Europei, Mancini arrabbiato: all'Italia non bastano gli ottavi

Roberto Mancini  (ansa)
Finora perfetta, la Nazionale azzurra da sabato inizierà le gare a eliminazione diretta. Il ct ha strigliato la squadra dopo qualche chance concessa al Galles. Ma il livello del gioco, l'intercambiabilità dei ruoli e la concretezza sono adeguate garanzie
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ROMA - "Adesso comincia un altro Europeo. L'eliminazione diretta è pericolosa, bisogna rimanere concentrati e ragionare una partita per volta". Quella di Mancini non è una frase fatta: è l'avviso ai naviganti della traversata più difficile, dal naufragio del 2017 al passaggio del Capo di Buona Speranza azzurro, l'ingresso tra le prime quattro d'Europa. Il ct sintetizza un concetto spietato: se non supera almeno gli ottavi di finale, è come se la Nazionale, per quanto sia stata divertente e vincente nelle sue tre partite del felice ciclo romano, non avesse fatto niente. I giocatori la pensano alla stessa maniera e non nascondono la volontà di non accontentarsi. Chiesa l'ha detto chiaramente a Radio Rai: "Dobbiamo pensare in grande. Giochiamo davvero bene e per noi qualsiasi avversario non fa differenza".

ROMA - "Adesso comincia un altro Europeo. L'eliminazione diretta è pericolosa, bisogna rimanere concentrati e ragionare una partita per volta". Quella di Mancini non è una frase fatta: è l'avviso ai naviganti della traversata più difficile, dal naufragio del 2017 al passaggio del Capo di Buona Speranza azzurro, l'ingresso tra le prime quattro d'Europa. Il ct sintetizza un concetto spietato: se non supera almeno gli ottavi di finale, è come se la Nazionale, per quanto sia stata divertente e vincente nelle sue tre partite del felice ciclo romano, non avesse fatto niente. I giocatori la pensano alla stessa maniera e non nascondono la volontà di non accontentarsi. Chiesa l'ha detto chiaramente a Radio Rai: "Dobbiamo pensare in grande. Giochiamo davvero bene e per noi qualsiasi avversario non fa differenza".

L'Italia può vincere l'Europeo?

Pensare in grande significa pensare sul serio di potere vincere l'Europeo. Che gli azzurri abbiano tutte le armi per poterci riuscire - dall'organizzazione tattica all'elevato livello tecnico medio, dall'affiatamento in campo e fuori alla personalità e al coraggio di attaccare sempre, dall'autostima all'equilibrio tra i reparti, dall'equivalenza evidente tra presunti titolari e presunte riserve alla complementarietà delle caratteristiche tecniche - è un'evidenza già approfondita in questi primi dieci giorni di torneo. In che cosa l'Italia possa migliorare, per salire il gradino che porta alle semifinali, diventa d'ora in poi la questione.

Il problema degli azzurri: i gol sbagliati

Non si tratta di perfezionismo, ma della necessità di evitare qualsiasi errore, perché l'eliminazione diretta non lo perdonerebbe. Di solito il peccato più castigato, a quest'altezza del percorso in un grande torneo, è la sproporzione tra il numero delle occasioni da gol costruite e i gol effettivamente realizzati. Mancini l'aveva già detto prima della Svizzera: "Nel calcio a volte basta un tiro in porta per vincere, non è detto che sia sempre sufficiente giocare meglio". Da questo punto di vista la Nazionale parte bene: sta giocando meglio degli altri e più degli altri è stata efficace sotto porta, oltre ad avere mantenuto immacolata la porta. Soltanto contro il Galles ha segnato meno di quanto avrebbe potuto, anche se Chiesa ha spiegato che non è il caso di preoccuparsi: "Il loro portiere è stato bravo, occasioni ne abbiamo avute tante. Giochiamo bene a calcio e ci divertiamo, questa è la cosa più rassicurante. E poi ogni partita va analizzata in modo differente: avremmo potuto vincere 3-0 come le altre volte".

 

La strigliata di Mancini

Gli alibi per l'inferiore concretezza non mancano. Il principale è certamente la qualificazione già intascata. Poi c'è anche la massiccia rotazione, rispetto alle prime due partite: con tanti interpreti nuovi, i meccanismi non potevano essere subito gli stessi e la vena nelle prime due partite di Berardi, Spinazzola, Barella, Locatelli e Immobile - comunque ben sostituiti - non poteva essere automaticamente compensata. Il ct, però, sembra avere soprattutto un altro genere di preoccupazione: il rischio di distrazione in palleggio e di qualche amnesia difensiva. Ci sono tre immagini della partita col Galles che rendono l'idea di quanto intenda alzare il livello della concentrazione. La prima è subito dopo il gol di Pessina, quando ha chiamato accanto a sé Verratti, Jorginho e Belotti: l'aria era severa. La seconda è dopo la fuga di Ramsey verso Donnarumma, stoppata da un eccellente recupero di Jorginho. La terza è dopo il tiro al volo di Bale, liberissimo in area, tiro per fortuna finito alto.

 

La fame di Verratti

Tuttavia gli azzurri hanno una risorsa in più per la fase più difficile e delicata dell'Europeo ed è proprio la famosa intercambiabilità. Ci sono tanti titolari aggiunti e i due più illustri tra loro - Chiesa e Verratti - hanno sottolineato che gli stimoli di chi finora ha giocato meno possono trasformarsi nel decisivo punto a favore dell'Italia. Mancini stesso, del resto, ha spiegato quale sia l'aspetto della squadra che più gli piace: "La grande personalità". Nessuno ha paura del palcoscenico, insomma, e il concetto è riassumibile nelle parole di Verratti: "Non volevo rivivere l'incubo del 2016, saltare una competizione così è dura. Nelle prime due partite sono stato tifoso, ma adesso che ho messo piede in campo, ne sono felice e voglio restarci". Riecheggia più forte la frase del commissario tecnico: adesso comincia un altro Europeo.