Il mistero Ucraina, l'Italia aspetta il suo 'amico' Shevchenko

Andrey Shevchenko (afp)
Ha perso all'esordio contro l'Olanda, ma se tutto andrà secondo pronostico sarà la nazionale guidata dall'ex attaccante del Milan ad incrociare gli azzurri negli ottavi. Una squadra indecifrabile, guidata da un ct diventato allenatore per acclamazione e non per vocazione
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AMSTERDAM - Sheva era un calciatore col sorriso, con il perenne accenno di allegria felice del bambino quando gioca. Andrij Shevchenko ha invece l'aria tormentata di chi non può mai alleggerirsi del peso della responsabilità. Domenica sera ha perso allo sprint una partita che avrebbe meritato di perdere per distacco e nel raccontarla aveva un'espressione da vecchio, lui che è il più giovane ct del torneo, che trasmetteva il senso della tristezza pura, appena mitigato dall'orgoglio: "Mi è piaciuta molto la reazione della mia squadra quando siamo finiti sotto di due gol: siamo rimasti a galla, ci siamo adattati, abbiamo accelerato. Per questo adesso siamo molto delusi: avevamo la possibilità di prenderci un punto ma ce lo siamo fatto sfuggire per un nostro errore. Sul 3-2 dovevamo agire in maniera diversa, ma sono comunque orgoglioso del carattere che hanno messo i miei giocatori. Hanno dato tutto".

AMSTERDAM - Sheva era un calciatore col sorriso, con il perenne accenno di allegria felice del bambino quando gioca. Andrij Shevchenko ha invece l'aria tormentata di chi non può mai alleggerirsi del peso della responsabilità. Domenica sera ha perso allo sprint una partita che avrebbe meritato di perdere per distacco e nel raccontarla aveva un'espressione da vecchio, lui che è il più giovane ct del torneo, che trasmetteva il senso della tristezza pura, appena mitigato dall'orgoglio: "Mi è piaciuta molto la reazione della mia squadra quando siamo finiti sotto di due gol: siamo rimasti a galla, ci siamo adattati, abbiamo accelerato. Per questo adesso siamo molto delusi: avevamo la possibilità di prenderci un punto ma ce lo siamo fatto sfuggire per un nostro errore. Sul 3-2 dovevamo agire in maniera diversa, ma sono comunque orgoglioso del carattere che hanno messo i miei giocatori. Hanno dato tutto".

Allenatore per acclamazione

È uno di quelli, Sheva, che è diventato allenatore per acclamazione e non per vocazione. La sua grandezza calcistica è stata talmente smisurata (è il più grande giocatore ucraino di sempre assieme a Blochin, ai cui tempi Kiev era però una città dell'Unione Sovietica) che mai nessuno ha ritenuto la si potesse sprecare: andava in qualche modo restituita alla nazione. Shevchenko allena anche per quello. Sembra ieri ma sono già cinque anni, un quinquennio in cui ha ottenuto risultati altalenanti: ha vinto dominando il girone di qualificazione all'Euro relegando il Portogallo al secondo posto ma è retrocesso in Nations League, ha cominciato la marcia verso il Qatar pareggiando a Parigi ma poi ha fatto lo stesso in casa con Finlandia e Kazakistan. La sua nazionale resta dunque un mistero, con tratti di imprevedibilità che preoccupano chi la guida ma anche chi deve affrontarla.

Appuntamento a Wembley?

E quelli, si sa, potremmo essere noi, se l'Italia vincerà il girone e l'Ucraina arriverà seconda nel suo: è tutto abbastanza probabile, in tal caso l'appuntamento sarebbe a Wembley il 26 giugno. Su una cosa tutti gli ucraini concordano, a cominciare da Shevchenko: se l'Europeo si fosse regolarmente giocato nel 2020 l'Ucraina sarebbe stata un'altra cosa, perché all'epoca viaggiava sulle ali dell'entusiasmo e aveva una solidità inattesa, avendo subito appena 4 reti nel girone di qualificazione. L'anno di pandemia ha portato insicurezze, anche perché il Covid ha picchiato duro sulla squadra obbligando il ct a continui rimaneggiamenti. È come se l'Ucraina al galoppo avesse perso il passo, senza più ritrovarlo. Shevchenko è riuscito a convincere la federcalcio ad anticipare la chiusura del campionato e ha potuto radunare una ventina dei suoi già il 15 maggio. Nessuno altro ha potuto fare un ritiro così lungo: quali ne saranno gli effetti?

