Nel girone che in questo momento più ci interessa, quello che da cui potremmo pescare l'avversario degli ottavi di finale, la Macedonia è un'esordiente sfrontato: "Siamo qui per passare il turno e andare avanti nel torneo", dice il ct Igor Angelovski alla vigilia del match contro l'Ucraina di Shevchenko. "Ci aspetta una partita con un concorrente diretto, che come noi ha zero punti: è come fosse una finale ma noi non abbiamo alcuna pressione, perché l'Ucraina è la favorita. E se non ci battono, per loro è una tragedia". Per i macedoni no, è già un trionfo essere qui ma sanno che se s'imponessero agli ucraini, giovedì a Bucarest, si metterebbero in corsa per una promozione agli ottavi di finale. I macedoni sono baldanzosi, anche se all'esordio hanno perduto (1-3) con l'Austria. "Ma quella sconfitta ci ha insegnato che abbiamo qualità: non ci siamo mai chiusi nel bunker e all'80' eravamo in attacco a cercare la vittoria. Adesso siamo pronti per l'Ucraina".
Sheva cerca il riscatto
Shevchenko patisce un po' queste situazioni. Lui non ha l'abilità di gestire l'aspetto comunicativo come Angelovski (e come molti altri macedoni, tipo il vica-capitano Ristovski: "Non c'è tempo per la tristezza o per la gioia, non siamo qui per fare i turisti"), non sa fare il capopopolo, dice cose di profilo più basso: "Ma non c'è bisogno di direi grandi parole, i giocatori sanno benissimo l'importanza di questo torneo. La squadra sta bene, contro l'Olanda ci è mancato solo l'ultimo passaggio".
Il derby "politico" delle maglie
Ucraina-Macedonia è stato chiamato anche "il derby delle maglie", perché entrambe le divise sono finite sotto inchiesta da parte dell'Uefa: quella ucraina perché presenta la cartina del paese in cui compaiono anche la Crimea e i territori del Donbass che la Russia si è annessa nel 2014, mentre quella macedone riporta l'acronimo FFM, Federazione Football Macedonia, quindi senza la N di Nord. I greci hanno protestato, perché era stata proprio Atene a condurre una lunga battaglia diplomatica, infine vinta nel 2018, affinché il nome ufficiale del nuovo stato balcanico fosse corretto in Macedonia del Nord per distinguerlo della Macedonia, regione greca che ha dato i natali ad Alessandro Magno. La Uefa ha in ogni caso rigettato l'istanza, perché la federcalcio macedone non è un ente statale e quindi può chiamarsi sostanzialmente come gli pare. Allo stesso modo ha permesso all'Ucraina di mantenere la cartina sulle maglie, ma ha fatto togliere la scritta "Gloria agli eroi!", giudicata tropo politica. Gli ucraini l'hanno allora "nascosta" all'interno del colletto, e Ceferin ha chiuso un occhio.
Arnautovic squalificato per insulti
La Uefa è intervenuta anche sull'altra partita del girone, squalificando per una giornata l'austriaco Arnautovic, che aveva festeggiato il gol alla Macedonia insultando Alioski e facendo commenti poco fini su "tua madre albanese". La federcalcio austriaca ha annunciato che non farà ricorso (anche perché si temeva uno stop di due turni) ma ha protestato perché "un provvedimento analogo non è stato preso per il provocatore Alioski". Arnautovic, di rientro da un'esperienza in Cina e vicinissimo all'accordo con il Bologna, salterà quindi Austria-Olanda, il match che potrebbe dare la qualificazione matematica agli oranje. Ma anche all'Austria, perché no.
De ritrova un po' di pace (e De Ligt)
Dopo la brillante vittoria (3-2) contro l'Ucraina all'esordio, si è un po' allentata la pressione dei confronti di Frank De Boer, martoriato di critiche per essersi convertito al 3-5-2. "Cruijff si starà rivoltando nella tomba" è arrivato a dire il gemello Ronald, mentre un'altra vecchia gloria come Kees Kist ha addirittura parlato di "stupro al calcio olandese". De Boer sta faticando a mantenere la calma ("Mia moglie non è felicissima di tutti gli insulti che sto ricevendo") ma intanto tira dritto e recupera De Ligt, che ha recuperato dal problema all'inguine e riprenderà il suo posto alla destra di De Vrij. Confermati invece tutti gli altri incluso Depay, che ha parlato del suo futuro: "Tutti sanno che sono stato vicino al Barcellona, ma adesso penso solo all'Europeo". Anche perché Depay non ha procuratore, dunque le faccende di mercato deve seguirle di persona. E adesso non ne ha il tempo.