A Venezia la diva Stefania Sandrelli. "Rifiutai le avance di un calciatore, mi riempì di botte"
dalla nostra inviata Arianna Finos , dalla nostra inviata Arianna FinosCon Stefania Sandrelli arrivano al Lido sessant'anni di storia nel nostro cinema. L'attrice riceve il premio Bianchi (Sngci) e porta Acqua e anice (Giornate degli autori) di Corrado Ceron, in cui è un'ex star da balera in un viaggio a tappe tra amici e musicisti e luoghi in cui è stata felice, destinazione ultima Lugano. A guidare il furgoncino una ragazza,(Silvia D'Amico) e per un tratto un suo musicista (Paolo Rossi). Seduta nel bar dell'Excelsior, l'attrice, 76 anni alterna risate, ricordi e riflessioni. È bella.
Che rapporto ha con Venezia?
"Mia figlia è stata concepita a Venezia. Siamo venuti con Paoli a gennaio, lei è nata il 31 ottobre. Era freddo, siamo usciti: "che bello andiamo qui o lì", ma battevamo i denti. E quindi, a letto. Così è nata Amanda. Con molta gioia nostra".
Con Stefania Sandrelli arrivano al Lido sessant'anni di storia nel nostro cinema. L'attrice riceve il premio Bianchi (Sngci) e porta Acqua e anice (Giornate degli autori) di Corrado Ceron, in cui è un'ex star da balera in un viaggio a tappe tra amici e musicisti e luoghi in cui è stata felice, destinazione ultima Lugano. A guidare il furgoncino una ragazza,(Silvia D'Amico) e per un tratto un suo musicista (Paolo Rossi). Seduta nel bar dell'Excelsior, l'attrice, 76 anni alterna risate, ricordi e riflessioni. È bella.
Che rapporto ha con Venezia?
"Mia figlia è stata concepita a Venezia. Siamo venuti con Paoli a gennaio, lei è nata il 31 ottobre. Era freddo, siamo usciti: "che bello andiamo qui o lì", ma battevamo i denti. E quindi, a letto. Così è nata Amanda. Con molta gioia nostra".
E con la Mostra?
"Sono una spettatrice cinefila. Sono voluta subito andare a vedere il Signore delle formiche di Amelio. Avrei fatto di tutto, sarei volata sulle transenne chiuse del tappeto rosso pur di entrare in sala. Ero stanca, ma il film mi ha avvolto nel suo bozzolo di emozioni e musica. Bello".
Il cinema ha iniziato ad amarlo presto.
"Tutti a Viareggio lo amavamo, con il mio fratellone cinefilo giravamo i filmini, tra Olmi e Cassavetes, ho ancora le pizze nella vecchia casa, voglio tirarle fuori".
Cosa cerca in un film?
"L'originalità. Non mi piacciono le saghe, i filoni, nella mia carrierona ho sempre cercato di fare slalom, amo le sorprese, le bandierine sulla luna. Ho sempre cercato di portare donne diverse, in ognuna di loro ci mettevo qualcosa di mio. Con Acqua e anice tutto è iniziato due anni fa, prima della prima pandemia. Poi Giovanni (Soldati, ndr.) è stato male, io ho vissuto la sua vita, senza poter fare altro, monotematica nei pensieri. Si può capire, dopo quarant'anni insieme. Poi con Ceron ci siamo sentiti: si può fare? Abbiamo lavorato in Emilia Romagna tutti i giorni, poco più di un mese".
È una storia vera.
"Sì, Olivia era un ruolo che mi calzava, una ex star del liscio, piena di voglia di vivere, con tante parrucche, forte e libera, che va a trovare i vecchi amici, la cosa triste è che la maggior parte non ci sono più, vedere i posti che l'hanno resa star. Quelle cantanti erano incredibili, andavano a matrimonio battesimi, comunioni erano parte integrante delle famiglie per cui facevano i concerti".
Un luogo e una persona che non potrebbero mancare nel film della sua vita?
