SAN PIETROBURGO - Senza Ibrahimovic, ma comunque in testa al girone. La Svezia fa uno scherzetto alla Slovacchia, e indirettamente alla Spagna, e si issa in vetta al gruppo E. A San Pietroburgo decide un rigore di Emil Forsberg: il numero 10 svedese segna il suo gol numero 10 alla presenza numero 60 con la maglia della nazionale e regala la vittoria agli scandinavi. Con Kulusevski, appena recuperato dal Covid, che resta in panchina a guardare.
Le scelte conservative dei due ct
Squadra che vince non si cambia, o tutt’al più si cambia poco: il ct svedese Andersson conferma l’11 che ha costretto la Spagna allo 0-0 (il che è quasi una vittoria). Lo slovacco Tarkovic invece opera un paio di modifiche rispetto all’esordio vittorioso contro la Polonia: fuori l’esterno destro Haraslin per Koscelnik e il centrocampista centrale Hromada per Hrosovsky. La Slovacchia, forte della sua posizione di capolista solitaria e della possibilità di accontentarsi anche di un pareggio, lascia inizialmente il pallino del gioco alla Svezia, che però sembra non sapere che farsene.
Un primo tempo all’insegna della noia
Saranno i due moduli praticamente speculari (4-4-2 contro 4-4-1-1), saranno i quasi 30 gradi allo Stadio San Pietroburgo, sarà l’ora della pennichella, ma ciò che ne viene fuori è un primo tempo di rara bruttezza. Gli unici a provocare qualche brivido freddo ai tifosi svedesi sono i quasi omonimi Olsen e Olsson: il portiere in tre occasioni rischia di combinarla grossa per incomprensioni con i compagni di reparto o personali tendenze all’azzardo, come quando si fa scavalcare da un pallone lento ma alto ed è costretto ad affrettarsi e arretrare per evitare la frittata; il centrocampista colleziona falli su falli anche dopo essere stato ammonito, mettendo a dura prova la pazienza dell’arbitro tedesco Siebert. Gli attacchi delle due nazionali non funzionano: troppo leggero quello slovacco, con Hamsik a supporto di Duda che di mestiere non fa il centravanti e va costantemente a sbattere sui giganti difensori svedesi; altrettanto non ispirato il duo d’attacco scandinavo Isak-Berg, con il primo insolitamente spento che non tenta mai lo spunto individuale. Con appena un tiro nello specchio nell’arco dei primi 45 minuti, è inevitabile che il primo tempo vada in archivio sullo 0-0.
Piccoli barlumi di calcio
Ben diverso l’avvio di ripresa: la Svezia sembra molto più volitiva, mentre la Slovacchia accetta di subire l’iniziativa avversaria limitandosi a chiudersi in difesa. Una tattica di cui alla lunga pagherà le conseguenze. Intorno al quarto d’ora, la gara si accende e i due portieri si sfidano alla parata più bella e acrobatica sui colpi di testa di Kucka e Augustinsson: vince Dubravka, autore di un vero miracolo sulla zuccata del difensore svedese.
Il risveglio di Isak
Ma con il passare dei minuti la Svezia aumenta l’intensità e finalmente, complice la sostituzione di uno spento Berg con il più pimpante Quaison, si sveglia Isak: l’attaccante svedese prima va vicinissimo all’1-0 di testa, poi semina il panico nella difesa slovacca trovando però la porta sbarrata dall’intervento di Dubravka e infine alla mezz’ora serve un delizioso assist al nuovo compagno di reparto. L’ex Palermo Quaison è tanto svelto quanto furbo a spostare il pallone quel poco che basta per farsi travolgere da Dubravka in uscita: Siebert non ha esistazioni, indica il dischetto e ammonisce l’estremo difensore slovacco.
La firma del 10
Dagli 11 metri si presenta l’esperto Forsberg: l’attaccante del Lipsia, che con la maglia gialloblù agisce da ala, trasforma in maniera impeccabile, con Dubravka che pur allungandosi per tutti i suoi 187 centimetri non riesce a toccare la palla, che passa a un filo dal palo prima di insaccarsi in fondo alla rete. Una volta in vantaggio, la Svezia cambia ovviamente strategia e abbassa il baricentro. Ma la Slovacchia fatica a creare pericoli: troppo tardiva la mossa del ct Tarkovic di buttare dentro il marcantonio Duris e il funambolo Weiss, quest’ultimo al posto di un Hamsik volenteroso ma senza supporto dai compagni. A nulla servono i palloni alti che piovono verso l’area svedese negli ultimi minuti, con anche il portiere Dubravka a saltare in area di rigore: quello è il pane quotidiano degli svedesoni, che chiudono senza rischiare quasi nulla e si trovano inaspettatamente in testa al girone. Mentre la Spagna domani dovrà necessariamente battere la Polonia, a sua volta a caccia disperata di punti, e vedersela all’ultima giornata con la Slovacchia ancora in piena corsa qualificazione. Mercoledì prossimo ne vedremo delle belle.
SVEZIA (4-4-2): Olsen; Lustig, Lindelof, Danielson, Augustinsson (43’ Bengtsson); Larsson, Olsson (19’ st Claesson), Ekdal (43’ st Svensson), Forsberg (48’ st Krafth); Berg (19’ st Quaison), Isak. All. Andersson.
SLOVACCHIA (4-4-1-1): Dubravka; Pekarik (20’ st Haraslin), Satka, Skriniar, Hubocan (39’ st Hancko); Koscelnik, Kucka, Hrosovsky (39’ st Duris), Mak (32’ st Weiss); Hamsik (32’ st Benes), Duda. All. Tarkovic.
RETI: 32’ st rig. Forsberg.
RECUPERO: 0’ e 5’.
NOTE: ammoniti Olsson, Dubravka, Duda Weiss.