In fila per la parmigiana e non per Bale, il flop di Baku

(reuters)
La capitale dell'Azerbaigian non si è scaldata per questi Europei, pochi spettatori allo stadio per le tre partite, neanche la presenza della Turchia è riuscita a garantire il sold out
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BAKU - L'appiglio più solido per giustificare l'antico gemellaggio con Napoli (datato 1960) e più in generale la forte familiarità di Baku con il made in Italy è l'eccellenza a tavola della parmigiana di melanzane: già competitiva - quella sì... - a livelli altissimi. Pure per il turismo è però solamente una questione di tempo, con i cantieri del lusso che dopo il Covid sono ritornati operativi H24: letteralmente notte e giorno. Il boom di visitatori è garantito e la cartolina del Golfo diventa ogni giorno che passa un po' più spettacolare, anche se c'è l'ostacolo da superare dell'inquinamento del Mar Caspio: balneabile per adesso solo nell'estreme periferie della città. Ancora non basta invece la passione degli appassionati locali per la Serie A, che da queste parti è perfino più seguita della Premier League inglese, per colmare l'enorme gap di tradizi…

BAKU - L'appiglio più solido per giustificare l'antico gemellaggio con Napoli (datato 1960) e più in generale la forte familiarità di Baku con il made in Italy è l'eccellenza a tavola della parmigiana di melanzane: già competitiva - quella sì... - a livelli altissimi. Pure per il turismo è però solamente una questione di tempo, con i cantieri del lusso che dopo il Covid sono ritornati operativi H24: letteralmente notte e giorno. Il boom di visitatori è garantito e la cartolina del Golfo diventa ogni giorno che passa un po' più spettacolare, anche se c'è l'ostacolo da superare dell'inquinamento del Mar Caspio: balneabile per adesso solo nell'estreme periferie della città. Ancora non basta invece la passione degli appassionati locali per la Serie A, che da queste parti è perfino più seguita della Premier League inglese, per colmare l'enorme gap di tradizione e di cultura calcistica con cui continuano a  scontrarsi gli azeri: nonostante la scelta politico-ecomica di puntare sullo sport (e in primis sul pallone) fatta dalle autorità della capitale, con l'obiettivo di ricavarne in cambio un vigoroso tornaconto in termini di visibilità internazionale.

Il primo tentativo a Baku andò a vuoto e risale al 2019: finale londinese di Europa League tra Chelsea e Arsenal, con l'esigua rappresentanza dei padroni di casa presenti in tribuna che si schierò dalla parte di Maurizio Sarri, festeggiando con lui la vittoria (anche) made in Italy. Ma al seguito delle due squadre arrivarono solo in 5 mila e le spettacolo fuori dal campo fu un flop. Due anni dopo ecco il bis, storia - da analizzare - di questi giorni. Non si può prescindere dalla sintesi più veritiera dei numeri: con gli appena 46027 spettatori paganti nelle tre gare giocate finora all'Olympic Stadium, che è per giunta uno dei pochissimi palcoscenici dei primi Europei itineranti in cui la capienza è consentita al cinquanta per cento.

A Baku il 3 luglio è in calendario pure il prestigioso appuntamento con uno dei quarti di finale e non è dunque ancora arrivato il momento dei bilanci definitivi, anche se è poco probabile una inversione di tendenza rispetto a quello parziale ed è utopistico pensare che possa essere significativa. Stride già in maniera quasi irrimediabile, infatti, l'impari confronto con il travolgente show alla Puskas Arena di Budapest, dove si sono presentati in 67889 per assistere alla partita tra i padroni di casa dell'Ungheria e la Francia. A garantire il pienone in Azerbaigian avrebbe dovuto essere la Turchia, che è da queste parti la Nazionale più amata. Macché: nemmeno la maxi carovana guidata dal presidente Erdogan è bastata per garantire il sold out nella sfida con il Galles, a cui ha assistito dal vivo pure il numero uno dell'Uefa, Aleksander Ceferin. L'accoglienza per lui è stata impeccabile, grazie a una macchina organizzativa che ha rasentato per due settimane la perfezione. È mancato però l'urlo della folla: eccetto che per celebrare gli 8 gol complessivi segnati nei 270'.

Il calcio è ancora un oggetto misterioso, per il popolo (già di suo non facile agli slanci di entusiasmo) azero. I praticanti sono appena 150 mila e il ct Gianni De Biasi - italiano, ovvio - ha dovuto fare i conti con l'indolenza un po' messicana perfino dei giocatori della Nazionale: molto restii ad allenarsi per due volte al giorno. Va un po' meglio con il tifo da poltrona e in tv ci sono stati ascolti da record per gli azzurri: celebrati tutti confidenzialmente con il nome e il cognome dal telecronista di turno. I nostri rappresentanti diplomatici, l'ambasciatore Claudio Taffuri e il capo della Cancelliera Consolare Umberto Boeri, che a Baku è pure il vicecapo missione, sono in questo periodo più gettonati e ricercati che mai, non solo per le loro eccellenti capacità professionali. Come "ambasciatori" pure del footbalk, chissà che sarebbe successo all'Olympic Stadiun con l'Italia... Invece nemmeno la festa degli Europei è riuscita per ora a fare breccia e lo stadio vuoto non è colpa del Covid. Sono difatti pienissime le discoteche, i bar e specialmente i ristoranti: tutti in fila per la parmigiana di melanzane, mica per Bale.