Il calcio di Gianni Brera

Gianni Brera, "Lettere dalla Repubblica"

Caro Brera, hai mai visto giocare il fratello di Maradona? Se non avesse quel cognome, oggi sarebbe in Italia, a guadagnare contratti? Non diamo forse un altro esempio di provincialismo (per non dire peggio)?

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Caro amico, Diego Armando Maradona impone drasticamente il proprio volere a chi abbisogna della sua arte sopraffina. Non dobbiamo stupire di nulla. Quando il conte Walewsky si accorse di aver fatto carriera perchè sua sorella frequentava il letto assai poco esaltante di Napoleone I, ne approfittò… solo per esaltare l’arte sublime di Greta Garbo: non mi risulta che abbia buttato alle ortiche la greca di generale. Hugo Maradona ha avuto la fortuna di nascere nella stessa tana gloriosa di Diego Armando. Ha giocato a calcio come è imperativo categorico di ogni argentino con antenati “criollos” e si è destreggiato così bene da arrivare alla prima squadra dell’Argentinos juniors. In prima squadra ha giocato anche se il maggiore fratello era emigrato e nulla più gli dovevano a Buenos Aires. Io ho visto Hugo in un “mundialito” organizzato da capitan Berlusconi a Genova. Se debbo dirgliela, lo stile di Hugo mi è sembrato più ortodosso che non sia quello del fratellone. E’ chiaro che lo stile in sè conta poco se non lo sorregge ed anima l’invenzione: e qui Hugo non mi ha proprio incantato. Però, ripeto, non mi è sembrato una sverza quale aspettano di vedere in lui i malevoli.