La falsa partenza di Baku, ma ora arriva la Turchia
dal nostro inviato Marco Azzi , dal nostro inviato Marco AzziBAKU - Il pane a chi non ha (ancora) i denti. In Azerbaigian resta per adesso sub judice l'innovativo esperimento dell'Europeo itinerante, che sta invece già riscuotendo molto successo nella maggior parte delle altre sedi individuate dall'Uefa. I grandi assenti di Baku sono infatti i tifosi e per la prima sfida del girone giocata all'Olympic Stadium - Svizzera-Galles - è stato registrato finora il record negativo di spettatori paganti (8727) della prima fase della manifestazione. Pesano le notevoli distanze - sommate all'emergenza Covid - che hanno di fatto sconsigliato ai sostenitori di Galles e Svizzera di seguire in trasferta le proprie Nazionali, in un viaggio che sarebbe stato allo stesso tempo lungo e costoso. Tra i 700 coraggiosi arrivati in riva al Mar Caspio da Zurigo c'erano non a caso soprattutto rappresentanti degli sponsor elvetici e ospiti vip. Ancora meno (circa 300) i fedelissimi che hanno voluto essere comunque al fianco dei Drago…
BAKU - Il pane a chi non ha (ancora) i denti. In Azerbaigian resta per adesso sub judice l'innovativo esperimento dell'Europeo itinerante, che sta invece già riscuotendo molto successo nella maggior parte delle altre sedi individuate dall'Uefa. I grandi assenti di Baku sono infatti i tifosi e per la prima sfida del girone giocata all'Olympic Stadium - Svizzera-Galles - è stato registrato finora il record negativo di spettatori paganti (8727) della prima fase della manifestazione. Pesano le notevoli distanze - sommate all'emergenza Covid - che hanno di fatto sconsigliato ai sostenitori di Galles e Svizzera di seguire in trasferta le proprie Nazionali, in un viaggio che sarebbe stato allo stesso tempo lungo e costoso. Tra i 700 coraggiosi arrivati in riva al Mar Caspio da Zurigo c'erano non a caso soprattutto rappresentanti degli sponsor elvetici e ospiti vip. Ancora meno (circa 300) i fedelissimi che hanno voluto essere comunque al fianco dei Dragoni, in rappresentanza del celebre "Muro Rosso" che per la circostanza è sembrato più simile a una parete: con il vuoto intorno.
Solamente a Budapest si è vista finora una cornice altrettanto desolante. Pesa nel lontano Azerbaigian la mancanza di una accettabile tradizione calcistica, in un paese che vanta a mala pena 150 mila praticanti e che non a caso si è affidato a un ct italiano, Gianni De Biasi, per bruciare le tappe di una scalata che sarà lo stesso lunga e laboriosa. Ma sarà certamente di aiuto la vetrina degli Europei e dopo la falsa partenza della partita inaugurale, in cui il pienone si è registrato solo nel palco presidenziale, c'è ottimismo per i prossimi due appuntamenti in programma a Baku. In campo ci sarà infatti anche la Turchia, che è vista da queste parti virtualmente come la Nazionale di casa: per la vicinanza (14 chilometri di confini in comune) e ancora di più per gli eccellenti rapporti politici ed economici esistenti tra i due paesi. Avrà dunque più senso l'apertura al 50 per 100 del monumentale Olympic Stadium, che era rimasto semi deserto pure nella finale di Europa League di due anni fa, stravinta dal Chelsea di Maurizio Sarri contro l'Arsenal dello spagnolo Unai Emery.
In Azerbaigian va di moda il made in Italy (Baku è gemellata dal 1960 con Napoli, per la somiglianza tra i due Golfi) e sarebbero stati accolti eventualmente con grande entusiasmo anche gli azzurri di Mancini, visto che la Serie A è più seguita perfino della Premier League: con tanti tifosi di Juventus, Inter e Milan. Ma promette di diventare ovviamente un happening soprattutto l'arrivo della amatissima Turchia, che per le sfide di mercoledì contro il Galles e di domenica contro la Svizzera sarà seguita da una carovana di sostenitori: nonostante i controlli ferrei in aeroporto per l'emergenza Covid. In città l'atmosfera è invece molto più rilassata, dopo le emozioni di due weekend fa per il Gran Premio di Formula 1. Lo sport è il volano scelto dalle autorità locali per fare breccia nel mercato turistico e con i 30 mila spettatori annunciati all'Olympic Stadium per le prossime due partite (e per quella successiva dei quarti di finale) la cartolina promette di essere più accattivante.
Il villaggio degli Europei in riva al Mar Caspio dovrebbe dunque rimanere vuoto ancora per poco. A Baku è già arrivata la nazionale turca, con il morale basso per il 3-0 subito dall'Italia e nessuna voglia di parlare. Blindato in modo particolare Hakan Calhanoglu, che per il momento non può pensare ai suoi problemi per il contratto in scadenza con il Milan. Passare il turno e qualificarsi per gli ottavi, del resto, per il ct Gunes e i suoi giocatori è quasi un affare di stato. Anzi, nella circostanza di due: quanti sono i popoli che per 180' si riuniranno sotto una sola bandiera all'Olympic Stadium, finalmente pieno.