"Roma. Ho avuto un colpo di fulmine. La prima volta l'ho vista con mio padre. Il cinema ha fatto talmente parte della mia vita che si è mischiato dentro. Tanti amici come per Olimpia non ci sono più. Io senza Scola sono orfana, lui era anche in tutte le cose mie private, c'era sempre. È difficile per me parlarne".
Nel film c'è il tema dell'eutanasia.
"Si fa anche in Italia, lo so per esperienza personale. Si parla di qualità della vita, bisognerebbe parlare anche di qualità della fine. Lo sa anche Papa Francesco, ma non si può pretendere che l'approvi. Quando dice 'pregate per me', io prego per lui. È l'uomo politico più importante, oggi".
Il personaggio ha subito una violenza.
"Io non sono stata violentata. Ma ho avuto un'esperienza terribile con un calciatore della Lazio, morto qualche anno fa. Era il fidanzato di Gigliola, una delle mie migliori amiche, che mi ospitava a casa sua. Era una delle prime volte che stavo a Roma. Quel giorno eravamo pieni di bambini, anche Gigliola aveva una bambina adorabile, Cristina. Dice: "Facciamo due macchine, ti accompagno io". Era il ragazzo di Gigliola. Guarda, io ho tanti difetti, ma sono in buona fede, sempre. Sono distratta, sono miope...a un certo punto vedo che mi viene incontro, mi dice ti aspetto, realizzo che si aspettava di fare sesso e io non volevo nel modo più assoluto. In quella cabina mi ha menato, mi ha gonfiato gli occhi, ha rotto la faccia, le ossa, ero più morta che viva. Gigliola ha pianto, abbiamo pianto insieme, mi ha dovuto recludere in una specie di scantinato per non farmi vedere. E ha chiamato i carabinieri. Lei non l'ha mai più visto. Era una cosa che avevo rimosso, è stata una cosa pazzesca".
Quanto era importante per lei l'amicizia?
"Era tutto. Guardi, io per Gino Paoli non mi sono sentita una rovina famiglie perché non conoscevo Anna per niente. Non ci siamo sentite mai al telefono durante i sette anni della relazione con Gino. Ma ci rispettavamo a vicenda. Poi quando con Paoli ci siamo lasciati ovviamente io e lei gli abbiamo fatto un "bucatino" mica da ridere. Poi io non mi volevo sposare con Paoli, non ero in cerca di marito. E lui era tutto dedicato a me. Mi faceva leggere libri, e Linus. Passavamo delle ore a farci delle grasse risate. Eravamo tutti e due porcelli in ogni senso, esuberanti, anche come palato. Mi ricordo che mangiavamo a cucchiaiate il patè e il caviale".
Rimpianti?
"No. Ho lasciato quasi sempre io, ma dando tanto tempo, alle persone con cui stavo. Ecco questa è una mia prerogativa, sentire di dover dare tempo".
Oggi c'è spazio per l'amore?
"Non mi faccia venire i ghiribizzi. No. Per me per fortuna è il desiderio, non il bisogno, che prevale. Sono stata talmente esuberante che mi sento ancora pronta. Ma ho avuto i condizionamenti della famiglia in cui sono cresciuta".
Una famiglia patriarcale.
"Quattro famiglie dei quattro fratelli tutti insieme, e il cuoco, e la nonna che non era la vera nonna e che è morta in casa mia. Mia madre era bellissima, pienotta, più golosa di me di dolci. Era esuberante, vivace, ha smesso di mettersi in costume a quarant'anni. E così mia zia, mia cugina, non le ho mai viste scollate. Donne lavoratrici, non retrograde ma di stampo antico. L'unico vezzo che mi emozionava era il rossetto rosso che mamma andava a mettersi nella toiletta dentro l'armadio. Non l'ho mai vista senza. Certo tutto questo mi ha condizionato. Ma non posso dire di essere timida, altrimenti non avrei manco fatto l'attrice. E oggi vivo di rendita, ogni tanto faccio qualche bel sogno che mi stura le meningi".
Amore sì o no?
"Sa che c'è? Io personalmente non sono pronta, per tutti i miei condizionamenti. Se qualcuno mi volesse far essere pronta, ma anche Giovanni, eccomi qua".