cose che ho fatto: i film che ho scritto e diretto, lo studio sul cinema, il la…
Ha scritto capolavori del cinema americano come Taxi driver, Toro Scatenato e L’ultima tentazione di Cristo e diretto film di rottura come American gigolò, Il bacio della pantera. A 76 anni Paul Schrader conclude la sua trilogia dell’uomo senza qualità con Master gardener protagonista Joel Edgerton accanto a una seducente Sigourney Weaver che questa sera sul palco della Sala Grande del Palazzo del cinema gli consegna il Leone d'oro alla carriera della Mostra del cinema di Venezia.
Poco prima della cerimonia, un bicchiere di vino bianco in mano, lo sceneggiatore e regista (e produttore tiene a specificare) spiega qual è il profondo significato di questo riconoscimento per lui: "Amo Venezia, amo stare qui, amo la Serenissima (in italiano), Venezia è la mia nuova casa, è il mio amore speciale. Il Leone d’oro è la combinazione di tante cose che ho fatto: i film che ho scritto e diretto, lo studio sul cinema, il lavoro di finanziamento per il cinema indipendente. Questo Leone è per dire che si può fare: anche in America, anche un vecchio uomo bianco… si può fare" scherza.
A partire dagli anni Sessanta ha modificato l'estetica, il linguaggio e l'immaginario del cinema americano. "Usciti dalla scuola di cinema eravamo un gruppo di ribelli, il primo di tutti era stato Francis (Ford Coppola, ndr) poi Walter Hill, Steven Spielberg, George Lucas. Quello che ci rendeva diversi era che venivamo dalla scuola di cinema, la generazione prima di noi veniva dalla televisione, quella prima dal teatro e quella ancora prima dal giornalismo. Avevamo studiato cinema eravamo una generazione che affondava le radici nella storia dei film E ognuno di noi aveva una nozione diversa di storia del cinema".
La nozione di Schrader era il cinema europeo degli anni Sessanta: "Mi sono innamorato di Rossellini, di Bergman e questo mi ha cambiato profondamente. Non dimentichi mai la musica che stava suonando quando ti sei innamorato per la prima volta. Hai 17 anni in un club, ti innamori di una ragazza mentre suona una canzone ecco quella canzone suonerà per tutta la vita… non puoi liberartene. Bene, la canzone che stava suonando per me era Ingmar Bergman e il suo film Come in uno specchio". Schrader era cresciuto in una famiglia calvinista molto rigida, il primo film che ha visto di nascosto è stato a 17 anni ma il vero colpo al cuore è stato al college. "Frequentavo la scuola teologica, il Calvin College, in fondo all'isolato c'era un cinemino scadente che programmava i soft porn di Russ Meyer. Quel cinema non stava andando molto bene e il proprietario pensava che forse avrebbe avuto maggiori possibilità se avesse programmato per un mese di film Ingmar Bergman, cosa che ha fatto. Così gli studenti di teologia hanno iniziato ad andare laggiù e c’ero anche io fra questi. È stata la prima volta che mi sono reso conto che i film potevano effettivamente funzionare a quel livello. Non erano solo spazzatura".
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L’incontro con il cinema lo porta prima a essere critico cinematografico poi sceneggiatore, nel ’74 esce Yakuza di Sydney Pollack, nel '75 Obsession - Complesso di colpa per Brian De Palma, nel '76 Taxi driver che gli cambia la vita. Oggi non si interroga sul fatto se quella sceneggiatura, così personale legata al suo problema di alcolismo e solitudine avrebbe potuto essere diretta da lui invece che dall’amico Martin Scorsese: "Forse avrei fatto meglio o forse peggio. Sai, sei sempre tentato di pensare 'mi piacerebbe avere di nuovo 20 anni per ricominciare', ma c'è una parte di me che pensa che se avessi di nuovo 20 anni, forse non andrebbe altrettanto ben. Meglio lasciare così. Sono stato fortunato, fortunato per quello che sono riuscito a fare, fortunato di vivere in questa bolla globale che ora sta crollando: ho avuto tempo libero, nessuna guerra, sono stato in buona salute". Nella lunga carriera ha lavorato con moltissimi attori: Richard Gere, Nastassja Kinski, Malcolm McDowell, Willem Dafoe, Oscar Isaac, Nicholas Cage. "Tutto si riduce alle scelte di cast – dice - una grande attrice nel ruolo sbagliato è un errore, un’attrice media nel ruolo giusto può essere magia. Ero amico di Anthony Perkins. Lui un giorno mi ha detto, Elia Kazan dice che il casting è il 70% della recitazione e io gli ho risposto Kazan ha torto: È il 90%".