SAN PIETROBURGO - Gruppo E, come emozionante. Un finale emozionante per il girone, la qualificazione viaggia sulle onde del destino, promuovendo alla fine chi ha meritato di più nel complesso delle tre partite, la Svezia, e chi riesce in extremis a trovare la formula per coniugare la qualità del palleggio con il gol: la Spagna. Nel tritacarne resta impigliata la Polonia di Paulo Sousa. Una squadra dalla doppia personalità, almeno a giudicare da quest’ultimo match. Che si fa subito in salita che accentua il dislivello, e poi d’improvviso si riaggiusta e quasi diventa una ripidissima ed emozionante discesa. Possiamo dirlo: nel computo delle azioni, la Polonia esce per un paio di centimetri, le traverse di Lewandowski e un gol in fuorigioco, e per la stanchezza finale.
Polonia troppo tesa: ed è subito gol
Dobbiamo vincere, senza se e senza ma. Con questo pensiero fisso, la Polonia scende sul prato di San Pietroburgo per affrontare la Svezia, che già ha la pagella per andare avanti. Ma la strada già impervia diventa salita dopo una manciata di secondi, al primo assalto libero dalla forfora dei peggiori pensieri della squadra di Andersson: Isak viene fermato con le cattive dall’orco Glik, cade precipitevolmente e, pensate un po’, cadendo col tacco, toglie il pallone dalla liberazione di Bereszynski, evento casuale e significativo, perchè Forsberg agguanta la sfera e fa la cosa giusta: diagonale sul palo lontano e Szczesny raccoglie il pallone nel sacco. Uno a zero. Paulo Sousa frigge nel suo elegante panciotto, la sua Polonia è una navicella che si perde nello spazio senza trovare la meta voluta.
Sousa sbaglia gli esterni
Troppi pensieri, l’obbligo di vincere a tutti i costi, ma anche - francamente - una cifra tecnica modesta, specie negli esterni, che pure sono chiamati obbligatoriamente in causa da una manovra che, nonostante Zielinski e Lewandowski, non ha alternative al cross. Elemento che esalta la dote del gioco aereo di Danielson. centrale talentuoso e forte, chiedete al super centravanti del Bayern, ma probabilmente non in cima ai desiderata dei grandi club (gioca in Cina) per le pause che si concede. