Europei, l'errore di Sacchi che mette in guardia Mancini
di Fabrizio Bocca , di Fabrizio BoccaDice la saggezza popolare: Ct avvisato mezzo salvato. E soprattutto: Italia che vince non si cambia. Pare proprio che stavolta non si corra il rischio, ma quando si arriva a questo punto, quando un Europeo comincia nel migliore dei modi, viene uno strano presentimento. L’incubo della seconda partita. Non è che Mancini vorrà fare il fenomeno? Non è che vorrà dimostrare che l’Italia è soprattutto lui e cambia tutto? Non gli salterà in mente che sia troppo banale e stupido mandare in campo la stessa squadra che ha fatto 3 gol alla Turchia? E cioè: Donnarumma - Florenzi, Bonucci, Chiellini, Spinazzola - Barella, Jorginho, Locatelli - Berardi, Immobile, Insigne.
Il cuore della squadra
Mancini, da ex grande calciatore, sa che i giocatori sono il cuore della squadra, non l’allenatore. Probabilmente non si sognerebbe mai di mettersi davanti a loro, perché spesso ha sofferto gli allenatori che volevano ingabbiarlo. Non…
Dice la saggezza popolare: Ct avvisato mezzo salvato. E soprattutto: Italia che vince non si cambia. Pare proprio che stavolta non si corra il rischio, ma quando si arriva a questo punto, quando un Europeo comincia nel migliore dei modi, viene uno strano presentimento. L’incubo della seconda partita. Non è che Mancini vorrà fare il fenomeno? Non è che vorrà dimostrare che l’Italia è soprattutto lui e cambia tutto? Non gli salterà in mente che sia troppo banale e stupido mandare in campo la stessa squadra che ha fatto 3 gol alla Turchia? E cioè: Donnarumma - Florenzi, Bonucci, Chiellini, Spinazzola - Barella, Jorginho, Locatelli - Berardi, Immobile, Insigne.
Il cuore della squadra
Mancini, da ex grande calciatore, sa che i giocatori sono il cuore della squadra, non l’allenatore. Probabilmente non si sognerebbe mai di mettersi davanti a loro, perché spesso ha sofferto gli allenatori che volevano ingabbiarlo. Non si hanno dunque indizi di rivoluzioni nell’aria, e dunque non rischiamo, pare, l’effetto Liverpool 1996. Quando Arrigo Sacchi buttò nella spazzatura un Europeo ben avviato e volle fare, appunto, il fenomeno. Con uno stravolgimento di formazione profondissimo, una “toppata” passata alla storia, così grave e maldestra da aver causato l’eliminazione dell’Italia e segnato per sempre l’allenatore delle due Coppe dei Campioni al Milan e della finale mondiale due anni prima.
Lo stravolgimento di Sacchi
In un Europeo che è una sarabanda di città che lo ospitano e di nazionali che attraversano il continente da un punto cardinale all’altro, la forte radice inglese, rimanda con forza a quella storia di ormai 25 anni fa. L’Italia parte bene con la vittoria sulla Russia (2-1 con doppietta di Casiraghi), ma alla seconda partita, tra centrocampisti e attaccanti, Sacchi ne cambia 5 su 6: Fuser per Di Livio, Dino Baggio per Di Matteo, Donadoni per Del Piero, Chiesa sr per Zola, Ravanelli per Casiraghi. Dallo stravolgimento si salva solo Albertini. Apolloni viene espulso e al primo Europeo della sua storia la Repubblica Ceca ci batte (2-1, Nedved, Chiesa, Bejbl). Contro la Germania Zola sbaglia un rigore è 0-0 e amen. Fuori.
I presentimenti di Mura
Alla vigilia di Italia-Repubblica Ceca Gianni Mura, dal ritiro azzurro scrisse una presentazione il cui titolo era: “Sacchi, squadra che vince si cambia”. Era un pezzo pieno di presentimenti: “Vi stavate rielaborando dell' Italia, voi lì, e in particolare di Casiraghi e Zola? Raus, come direbbe Bossi, anda. Oggi vanno in panchina. Non si interrompe così un' emozione, vorrei dire a Sacchi…”. Dopo il ko con la Repubblica Ceca invece l’inviato di Repubblica è sconsolato: “È fatta così l'Italia di Sacchi. Abituata a partire male, quando parte bene provvede a complicarsi la vita”. E infine dopo l’eliminazione da parte della Germania: “L' Italia lascia prima del tempo per una serie piuttosto lunga di motivi. Il primo e più vistoso di questa serie era e resta un errore del pilota, di Sacchi”. Insomma fu autolesionismo puro. L’Arrigo dopo l’eliminazione si lasciò scappare un “se volete vado a pescare”. Già era partito senza portarsi Roberto Baggio, e nella sostanza non ammise mai fino in fondo l’errore, non disse mai: “ho fatto una c…ta”. Disse che era un’Italia che giocava bene…