Hugh Jackman: "Con 'The son' ho imparato a mostrare la mia vulnerabilità di padre"
dalla nostra inviata Chiara Ugolinii , dalla nostra inviata Chiara UgoliniiDopo aver raccontato la storia personale e autobiografica di The father che ha fatto vincere l'Oscar a Anthony Hopkins il regista e drammaturgo francese Florian Zeller porta sul grande schermo un'altra sua pièce teatrale: The son con protagonista Hugh Jackman. Il film è in concorso alla Mostra del cinema di Venezia ed è nelle parole del regista "una riflessione sul senso di colpa, sui legami familiari e, in ultima analisi, sull'amore". Protagonista è Peter un uomo che sta vivendo un momento centrale della sua vita da adulto: gli hanno offerto il ruolo a Washington che sogna da tutta la vita, ha un bimbo appena nato dalla nuova compagna di cui è innamoratissimo ma la sua ex moglie lo mette di fronte al dramma che sta vivendo il loro figlio maggiore, che a diciassette anni ha smesso di andare a scuola, non ha amici e non riesce ad andare d'accordo con la madre. Peter decide di far trasferire il figlio a casa sua ma non sar&agr…
Dopo aver raccontato la storia personale e autobiografica di The father che ha fatto vincere l'Oscar a Anthony Hopkins il regista e drammaturgo francese Florian Zeller porta sul grande schermo un'altra sua pièce teatrale: The son con protagonista Hugh Jackman. Il film è in concorso alla Mostra del cinema di Venezia ed è nelle parole del regista "una riflessione sul senso di colpa, sui legami familiari e, in ultima analisi, sull'amore". Protagonista è Peter un uomo che sta vivendo un momento centrale della sua vita da adulto: gli hanno offerto il ruolo a Washington che sogna da tutta la vita, ha un bimbo appena nato dalla nuova compagna di cui è innamoratissimo ma la sua ex moglie lo mette di fronte al dramma che sta vivendo il loro figlio maggiore, che a diciassette anni ha smesso di andare a scuola, non ha amici e non riesce ad andare d'accordo con la madre. Peter decide di far trasferire il figlio a casa sua ma non sarà una soluzione alla depressione del ragazzo. Nel cast Laura Dern è l'ex moglie, Vanessa Kirby la nuova compagna e Zen McGrath interpreta il figlio adolescente.
Jackman: "Noi genitori terrorizzati dalle nostre scelte"
"Come genitori siamo terrorizzati dalle scelte che facciamo per i nostri figli anche fosse solo quale panino dar loro per pranzo - dice Jackman - i miei figli oggi sono grandi, hanno 17 e 22 anni ma avrei voluto che ai miei tempi qualcuno mi avesse detto 'non prenderai sempre la decisione giusta e va bene così'. Quello dei genitori è un ruolo difficile. C'è una battuta nel film: l'amore non è sempre sufficiente. Tutti i personaggi che fanno parte di questo film amano tantissimo ma si sentono incapaci, impotenti. Tutti noi abbiamo bisogno di molto più che un padre e una madre serve un villaggio, insegnanti, una comunità; il nostro film vede quanto possiamo essere isolati se si parla di disagio mentale".
La salute mentale è una crisi globale
"Ho scritto questa opera diversi anni fa - dice il regista - credo che sia la storia più importante che ho scritto, molto personale non perché sia autobiografica ma per le emozioni che suscita. A teatro ho visto una risposta molto positiva, spesso dopo lo spettacolo le persone si avvicinavano per raccontare la loro storia. Ho pensato che ci fosse un'urgenza nel fare questo film perché c'è molta ignoranza, molti sensi di colpa su questo tema". Il tema del disagio mentale e della depressione soprattutto fra i giovani è diventato ancora più attuale dopo gli anni del Covid. "Questi problemi di salute mentale sono una crisi ovunque nel mondo e nessuno ne è immune - dice Jackman - Quello che ho imparato facendo questo film è che l'amore a volte non basta; quando c'è di mezzo il disagio mentale l'amore di un genitore non è abbastanza e non bisogna avere paura di chiedere aiuto a un professionista, un amico o un insegnante. Anche io con i miei figli dalle cose più grandi a quelle più piccole mi è capitato di fare delle cazzate, mi capita di chiedere a mia moglie, dove ho sbagliato? Questo film mi ha cambiato come attore e anche come genitore, ho scelto di essere più aperto e mostrare più chiaramente la mia vulnerabilità ai miei figli e loro lo hanno apprezzato".
La vulnerabilità degli uomini
"Gli uomini possono essere altrettanto vulnerabili quanto le donne. Quando sono cresciuto c'era questa idea che i ragazzi dovevano essere forgiati in uomini, che le ragazze diventavano naturalmente donne mentre i ragazzi dovevano vivere una trasformazione e questo metteva moltissima pressione. Ora questa idea viene messa in dubbio. - ha detto l'attore che oggi ha 53 anni - Uno dei molti motivi per cui mi sono sentito connesso con questa storia è stata la possibilità di mostrare la propria vulnerabilità ed esplorare parti di noi. Non abbiamo fatto prove, ogni mattina sul set ci siamo buttati con fiducia in sé e negli altri. Questo ruolo mi ha permesso di aprire il mio cuore".
Non rinnego i film d'azione. Di Wolverine ero interessato al suo dolore
Dopo il debutto nel mondo del musical australiano e poi inglese Hugh Jackman ha raggiunto la popolarità grazie al ruolo di supereroe nella saga di Brian Singer X-Men che ha concluso del 2017. "Wolverine l'ho interpretato per anni, sono un grande fan degli action movie. Wolverine è l'archetipo di mascolinità di cui parlavamo prima ma quello che mi interessava era il suo dolore, il suo punto di vista. Non sono strategico come si potrebbe immaginare ma ho avuto la possibilità e la fortuna come attore di poter scegliere fra ruoli e soprattutto con Peter ho avuto la rara occasione di sentire un grande fuoco per questo personaggio, nel momento in cui l'ho letto ho sentito il bisogno di interpretarlo immediatamente. Sarebbe bello avere questo impulso in ogni progetto, questo è l'oro che vai cercando. Ho scritto a Florian e gli ho chiesto se il ruolo fosse disponibile perché lo sentivo mio".