'Master gardener', la recensione. Un giardiniere dal passato violento tra le grinfie di Sigourney Weaver
Alberto Crespi , Alberto CrespiMaschio bianco, con lavoro umile ma rispettabile e un passato oscuro e violento, si mette nei guai per salvare la vita a una giovanissima ragazza che è schiava dei delinquenti di un racket. Segue sparatoria.
Vi raccontiamo questa trama e vi diciamo un nome: Paul Schrader. Voi, in automatico, rispondete: Taxi driver. Il famoso film di Scorsese scritto, appunto, da Schrader. E invece no: la risposta giusta è Master gardener, nuovo film – anche da regista – del cineasta che stasera, sabato, riceve il Leone d’oro alla carriera. Paul Schrader: uno dei cineasti hollywoodiani la cui vita è a sua volta un film hollywoodiano. Vale la pena di ripercorrerla in 30 secondi: cresciuto in una famiglia calvinista che gli impedisce di vedere film fino ai 18 anni, prigioniero per anni di droghe assortite, ossessionato dal cinema porno (il suo secondo film da regista, notevole, si chiamava Hardcore), legatissimo al fratello Leonard (suo co-sceneggiatore in molti l…
Maschio bianco, con lavoro umile ma rispettabile e un passato oscuro e violento, si mette nei guai per salvare la vita a una giovanissima ragazza che è schiava dei delinquenti di un racket. Segue sparatoria.
Vi raccontiamo questa trama e vi diciamo un nome: Paul Schrader. Voi, in automatico, rispondete: Taxi driver. Il famoso film di Scorsese scritto, appunto, da Schrader. E invece no: la risposta giusta è Master gardener, nuovo film – anche da regista – del cineasta che stasera, sabato, riceve il Leone d’oro alla carriera. Paul Schrader: uno dei cineasti hollywoodiani la cui vita è a sua volta un film hollywoodiano. Vale la pena di ripercorrerla in 30 secondi: cresciuto in una famiglia calvinista che gli impedisce di vedere film fino ai 18 anni, prigioniero per anni di droghe assortite, ossessionato dal cinema porno (il suo secondo film da regista, notevole, si chiamava Hardcore), legatissimo al fratello Leonard (suo co-sceneggiatore in molti lavori) ma capace di rubargli le idee e di estrometterlo dalla sua vita. Non c’è da stupirsi che un uomo del genere parli sempre, nei suoi film, di colpa, peccato, redenzione, rimorso. Spesso rivestendoli con storie quasi Zen. Il precedente film, Il collezionista di carte, parlava di un giocatore divenuto un asso del poker ad Abu Ghraib; il nuovo Master gardener parla di un giardiniere colto e dedito al suo lavoro che però porta “scritta” sul corpo una vita debosciata: già membro di una gang nazista e ricoperto da tatuaggi di svastiche, si è rifatto una vita (e un nuovo nome) dopo averli denunciati tutti, e averne ammazzato un discreto numero. Quando la sua padrona – la ricchissima, luciferina Sigourney Weaver – gli affida una nipotina scapestrata, che deve anch’ella riscattarsi attraverso il lavoro, l’uomo la prende come una missione. Ma la ragazza ha amicizie pericolose, con cui toccherà fare i conti.
Film austero, notevole, che alterna momenti thriller a parentesi riflessive. Come molti personaggi di Schrader, il giardiniere interpretato da Joel Edgerton è un monaco pronto a passare all’azione. Sì, come il Travis di Taxi driver, film che risale alla memoria vedendo Master gardener. L’unica concessione alla modernità è la nipotina (la giovane Quintessa Swindell vista nella serie Euphoria): non può che essere per metà afro-americana, il che la rende – per la bieca nonna – ancora più intollerabile. Che sceneggiatore, Schrader: riesce a prendere il “politically correct” e a farne un elemento che arricchisce la trama. Non è da tutti.
MASTER GARDENER
di Paul Schrader
Giudizio: 3 stelle su 5