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Da Ibra a Ramos, le stelle che stanno a guardare

(agf)
Quanti assenti illustri all'Europeo: infortuni e scelte tecniche priveranno il torneo di tanti protagonisti attesi, come Ter Stegen, Van Dijk e Zaniolo
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Ad averceli, giocatori così. Eppure c’è chi li ha, ma decide di farne tranquillamente a meno. Come per ogni grande competizione che si rispetti, anche l’Europeo che sta per partire avrà i suoi grandi assenti. E se per alcuni l’invito al gran ballo non è arrivato perché per ballare devi stare bene, e loro tanto bene non stavano, altri hanno atteso e sperato fino all’ultimo, ma nessuna fata si è presentata per far apparire dal nulla la convocazione per questi novelli cenerentoli. 

Ad averceli, giocatori così. Eppure c’è chi li ha, ma decide di farne tranquillamente a meno. Come per ogni grande competizione che si rispetti, anche l’Europeo che sta per partire avrà i suoi grandi assenti. E se per alcuni l’invito al gran ballo non è arrivato perché per ballare devi stare bene, e loro tanto bene non stavano, altri hanno atteso e sperato fino all’ultimo, ma nessuna fata si è presentata per far apparire dal nulla la convocazione per questi novelli cenerentoli. 

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Il re Ramos resta a casa  

Scorrendo l’elenco degli esclusi eccellenti, si perde il conto dei titoli presenti nelle loro bacheche. A guidare la folta truppa è sua maestà Sergio Ramos. Uno che di vittorie qualcosa ne sa: un Mondiale, due Europei e quattro Champions League. A Euro 2020 ci sono diverse nazionali in cui, mettendo insieme il palmarès dell’intero organico, non ci si avvicina nemmeno lontanamente a quello del solo Sergio. Con la differenza che loro all’Europeo ci saranno, e Sergio no. Degna conclusione di un annus horribilis per il numero 4: zeru tituli con il Real Madrid ma soprattutto tantissimi guai fisici, dal ginocchio ai muscoli che a 35 anni e dopo una carriera sempre al top sembrano chiedere pietà. A cui si è aggiunto pure il Covid. In tutto il 2021 Ramos è sceso in campo per appena 150 minuti, la sua ultima presenza risale al 13 marzo. In Spagna più di qualcuno sperava di vederlo comunque tra i convocati, ma Luis Enrique ha detto no. Scelta comprensibile, per carità: ma che fa un po’ storcere il naso se si pensa che il ct delle Furie Rosse ha scelto di non usufruire dell’allargamento delle rose e ha portato con sé solo 24 giocatori. Rinunciando a portare gente come Saul Niguez, Lucas Vazquez e Marco Asensio (nessun giocatore spagnolo del Real Madrid è stato selezionato). Forse un posticino per il pur acciaccato Ramos, che è il giocatore con più presenze nella storia delle nazionali europee e l’unico superstite del trittico di vittorie della Spagna iniziato nel 2008 e chiuso nel 2012, si poteva trovare? Il Covid invece ha escluso dalla lista dei convocati Sergio Busquets, uno dei due superstiti della finale 2012 contro l'Italia.

Ibra e quel film senza lieto fine

La sceneggiatura sembra quasi hollywoodiana: dopo un primo ritiro dalla nazionale annunciato nel 2010 e subito rimangiatosi, nel 2016 Zlatan aveva detto che sì, a 35 anni e dopo un Europeo in cui non era riuscito a incidere, era davvero il caso di chiudere con la Svezia e concentrarsi solo sulle squadre di club. Ibra sembrava irremovibile: negli anni seguenti sarebbe passato da un gravissimo infortunio al ginocchio che avrebbe stroncato la carriera di gente con la metà dei suoi 36 anni, si sarebbe rilanciato ai Los Angeles Galaxy (a proposito di Hollywood…), avrebbe trascinato il Milan dei ragazzini in vetta alla Serie A dopo anni di anonimato del club rossonero. Ma senza mai aprire a un ritorno in nazionale, anche per un rapporto non ottimo con il ct Jan Andersson. Fino a marzo di quest’anno, quando l’annuncio del suo rientro nei ranghi della Svezia ha fatto non poco rumore: un evento così eccezionale da far commuovere Ibra il duro, quasi irriconoscibile mentre in conferenza stampa si lasciava andare alle lacrime pensando alla famiglia lontana. Ibra highlander che a quasi 40 anni torna in nazionale. Ibra che con quella maglia ha segnato un gol da favola contro l’Inghilterra, una rovesciata da lontanissimo che gli ha fatto vincere il Puskas Awards 2013 e che resterà nella storia del calcio. Ibra che però a un mese dall’inizio dell’Europeo viene tradito da quel fisico d’acciaio di cui si è sempre vantato: il ginocchio che scricchiola nella sfida Champions contro la Juve e che fa calare il sipario sul più bello. Titoli di coda, e il nome di Ibra nel cast delle stelle di Euro 2020 non c’è più. 

