Europei, il Belgio: ultima occasione per l'eterno favorito

La squadra di Hazard e Lukaku è la più anziana dell'Europeo
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Quando si fanno i pronostici sugli Europei il Belgio spunta sempre. Anche ora che ha la rosa con l’età media più alta del torneo (29 anni). Era tra i favoriti prima dei mondiali in Russia (terzo classificato), lo era anche prima degli Europei di Francia (eliminato ai quarti di finale dal Galles) quando la Golden Generation di Hazard, De Bruyne, Mertens, Lukaku, Courtois faceva impazzire tutti i commissari tecnici del mondo. Ma, come già spiegavano i latini, la buona occasione difficilmente si presenta e facilmente si perde. E il Belgio della generazione di fenomeni ha perso finora la sua occasione: si presenta all’Europeo con la pressione di chi ha quasi esaurito le occasioni per dimostrare quanto vale e per scrivere la storia calcistica del proprio Paese.

Numeri da capogiro

I numeri da capogiro con cui arriva alla gara d’esordio, il 12 giugno, contro la Russia non aiutano il progetto del ct Martinez che preferirebbe di gran lunga una sottovalutazione generale: nelle qualificazioni, dieci vittorie in dieci partite. Il tecnico prova a ostentare umiltà, a scegliere il basso profilo, ad allontanare le attenzioni indicando altre squadre tra le favorite, non la sua. Ma il nome del Belgio spunta comunque tra quelli dei candidati alla vittoria finale. E non potrebbe essere altrimenti.

Romelu Lukaku, il leader

Ha i giocatori che sanno vincere: i leader delle 3 squadre che hanno vinto i loro campionati, i più importanti del continente. Lì davanti ha un colosso a cui aggrapparsi, il miglior marcatore della sua storia che viene anche dalla sua stagione migliore: Romelu Lukaku, interista con lo scudetto sul petto che con Conte in Italia è riuscito a esaltare le sue qualità e ad abbinare la straripante potenza fisica del suo corpo con la capacità di trasformare i palloni vaganti in area di rigore in gol. La potenza è nulla senza il controllo.

 

Può contare, anche se deve aspettare, su uno dei giocatori più intelligenti che si siano visti: De Bruyne, l’uomo che sa sempre cosa fare. Leader del Manchester City che ha vinto la Premier. Lo scontro con Rudiger durante la finale di Champions League gli ha procurato una frattura al viso (naso e zigomo). Dovrà saltare la prima partita con la Russia, forse rientrerà con una maschera protettiva nella seconda contro la Danimarca il 17 giugno.

Ma ha in squadra anche le idee e la classe di Ferreira Carrasco, fresco vincitore della Liga con l’Atletico Madrid: decisivo con 6 reti e 10 assist nel campionato spagnolo. 

L'occasione giusta

Ci sono ali ed esterni che il calcio belga, in quella che era terra di portieri come Preud'homme, negli ultimi anni ha prodotto in serie. C'è Mertens: con una caviglia che lo ha limitato ha fatto 9 gol in 29 partite con il Napoli in serie A. E Hazard: nonostante la sua passione per le merendine e la tendenza al sovrappeso che hanno fatto impazzire Conte ai tempi in cui erano al Chelsea (eccezionale la sua autoironia nell'accettare il ruolo da testimonial per i panini di McDonald's) e nonostante i problemi fisici che gli hanno impedito di brillare nel Real Madrid, resta capace di giocate sontuose. Ha un portiere affidabile come Courtois, da anni considerato tra i migliori in Europa: poco per uno che ha un’altissima considerazione di sé al punto da definirsi “il più forte del mondo”. il ct Martinez si ritrova tra le mani una squadra potenzialmente devastante. Ha avuto il tempo e il coraggio di modellarla a sua immagine e somiglianza. L’ha presa quando Wilmots, il nemico di Nainggolan, fu cacciato dopo la sconfitta con il Galles e l’ha rivoluzionata: gioca con la difesa a 3 e punta tutto sui fuoriclasse che ha davanti. Poi mescola spesso moduli e uomini, abbassa De Bruyne a centrocampo o lo alza tra i rifinitori. E si affida alla sorte: non è detto che questa occasione sia l’ultima occasione. Spera semplicemente sia l’occasione giusta.