Un ct di poche parole

Shevchenko è nel mirino della critica come ogni ct, non tanto per come gioca la nazionale ma per come si comporta lui, giudicato troppo avaro di parole e troppo banale nella comunicazione, sia in pubblico sia con la squadra. Lui in effetti nelle conferenze stampa non si sbottona, ma dicono che nemmeno con la squadra sappia trovare le parole che toccano i cuori come sapeva fare Lobanovsky (il papà putativo di Sheva), che oltre a essere un genio della tattica aveva un eloquio spiazzante ma incisivo, sapeva passare dalla grevità all'ironia, esercitava un carisma ieratico. Per molti versi somigliava a Zeman. Blochin invece usava il suo stesso mito: "io sono io", era il senso del suo modo di comunicare, verbale o non verbale che fosse. Shevchenko non si è invece imposto ostentando i luccichii del suo passato, ma ha scelto di presentarsi come un modello imitabile cercando il contatto con i giocatori, specie i più giovani, sui quali esercita inevitabilmente un certo fascino. Ma sopra tutto ha messo lo spirito patrio, l'amore per l'Ucraina, il senso della bandiera: è per questo che sembra vivere con delusione profonda sconfitte tutto sommato prevedibili, e dunque accettabili, come quella con l'Olanda.

Il metodo Lucescu e la scuola Milan

La sua nazionale è incompleta, ha picchi di qualità come di vulnerabilità: anche per questo va presa con le pinze. Il calcio ucraino sta cambiando. Lo hanno cambiato Lucescu, che adesso alleva una generazione di giovani interessanti alla Dinamo Kiev, e Fonseca nei loro anni allo Shakhtar. Chissà come contribuirà De Zerbi, adesso. Shevchenko si è avvantaggiato di quel lavoro al quale ha innestato le sue idee, mutuate per lo più dalla sua esperienza milanista: non è un caso che nello staff ci siano due uomini chiave come Tassotti, probabilmente l'allenatore in seconda più bravo del mondo, e Maldera, figlio dell'ex terzino Aldo e tattico di riferimento di una nazionale che ha uno stile eclettico perché può difendere a 4 o a 3, giocare con il tridente o con il fantasista dietro le due punte, con due centrocampisti centrali oppure con uno schermo basso. Il blocco difensivo della Dinamo Kiev, che include anche il mediano tattico Sydorchuk, aiuta l'intesa, anche se la qualità individuale è modesta oppure è temperata dall'inesperienza. Il diciottenne centrale Zabarnyi (fortissimo, in prospettiva) e il ventiduenne terzino sinistro Mykolenko, 21, che quest'anno hanno fatto anche le prime esperienze in Champions, sono molto bravi ma tendono ad avere dei vuoti di  concentrazione durante la partita (soprattutto l'esterno mancino) e questo obbliga la squadra a un atteggiamento generalmente circospetto, tipico di chi non si sente le spalle coperte. La stella Zinchenko qui fa la mezzala o a volte addirittura l'ala, ma come nel City pecca di continuità e anche lui ogni tanto si distrae: domenica sera ha sbagliato la marcatura sul 3-2 di Dumfries e in avvio ha regalato a Depay una palla gol. Però è una nazionale che sa tenere ritmi alti, che è capace di condurre il contropiede, che ha un centravanti, Yaremchuk, che sa fare il suo mestiere, non ruba l'occhio ma occupa lo spazio e in area si fa sentire. Yarmolenko resta un'ala di livello, però bisognerà verificarne la tenuta: nell'ultima Premier (lui è del West Ham) ha giocato pochissimo a causa di un serio infortunio al ginocchio. La chiave del gioco rimane comunque Malinovsky, che ormai è tra i migliori d'Europa a livello di tecnica pura, cioè nel tiro o nell'assist. L'Ucraina cerca sempre di liberare il suo letale sinistro ai 18-20 metri, con l'Olanda ci è andata molto vicino più di una volta: è mancato l'attimo, quello che l'atalantino sa cogliere prima di giustiziare con il suo mancino implacabile. Sarà importante verificare le condizioni di Zubkov, l'unico attaccante sfacciato che l'Ucraina abbia e che domenica è uscito prima del quarto d'ora: Marlos, il brasiliano naturalizzato che ne ha preso il posto, è parso logoro e bolso, leggermente meglio è andato il giovane Shaparenko.

Porta girevole

Resta poi il problema del portiere: Pyatov, da anni titolare inalienabile dello Shakhtar e della nazionale, nell'ultima stagione ha perso sicurezza e sovente il posto. Shevchenko si è comportato di conseguenza e si è affidato a Bushchan, numero uno della Dinamo Kiev: c'è decisamente di meglio, in giro. La tentazione è dunque di promuovere il diciannovenne Trubin, quello che già sta cominciando ad avvicendare Pyatov nello Shakhtar.