In ogni piazza, in ogni via, in ogni agglomerato, al centro c’è sempre un ring. Anche se non si vede. Basterebbe che quel quadrato ognuno di noi riuscisse a delinearlo, e allora i suoi colpi per farsi largo nella vita sarebbero sempre e comunque portati nel rispetto delle regole e degli altri. Affermare che la boxe è metafora di vita è la scoperta dell’acqua calda. Ma anche giudicare con sufficienza la nobile arte senza capirne la vera essenza, sarebbe altrettanto banale. E banalissimo, oltre che terribilmente sbagliato, è affermare che fare la boxe equivale a fare a botte.
‘I colpitori’, l’esaltazione dei valori positivi della boxe
‘I colpitori’ nasce per esaltare i valori positivi del pugilato. E’ un Manifesto sportivo e culturale opera di Federica Gugliemini e Dome Bulfaro, una corrente di pensiero che, tramite di valori del pugilato, riunisce sportivi, artisti, intellettuali. Tutti a guardia alta sul quadrato dell’esistenza.
Un decalogo di riflessioni
I colpitori è un decalogo di riflessioni che ha già ispirato pensieri, quadri, opere di vario tipo. Dieci punti, ognuno dei quali parte con un inciso che è l’essenza della boxe: difendiamo e colpiamo. Difendere e colpire dalla società tritacarne schiava degli algoritmi. Colpire per aprire un varco culturale dove incastonare una poesia o un'opera d'arte. Colpire, come dice Joyce Carol Oates, “saper coltivare il dolore a favore di un progetto di vita”.
Il cutman e i maestri di periferia
Avanzare anche quando si indietreggia, trovare la forza anche quando si è convinti di non averne più. Colpire con forza gli stereotipi e trasformare l’energia emotiva grezza in un gesto atletico e armonico, proprio come fanno i campioni. Abbracciare il proprio avversario dopo l’incontro, in segno di rispetto ma anche di riconoscenza. Anche perché senza l’altro sarebbe impossibile combattere i propri limiti. Sapere stare al centro del ring, ma non disdegnare di guardare il match dall’angolo. Proprio come fa il cutman (l’uomo che aggiusta le ferite) durante gli incontro. Proprio come fanno quei maestri che sono l’essenza della boxe, capaci curare le ferite delle periferie con il lavoro sui giovani in difficoltà.
Fuori i secondi
‘I colpitori’ è anche saper stare alla corde, in difficoltà, contro tutto e tutti: ma proprio in quel momento trovare il colpo che ci cambia la vita. Capire che l’unione è forza guardando un pugile: senza il gioco di gambe il colpo partirebbe scarico di energia, e anche prodigarsi con tutto il cuore servirebbe a poco se non si usasse anche la testa. E quindi, come chiude il decalogo,’fuori i secondi’. E’ il momento di fare il fatidico salto di qualità, sul ring e fuori, risvegliando la coscienza collettiva.