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L'uomo del giorno. Bale, la cura del Galles per allontanare il pensiero di lasciare

Gareth Bale (ansa)
La stella dei Dragoni ha lasciato balenare che potrebbe anche mollare dopo gli Europei, ma il modo in cui continua a trascinare la sua nazionale e la positiva parentesi al Tottenham sono i segnali di un giocatore tutt'altro che in liquidazione
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La nostalgia in presenza, anziché nello smartworking dei ricordi, è un privilegio che pochissimi sanno meritarsi. Ormai i campioni giocano fino all'estrema consunzione e oltre, alcuni sedotti da un anno in più di ingaggio, altri turbati dall'horror vacui del dopo. Gareth Bale, che compirà appena 32 anni la settimana successiva all'Europeo, ha lasciato balenare che potrebbe anche chiudere qui, un ultimo hurrà col suo amato Galles e tanti saluti. Dev'essere per questo che, con le parole e con l'esempio, continua a spingere avanti la sua nazionale, ripetendole che lo strepitoso piazzamento del 2016 - uscirono in semifinale contro il Portogallo futuro campione - potrebbe essere ripetuto. È come se la percezione del crepuscolo, e l'evidente surplus di motivazione dato dalla maglia del Galles, gli avesse messo ulteriori ali ai piedi. Bale ha sempre corso veloce, ma ieri a Baku semplicemente volava.

Gli assist per Ramsey e la…

La nostalgia in presenza, anziché nello smartworking dei ricordi, è un privilegio che pochissimi sanno meritarsi. Ormai i campioni giocano fino all'estrema consunzione e oltre, alcuni sedotti da un anno in più di ingaggio, altri turbati dall'horror vacui del dopo. Gareth Bale, che compirà appena 32 anni la settimana successiva all'Europeo, ha lasciato balenare che potrebbe anche chiudere qui, un ultimo hurrà col suo amato Galles e tanti saluti. Dev'essere per questo che, con le parole e con l'esempio, continua a spingere avanti la sua nazionale, ripetendole che lo strepitoso piazzamento del 2016 - uscirono in semifinale contro il Portogallo futuro campione - potrebbe essere ripetuto. È come se la percezione del crepuscolo, e l'evidente surplus di motivazione dato dalla maglia del Galles, gli avesse messo ulteriori ali ai piedi. Bale ha sempre corso veloce, ma ieri a Baku semplicemente volava.

Gli assist per Ramsey e la serpentina a recapitare la palla del 2-0 a Roberts, lo scatto che ha costretto Celik al fallo da rigore e perfino lo sguardo tra il dolente e il perplesso dopo un'esecuzione del penalty da principiante sono stati piccoli momenti di arte. La nostalgia nasce così, come faremo senza il ristoro di quegli attimi fuggenti? La classe di Bale si staglia sulla nostra strada, ma una classifica comoda per noi e promettente per i gallesi depotenzia il match di domenica: si potrà andare avanti assieme, e guardare con simpatia a questo Galles bello e fresco, che quasi certamente finirà dall'altra parte del tabellone. Potremo allora ammirare ancora un po' di Bale, nella speranza che il ritorno di Carlo Ancelotti a Madrid, o magari un'iniziativa di Fabio Paratici al Tottenham, gli restituisca la voglia del calcio di club. Perché è lì che si è fuso qualcosa, nella testa di Gareth. Il golf è uno sport meraviglioso, ma se non sei un professionista (che abbia quest'idea?) a 32 anni non ti ci puoi dedicare a tempo pieno.

Bale ha vinto quattro Champions League, almeno due delle quali da grandissimo protagonista. Poi in qualche modo ha rotto con Zinedine Zidane, e in questo calcio moderno nel quale ogni separazione viene accompagnata da ricche clausole di silenzio chissà mai se sapremo il nodo del contendere. Di certo il gallese se ne è andato quando il suo (enorme) ingaggio ha trovato copertura - non ha fatto sconti per giocare, vogliamo dire - e la breve stagione di prestito al Tottenham è stato sì un ritorno a casa, ma in una casa cambiata, ristrutturata, diversa. Meno confortevole. José Mourinho si giocava una partita importante, se già non è mai stato il tipo da storie commoventi quella di Bale ha scalfito appena il suo blocco per gli appunti. E sì che Gareth, cifre alla mano, mica ha fatto così male: in Premier 20 presenze ma soltanto 10 dal primo minuto, 11 gol, uno ogni 83', numero che colpisce. Per intenderci sulla quantità di gol: a spizzichi e bocconi Bale ha segnato quanto Mané e Rashford, un gol in più di Aubameyang e Cavani, due oltre Gabriel Jesus, Mahrez, Firmino e Jota. Se vi pare un giocatore in liquidazione, siete abituati benissimo.

C'è un evidente male di giocare - di vivere sarebbe troppo - nel bagaglio che Gareth si è portato dietro superando i trent'anni. A curarlo è sempre il Galles, e allora è al Galles che ci affidiamo per ricordargli che il secondo posto nel girone di qualificazione mondiale è alla sua portata (Belgio irresistibile, ma la Repubblica Ceca ha già pagato dazio a Cardiff), e con quello lo spareggio per andare in Qatar. Nella sua storia c'è una sola partecipazione a un Mondiale, quello del 1958: poi non ci sono riusciti né Ian Rush né Ryan Giggs, gli altri fenomeni nati lì. Un anno ancora Gareth, e magari ti guadagni l'impensabile.