Eriksen, è il giorno del sollievo. Ma il ct Hjulmand attacca: "Stop per Covid sì, ma non per un arresto cardiaco..."

Il post su Instagram di Christian Eriksen (ansa)
Mentre il giocatore posta foto sorridenti ("Sto bene"), proseguono le polemiche. Il tecnico, che in ritiro ha ricevuto la visita del principe ereditario, Federico di Danimarca: "Se ci fosse stato un positivo al virus avremmo avuto 48 ore di tempo". La replica dell' Uefa: "Quanti giorni servono per togliersi di dosso un'esperienza del genere. Due? Tre?"
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COPENAGHEN - Un viso sorridente, il pollice alzato. E' l'immagine che tutti aspettavano e che Christian Eriksen ha postato questa mattina con un selfie dal suo letto d'ospedale. "Sto bene, viste le condizioni. Dovrò fare altri esami ma mi sento okay. Grazie a tutti per i messaggi, questo significa tanto per me. Ora farò il tifo per i ragazzi, giochiamo tutti per la Danimarca". Prima partita, giovedì pomeriggio contro il Belgio del suo fraterno amico Lukaku. Al 10' della gara, 10 come il numero di maglia di Christian, tutto il pubblico del Parken Stadion si alzerà in piedi e applaudirà. E oggi nel ritiro di Elsinore si è presentato anche il principe ereditario, Federico di Danimarca.

Si avvicina la risposta sul fut…

COPENAGHEN - Un viso sorridente, il pollice alzato. E' l'immagine che tutti aspettavano e che Christian Eriksen ha postato questa mattina con un selfie dal suo letto d'ospedale. "Sto bene, viste le condizioni. Dovrò fare altri esami ma mi sento okay. Grazie a tutti per i messaggi, questo significa tanto per me. Ora farò il tifo per i ragazzi, giochiamo tutti per la Danimarca". Prima partita, giovedì pomeriggio contro il Belgio del suo fraterno amico Lukaku. Al 10' della gara, 10 come il numero di maglia di Christian, tutto il pubblico del Parken Stadion si alzerà in piedi e applaudirà. E oggi nel ritiro di Elsinore si è presentato anche il principe ereditario, Federico di Danimarca.

Si avvicina la risposta sul futuro, ma le polemiche non si placano

Intanto per Eriksen si avvicina il momento di lasciare il Rigshospitalet, e anche quello della risposta sul proprio futuro agonistico. I medici dell'Inter saranno informati presto, e dopo le dimissioni del giocatore potranno visitarlo. Ma non si placa la polemica sulla ripresa del gioco nella gara contro la Finlandia, meno di tre ore dopo il dramma in campo. "Se ci fosse stato un caso di Covid, avremmo avuto 48 ore di tempo. Per un arresto cardiaco, no", ha detto il cittì Kasper Hjulmand in conferenza stampa dopo l'incontro con il principe. "Non si doveva giocare. Sarebbe stato meglio salire sul pullman, tornare in ritiro e poi capitasse quello che doveva capitare. Il protocollo dell'Uefa non può essere più importante delle persone. Sono pieno di ammirazione per i miei giocatori, autentici guerrieri: eravamo tutti l'ombra di noi stessi, però abbiamo giocato e dominato la Finlandia, che pure ha segnato il gol della vittoria con l'unico tiro che ha fatto. Voglio comunque dire che il nostro Europeo è tutt'altro che finito".

Altre voci nel coro danese

Non si tratta di una posizione unanime, neppure all'interno del calcio danese. L'ex segretario generale della DBU, cioè la Federcalcio di Copenaghen, Jim Stjerne Hansen, oggi è membro del comitato disciplinare UEFA, ha dichiarato: "La regola è che quando una partita viene posticipata, deve essere recuperata il più presto possibile. E non più tardi del giorno dopo. È impossibile spostare una gara per diversi giorni a causa del programma del torneo in un torneo così serrato. I biglietti sono stati venduti e le altre partite devono essere disputate. Ci sono molte ripercussioni. E bisognava anche tener conto che la Finlandia avrebbe di nuovo giocato mercoledì pomeriggio a San Pietroburgo. Inoltre, mi chiedo: quanti giorni servono per togliersi di dosso un'esperienza del genere. Due? Tre?"

Il ct: "Siamo in modalità da combattimento"

Dubbi e divisioni che accompagnano i danesi verso la sfida al Belgio. Senza una vittoria, sarà difficile andare avanti: "Siamo in modalità combattimento, giocheremo e ci batteremo anche per Christian", ribadisce il commissario tecnico Hjulmand. "Lui è insostituibile, è il cuore della squadra ma cercheremo di non farlo rimpiangere. Ci ha detto che farà il tifo per noi, sarà il nostro dodicesimo giocatore". Tutti i danesi saranno idealmente allo stadio, dopodomani, oltre ai 16 mila che potranno farlo davvero. In tanti indosseranno le magliette di Eriksen e Kjaer, ormai introvabili: da sabato, la richiesta delle casacche del numero 10 e del capitano che gli ha salvato la vita sono cresciute del 500 per cento. Per qualcuno, anche le tragedie sfiorate possono diventare un affare.