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Andrea Pennacchi: "Io, papà di Baggio, amo il rugby e la cavalleria del fango"

L'attore, inventore del personaggio del Pojana a 'Propaganda Live', interpreterà il padre del Divin Codino nel film in uscita su Netflix: "Conosco quel modo di amare che non ammette tenerezze e smancerie"
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Andrea Pennacchi, attore, creatore del Pojana, il sovranista veneto che interviene a "Propaganda live", è un notissimo appassionato di rugby, ma fa il padre di Baggio nel film "Il Divin Codino" che uscirà il 26 maggio su Netflix. La battuta più bella di Florindo Baggio?

"Della storia mi ha colpito l'aspetto spirituale, inaspettato in un giovane calciatore di successo. Del padre Florindo (che bel nome goldoniano), più che una battuta, ho amato il rapporto con il figlio; quel modo di amare, che conosco, "ruvido", che non ammette tenerezze o smancerie, ma ti mette alla prova, per aiutarti a ottenere ciò che desideri e a sostenere sconfitta e vittoria senza eccessi emotivi".

Un po' di calcio avrà dovuto studiarlo...

"Grazie al cielo, la parte del padre di Baggio richiedeva una conoscenza superficiale del gioco del calcio, di cui - lo ammetto - so ben poco, anche se comprendo bene il suo lato …

Andrea Pennacchi, attore, creatore del Pojana, il sovranista veneto che interviene a "Propaganda live", è un notissimo appassionato di rugby, ma fa il padre di Baggio nel film "Il Divin Codino" che uscirà il 26 maggio su Netflix. La battuta più bella di Florindo Baggio?

"Della storia mi ha colpito l'aspetto spirituale, inaspettato in un giovane calciatore di successo. Del padre Florindo (che bel nome goldoniano), più che una battuta, ho amato il rapporto con il figlio; quel modo di amare, che conosco, "ruvido", che non ammette tenerezze o smancerie, ma ti mette alla prova, per aiutarti a ottenere ciò che desideri e a sostenere sconfitta e vittoria senza eccessi emotivi".

Un po' di calcio avrà dovuto studiarlo...

"Grazie al cielo, la parte del padre di Baggio richiedeva una conoscenza superficiale del gioco del calcio, di cui - lo ammetto - so ben poco, anche se comprendo bene il suo lato epico, la capacità di muovere grandi passioni, dal punto di vista del racconto".

Baggio è veneto come lei. Mai stato a Caldogno?

"Son passato spesso per Caldogno, ai tempi gloriosi dei matinée teatrali per le scuole venete, che ci facevano attraversare - a me e ai miei compagni - la regione in lungo e in largo. E sempre l'abbiamo vista avvolta nell'aura del Divin Codino".

Perché ha scelto il rugby e quando?

"In realtà, è il rugby che mi ha scelto: un allenatore appassionato ha formato una squadra di quartiere quando ero alle medie, ragazzino paffuto e solitario. Mi sono appassionato da subito, per lo spirito di squadra, per la correttezza e il coraggio, uniti allo spirito giocoso che permea anche il prima e dopo partita. Ho giocato come seconda linea e poi come tallonatore. Ho amato la mischia, la cavalleria del fango, c'erano forza e tecnica in ogni scontro".

Ma cosa fa il tallonatore?

"Beh, essenzialmente, il tallonatore la calcia dentro e morde le orecchie degli avversari".

Ha anche tifato per qualche squadra, tipo per il Petrarca?

"Il Petrarca rugby era un mito, ma per noi della giovane squadra del Selvazzano rugby, in provincia di Padova, era anche l'avversario da battere".

La squadra di rugby dei sogni? Lomu, degli All Blacks, è stato il più grande?

"Gli All Blacks su tutti, splendidi. Lomu è un eroe omerico dei nostri tempi".

Come spiegherebbe il terzo tempo a chi non lo conosce?

"Il terzo tempo inizia con il corridoio di applausi agli avversari a fine partita, continua nelle docce dove lavi via fango e un po' di sangue e pensi già alla festa di fine giornata, così simile a quelle che chiudevano gli agoni teatrali antichi, di cui è parente".

Pojana, il suo personaggio protagonista anche di un libro ("Pojana e i suoi fratelli", edito da People), che sport predilige? Nei capannoni gioca a qualcosa?

"Pojana, mi duole dirlo, non ha altro sport che il lavoro e il suo unico campo è il kapanon, dove gioca a "fare roba" , "fabricare " e "faturare"".

Essere citato dalla Treccani per l'uso nella satira dell'espressione "dittatura sanitaria" è una gioia pari a quella per una vittoria italiana nel Sei Nazioni?

"Stare sulla Treccani è un'emozione grande, una cosa che avrei voluto tanto mio padre vedesse, ma godrei molto se l'Italia tornasse a vincere".

Cosa rende speciali i rugbisti?

"I rugbisti sono - dovrebbero essere - speciali per il grande cuore, per il coraggio e la generosità, più che per la forza fisica; grazie agli dei ne ho conosciuti tanti così, quando hai giocato a rugby sei parte di una rete immensa che ti collega agli aquilotti che iniziano ad allenarsi e alle vecchie glorie del passato, una specie di famiglia".

Il Mondiale 1982, quello di calcio, se lo ricorda? Aveva festeggiato? Chi le piaceva di quella squadra, con Rossi che aveva giocato nel Vicenza...

"Ricordo bene l'82: il caldo, la televisione portata in giardino perché la vedesse il condominio e noi, increduli, che assistevamo a una squadra che riusciva a battere le più grandi. Rossi era un super eroe, come Zoff, e Bearzot, e poi Pertini. Un gran bel ricordo".

Uno dei suoi scrittori preferiti, Luigi Meneghello, nei "Piccoli maestri" racconta di Nello. Che era Gaetano Galla, anche calciatore del Vicenza. Un calciatore partigiano. Come Armando Frigo, americano italianizzato, fucilato dai tedeschi, che aveva giocato anche lui a Vicenza. Non sarebbe bello fare uno spettacolo raccontando le loro storie?

"Sarebbe bello raccontare questa storia: ci vorrebbe un bocia che ama il calcio e la libertà, che dal gioco partisse a raccontare la Resistenza. C'è qualcuno lì, tra i lettori?"