'22 luglio', la strage di Utoya nel film di Paul Greengrass - trailer
Il regista non era partito per fare un film sulla strage di Utoya: "Due anni fa ero interessato alla crisi migratoria ed ero andato a girare a Lampedusa, poi però mi sono cominciato a interrogare se questa fosse la strada giusta per affrontare il problema. Assistiamo a un fenomeno senza precedenti in Europa dopo la seconda guerra mondiale: la crisi economica, le condizioni di lavoro precarie, la paura del movimento delle popolazioni hanno avuto come conseguenza un crescere del populismo e dei movimenti violenti di destra tali che mi sono convinto fosse necessario partire da qui".
Il regista ha coinvolto fin da subito le vittime e le loro famiglie e si è rivolto ai gruppi di appoggio psicologico perché era molto interessato a capire le conseguenze di quell'atto, gli effetti di quelle ore di terrore sui ragazzi del campo estivo per giovani a Utoya organizzato dal partito laburista. "Quello che è successo in Norvegia ci ha concesso di vedere con chiarezza cosa sta accadendo in Europa. La storia della Norvegia mostra la lotta che questo Paese ha fatto per difendere la sua democrazia da una minaccia che diventa sempre più forte. I miei genitori, i miei nonni negli anni Trenta hanno capito che nazionalismo e protezionismo portavano alla guerra, negli ultimi 15 anni questi confini si sono frantumati con l'aumento dell'odio. Questa è una battaglia che non può essere vinta né dalla polizia o dalla politica ma con la forza delle idee".
Norvegia: Breivik a processo, saluto nazista in aula
Ha salutato i suoi avvocati e poi, una volta liberato dalle manette, ha fatto il saluto nazista. Anders Behring Breivik, l'uomo che nel luglio del 2011 ha ucciso 77 persone a Oslo e sull'isola di Utoya, è in Tribunale per la prima udienza del processo nella sua causa allo Stato per "detenzione disumana". E' stato condannato a 21 anni di carcere nel 2012. Breivik, 37 anni, accusa il governo norvegese di aver violato due clausole della Convenzione europea dei diritti dell'uomo: quella che garantisce il diritto al rispetto della "vita privata e familiare" e "la corrispondenza", e una seconda che vieta "pene o trattamenti inumani o degradanti". Il legale lo ha definito "molto stressato a causa del suo isolamento" e per le restrizioni imposte dalla detenzione a Skien, a circa 100 km a sud-ovest della capitale norvegese, dove si trova dal 2013. Breivik può ricevere visite solo attraverso un vetro e lo scorso settembre avrebbe minacciato lo sciopero della fame per protestare contro il trattamento troppo severo imposto dal carcere di massima sicurezza, denunciando che gli sarebbe stato vietato - tra l'altro - di seguire un corso di scienze politiche dell'Università di Oslo.
La Norvegia ricorda e piange le vittime di quel 22 luglio 2011
Cinque anni dopo, la Norvegia ricorda con dolore la strage di Utoya, avvenimento più sanguinario che il paese abbia conosciuto dalla Seconda Guerra Mondiale. Il 20 luglio 2011, il killer e simpatizzante di estrema destra Anders Breivik fece due attentati in cui morirono 77 persone e ne rimasero ferite altre 300. Il terrorista norvegese fece esplodere una bomba nel cuore della città di Oslo, provocando 8 vittime. Poi, vestito da poliziotto sparò sulla folla ad un raduno di laburisti sull'isola di Utøya uccidendo 69 ragazzi.
A chi gli chiede un parallelismo tra il suo film e il documentario American Dharma di Errol Morris dedicato a Steve Bannon, che oggi al Lido ha partecipato in incognito alla première, il regista inglese dice: "Nel clima che viviamo oggi è molto importante avere misura e precisione nelle nostre dichiarazioni. Sarebbe ingiusto fare un collegamento diretto tra il populismo di Bannon e le azioni di Breivik, eppure quello che mi ha turbato nel leggere le sue testimonianze in tribunale è stato rendermi conto che la retorica e gli argomenti a sostegno della sua visione fanno parte del dialogo normale di certi ideologi. Tranne Macron per il momento tutti quelli che hanno provato a contrastare questa visione hanno fallito, ora tocca a chi non è d'accordo trovare i giusti argomenti per opporsi. Di certo non approvo le idee di Bannon ma il problema non è lui quanto coloro che fra noi hanno la responsabilità di dire che non si è d'accordo e devono trovare il modo per farlo".
Il film arriverà sulla piattaforma di Netflix il 10 ottobre: "L'ho fatto per i giovani e sono contento che venga distribuito così - ha detto il regista - il mio film non è un documentario ma aderisce ai fatti, in una storia così è molto importante il rispetto per la verità".