Ter Stegen, van Dijk e Zaniolo: galeotto fu il ginocchio 

Allo stesso modo che con Ibrahimovic, anche dietro la rinuncia di tre pezzi da novanta come il portiere tedesco Marc André ter Stegen, il difensore olandese Virgil van Dijk e la stellina azzurra Niccolò Zaniolo ci sono problemi alle ginocchia. Menisco per il primo, crociato per gli altri due: ma se l’estremo difensore del Barcellona, che negli ultimi anni ha avuto un rapporto mai troppo sereno con il ct Joachim Loew e il titolare Manuel Neuer, ha quasi approfittato delle contingenze per operarsi ed evitare situazioni imbarazzanti, gli altri due ci hanno sperato e ci hanno provato fino all’ultimo. Salvo arrendersi davanti all’evidenza: quelle ginocchia, che avevano fatto crac a settembre (Zaniolo) e ottobre (van Dijk) non sono ancora a posto. Caso limite quello di Marco Reus: lui non ha terminato la stagione con il Dortmund da infortunato, ma essendo un altro dalle membra delicatissime – ha saltato per problemi fisici il Mondiale 2014 e l’Europeo 2016 – ha rinunciato alle fatiche con la Mannschaft: “È stato un anno molto intenso per me, ho deciso di dare al mio corpo il tempo di riposarsi”. Anche Trent Alexander-Arnold ha perso il treno per l'infortunio alla coscia subìto in amichevole contro l'Austria a Middlesbrough.

Tagli per centinaia di milioni 

Se si mettono da parte i problemi fisici più e meno gravi e si passa ad analizzare le scelte prettamente di campo dei 24 commissari tecnici, saltano all’occhio esclusioni che si fatica a credere  siano state possibili. Non tanto e non solo per il valore assoluto dei calciatori “tagliati”, quanto per il loro valore di mercato: Kepa, il portiere più pagato nella storia del calcio (80 milioni di euro dall’Atletico Madrid al Chelsea, in cui oggi fa la riserva di Mendy), Dayot Upamecano (che passerà dal Lipsia al Bayern Monaco per più di 40 milioni), Houssem Aouar (per cui il Lione sembra intenzionato a non sedersi nemmeno al tavolo con la Juventus o le altre pretendenti senza un’offerta che si avvicini ai 50 milioni), Anthony Martial (che quando fu acquistato dal Manchester United diventò il 19enne più costoso di sempre). Certo se sono rimasti a casa è perché c’era gente almeno altrettanto meritevole di essere convocata, ma non sarà che negli ultimi anni, prima che la pandemia imponesse un brusco stop, qualcuno ha allargato un po’ troppo i cordoni della borsa creando una bolla che presto o tardi sarebbe stata destinata a scoppiare anche senza il coronavirus? Altri nomi “pesanti” che sono stati bocciati sono quelli degli inglesi Dele Alli e Jesse Lingard, dei francesi Nabil Fekir e Alexandre Lacazette e dei tedeschi Julian Draxler e Mario Gotze. Buoni e/o ottimi giocatori, ma a parte Lingard nessuno reduce da una annata indimenticabile. Insomma, gridare allo scandalo sarebbe eccessivo. 

Milan, quanti bocciati 

Sono stati protagonisti di una ottima stagione, chiusa al secondo posto e con il ritorno in Champions dopo sette lunghi anni, ma a molti giocatori del Milan una annata al di sopra delle aspettative non è bastata per prendere il treno che porta a Euro 2020: un’intera linea difensiva, Calabria-Romagnoli-Tomori-Theo Hernandez, è stata tagliata fuori. Così come Rafael Leao, mentre Saelemaekers può ancora sperare: è nella lista delle riserve del Belgio. Alla fine della fiera, gli unici rossoneri che si giocheranno l’Europeo sono appena quattro: il danese Kjaer, il turco Calhanoglu, il croato Rebic e l’azzurro Donnarumma. A un passo dal ripudio, ma fino al 30 giugno pur sempre milanista. La squadra italiana con più giocatori convocati è la Juventus (12), che si piazza subito sotto il podio formato da Bayern (14), Manchester City (15) e Chelsea (17). Già, proprio le due finaliste di Champions League. E forse che la coppa dalle grandi orecchie sia finita nelle mani del club più rappresentato a Euro 2020 è stata una sorpresa solo per i più disattenti.