L'uomo del giorno. Berardi, l'attaccante 'Dop' che ama la provincia
di Paolo Condò , di Paolo CondòLo scorso novembre, in pieno boom del Sassuolo, Roberto De Zerbi descrisse in questo modo Domenico Berardi: “Un ragazzo genuino, consapevole della sua forza ma anche del fatto che è il suo ambiente a conferirgliela. I suoi amici, i suoi affetti. Domenico è spiazzante, perché siamo abituati a un mondo in cui tutti vogliono salire di più, brillare di più, guadagnare di più. La sua permanenza felice al Sassuolo va contro le regole”. Il primo agosto Berardi compirà 27 anni. L’augurio è che la festa lo colga negli ultimi giorni di vacanza, perché vorrebbe dire aver tirato la carretta almeno fino a Londra, alla final four dell’Europeo. Il dubbio, quest’estate come le altre estati ma stavolta un po’ di più, è sulla sua destinazione a vacanze finite: perché la strepitosa prestazione con la Turchia, tra l’altro al debutto in un grande torneo per nazionali, ha incendiato…
Lo scorso novembre, in pieno boom del Sassuolo, Roberto De Zerbi descrisse in questo modo Domenico Berardi: “Un ragazzo genuino, consapevole della sua forza ma anche del fatto che è il suo ambiente a conferirgliela. I suoi amici, i suoi affetti. Domenico è spiazzante, perché siamo abituati a un mondo in cui tutti vogliono salire di più, brillare di più, guadagnare di più. La sua permanenza felice al Sassuolo va contro le regole”. Il primo agosto Berardi compirà 27 anni. L’augurio è che la festa lo colga negli ultimi giorni di vacanza, perché vorrebbe dire aver tirato la carretta almeno fino a Londra, alla final four dell’Europeo. Il dubbio, quest’estate come le altre estati ma stavolta un po’ di più, è sulla sua destinazione a vacanze finite: perché la strepitosa prestazione con la Turchia, tra l’altro al debutto in un grande torneo per nazionali, ha incendiato le rassegne stampa dell’intera Europa.
Un prodotto 'Dop' sconosciuto in Europa
Per carità, nel calcio moderno tutti conoscono tutti, basta un giro su Wyscout per apprendere vita, morte e miracoli di un terzino del Timbuktu o di un mediano di Xanadu; e però la pervicace assenza dalle coppe di Domenico - ha giocato soltanto i preliminari dell’Europa League 2016-17, fra l’altro segnando cinque gol in quattro partite: poi si è infortunato, e quando è tornato arruolabile il Sassuolo era ormai eliminato - ne ha fatto un oggetto di culto molto provinciale, ovviamente nel senso migliore del termine. Uno di quei prodotti “dop” che trovi sugli scaffali dei supermercati gourmet, prodotto nella fattoria più bio che ci sia e quindi costosissimo. Giorgio Squinzi non gli aveva mai attaccato un cartellino del prezzo, peraltro, lui che a ogni raduno chiedeva a Giovanni Carnevali se gli aveva comprato Messi (e giù risate, salvo chiedersi a volte se non dicesse sul serio): ma la natura del legame contrattuale era molto chiara, se Domenico avesse voluto partire il Sassuolo - una volta ricevuto il giusto compenso - non si sarebbe opposto.
Quei no a Juventus e Inter
Arrivò così la proposta della Juve (Berardi piaceva e continua a piacere ad Allegri), che venne declinata dal giocatore. Era il 2015, il club bianconero virò su Zaza - che grazie a una buona stagione si conquistò una maglia per l’Europeo, guarda un po’ le sliding doors - e si sparse la voce che Domenico avesse detto no in quanto antico tifoso interista. Beh, era una scemenza: l’anno successivo fu esattamente l’Inter a tentare un avance, ottenendo la stessa risposta. No, grazie. Berardi stava bene a Sassuolo. Una decisione spiazzante, per dirla con De Zerbi. Contro la “regola” che vuole i giovani di talento diretti in tutta fretta al grande club e al grande stipendio (non che Squinzi ieri e Carnevali oggi l’abbiano trattato male, sia chiaro).
Vedremo se cambierà qualcosa dopo quest’Europeo, nel quale il minimo che si possa dire è che Domenico sia entrato col piede giusto. Anzi, con entrambi i piedi. Perché la sua differenza, rispetto a tanti attaccanti esterni in possesso di un’estremità nobile e un’altra plebea, è la capacità di farsi largo col destro una volta che il terzino avversario gli ha chiuso l’uscita sul prediletto sinistro. Il gol dell’1-0 - sì, viene da definirlo gol perché Berardi crossa con inusitata potenza, cercando e trovando la rete di sponda - è un colpo tirato di destro. Poi sono venuti il gelido cambio di gioco in area per Spinazzola, ouverture del 2-0, e per lanciare il 3-0 la palla rubata al rilancio di Cakir che è l’altra faccia delle lezioni di De Zerbi. Il principale alfiere della cosiddetta partenza dal basso allena ovviamente molto in settimana questo fondamentale tattico. Siamo abituati a soffermarci su quanto imparino o non imparino i difensori a cavarsela col palleggio, e per questo non pensiamo a quanto gli attaccanti apprendano a essere cacciatori. Ieri sera Berardi ce l’ha fatto vedere.