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De Carolis nuovo dt azzurro: “No allenamenti in smart working. Testa-Carini? Ci parlerò”

Giovanni De Carolis 
A pochi giorni dal raduno, il nuovo direttore tecnico parla delle sue strategie: ”Premiare chi merita, ma nessuno deve sentirsi sicuro del posto”. E sulle due protagoniste della polemica: “Sono ragazze intelligenti, cerchiamo punto d’incontro”
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ROMA – “Non stiamo messi male. E’ vero che a Parigi non sono arrivate medaglie, però se rispetto a Tokyo c’erano aspettative nettamente superiori, vuol dire che avevamo fatto molto bene nel quadriennio vincendo tornei e conquistando titoli. Penso che il potenziale della nazionale azzurra sia enorme”. Giovanni De Carolis, gloria del pugilato italiano, l’ultimo a conquistare un titolo mondiale tra i professionisti. Organizzatore di livello, le sue riunioni hanno riaperto alla boxe il glorioso Palazzetto dello Sport di Roma (“Giovanni è un vanto della nostra città”, ha detto l’Assessore allo Sport della Capitale, Alessandro Onorato). Il prossimo sabato muoverà i primi passi da nuovo direttore tecnico della Nazionale azzurra di boxe.

De Carolis, in fondo lei anche quando faceva il pugile di fatto già allenav…

ROMA – “Non stiamo messi male. E’ vero che a Parigi non sono arrivate medaglie, però se rispetto a Tokyo c’erano aspettative nettamente superiori, vuol dire che avevamo fatto molto bene nel quadriennio vincendo tornei e conquistando titoli. Penso che il potenziale della nazionale azzurra sia enorme”. Giovanni De Carolis, gloria del pugilato italiano, l’ultimo a conquistare un titolo mondiale tra i professionisti. Organizzatore di livello, le sue riunioni hanno riaperto alla boxe il glorioso Palazzetto dello Sport di Roma (“Giovanni è un vanto della nostra città”, ha detto l’Assessore allo Sport della Capitale, Alessandro Onorato). Il prossimo sabato muoverà i primi passi da nuovo direttore tecnico della Nazionale azzurra di boxe.

De Carolis, in fondo lei anche quando faceva il pugile di fatto già allenava.
“Molta gente mi conosce meno sotto questo aspetto. Già nel 2009 insieme alla mia compagna ho aperto una palestra, a Mazzano Romano. Si chiamava Intrepida, era piccolina. Un ring, i sacchi e qualche attrezzo. Poi a Monterosi mi sono allargato, ho portato alcuni ragazzi a ottenere buoni risultati. E ho imparato quanto sia importante la programmazione, agonistica e anche commerciale”.

Un metodo che porterà anche in Nazionale?
“Voglio un protocollo condiviso. Un gruppo coeso, un forte senso di appartenenza e soprattutto la presenza. Non ci si potrà allenare in smart working, e se questo avverrà sarà solo dopo una attenta valutazione complessiva, caso per caso”.

A proposito di coesione, al primo raduno ci saranno le ‘grandi nemiche’ Irma Testa e Angela Carini…
“E’ chiaro che ciò che è successo ha lasciato il segno, anche se ho seguito tutto da lontano. Sono due ragazze intelligenti, ci parlerò per trovare un punto di incontro. Il concetto di coesione che ho espresso vale per tutti”.

Dovesse scegliere una parola chiave per il suo prossimo impegno?
“Meritocrazia. Ragazzi e ragazze devono essere convocati per merito ma al tempo stesso essere subito messi in discussione, non sentirsi sicuri del posto. Ma sarà necessario portare i migliori ai tornei migliori”.

Tra 3 anni alle Olimpiadi di Los Angeles potrebbe avere anche pugili con esperienze nei PRO. Molti paesi lo hanno fatto.
“Basta che ci sia qualità. Da sempre cercavo di fare sparring con quelli più bravi. Ma dipenderà dalle categorie, dal calendario più o meno compatibile con le due cose”.

A proposito di calendario e Olimpiadi, bisognerà vedere il livello reale di crescita della World Boxing, l’ente che ha preso il posto dell’Iba.
“La Wolrd Boxing sta andando bene, entro metà mese ci saranno informazioni importanti sull’attività e si potrà iniziare una precisa programmazione”.

Il presidente D’Ambrosi ha detto che la corretta prosecuzione della boxe olimpica è quella professionistica.
“Assolutamente d’accordo. Vengo da una scuola popolare in cui non c’è nulla di garantito, dove non esistono comfort zone. Vinci l’oro olimpico, ma poi come evoluzione naturale ci deve essere il professionismo, te la devi giocare anche lì”.

Ma a conti fatti, perché si dovrebbe scegliere uno sport duro come la boxe?
“Perché è una magia. Non è, come si pensa con superficialità, fare a cazzotti in cambio di soldi. Quando ero ragazzo pensavo che i ‘vecchi’ non mollassero per denaro. Magari c’era anche quel componente, poi però ho capito andando avanti (De Carolis ha combattuto fino a 40 anni, ndr) che la cosa determinante è la voglia di mettersi alla prova, di combattere. Quella magia non ti lascia mai, soprattutto se te l’ha trasmessa un bravo maestro”.

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