Enrico Ghezzi a Venezia 79 tra frammenti di vita e schegge di cinema
di Alberto Crespi , di Alberto CrespiFuori concorso, in una sezione o non-sezione chiamata Non-fiction, arriva a Venezia l'oggetto più estremo della Mostra: Gli ultimi giorni dell'umanità, film di montaggio di Enrico Ghezzi e Alessandro Gagliardo (o, come entrambi preferirebbero, enrico ghezzi e alessandro gagliardo: il padre di Blob e di Fuori orario si firma minuscolo da anni, il suo co-regista a partire da questo film).
Se volessimo scrivere una recensione "alla Ghezzi", o "alla ghezzi", dovremmo definire questo film (in)atteso. Nel senso che un'opera così complessa e lontana dalle forme classiche del cinema è sicuramente inattesa, almeno in un contesto festivaliero; ma al contempo è del tutto attesa, nel senso che da anni era lecito aspettarsela. L'abbiamo definito "complesso", ma in realt&…
Fuori concorso, in una sezione o non-sezione chiamata Non-fiction, arriva a Venezia l'oggetto più estremo della Mostra: Gli ultimi giorni dell'umanità, film di montaggio di Enrico Ghezzi e Alessandro Gagliardo (o, come entrambi preferirebbero, enrico ghezzi e alessandro gagliardo: il padre di Blob e di Fuori orario si firma minuscolo da anni, il suo co-regista a partire da questo film).
Se volessimo scrivere una recensione "alla Ghezzi", o "alla ghezzi", dovremmo definire questo film (in)atteso. Nel senso che un'opera così complessa e lontana dalle forme classiche del cinema è sicuramente inattesa, almeno in un contesto festivaliero; ma al contempo è del tutto attesa, nel senso che da anni era lecito aspettarsela. L'abbiamo definito "complesso", ma in realtà Gli ultimi giorni dell'umanità, per chi conosce l'autore e il suo lavoro, è lineare, persino semplice. Ghezzi (venendo dopo il punto siamo costretti alla maiuscola) mescola filmati familiari, realizzati in casa riprendendo le figlie, la moglie Nennella e altri parenti fin dagli anni 70, a tanto repertorio.
Il titolo è giustificato dal fatto che in sottofinale ci sono oltre 20 minuti dallo spettacolo teatrale omonimo, Gli ultimi giorni dell'umanità di Karl Kraus messo in scena da Luca Ronconi al Lingotto nel 1990. È un lungo monologo di Massimo De Francovich, ed è bellissimo. Ci sono anche tanti frammenti da film, di registi quali Abel Ferrara, Guy Debord, Aleksandr Sokurov, Sergej Paradzanov, Koji Wakamatsu, Bernardo Bertolucci, Carmelo Bene, Luciano Emmer e tanti altri. Ci sono materiali provenienti da archivi alquanto esoterici: quello dell'astronauta Jean-François Clervoy, con filmati girati nella stazione spaziale internazionale; quello del cineasta e fotografo spagnolo José Val del Omar; e così via. A un certo punto, viene montato il filmato di una conferenza stampa di Jean-Marie Straub e Danièlle Huillet tenutasi, ci giureremmo, durante un vecchio Torino Film Festival; e subito dopo ci sono le immagini, girate da ghezzi medesimo, dell'incendio che durante quello stesso festival mandò a fuoco alcune copie di film nel magazzino del cinema Reposi.
La metafora sembra, forse è, chiara: la fine delle pellicole, la fine di un'idea di cinema coincide con "gli ultimi giorni dell'umanità", già raccontati da Ronconi attraverso le parole ficcanti e polemiche di Kraus. E questa umanità è soprattutto la famiglia, i suoi ricordi, la tenerezza delle immagini delle figlie bambine, spesso recalcitranti di fronte al papà che le riprende insistentemente. Chiudere con l'immagine della figlia catturata attraverso il buco della serratura di casa significa enunciare un'idea che è stata alla base di tutto il lavoro televisivo dell'autore: le immagini coincidono con la vita, e come la vita compongono un flusso ininterrotto, in cui l'inquadratura girata da un grande cineasta ha lo stesso valore semantico di un'immagine trovata per caso.
Il film dura più di tre ore. Forse uscirà al cinema, ma la sua destinazione ovvia sembra essere una programmazione "a loop" nelle notti di Rai 3: lì, ritroverà il pubblico fedele di Fuori orario, un pubblico che saprà volergli bene.
Gli ultimi giorni dell'umanità
Regia di Enrico Ghezzi
Tre stelle su cinque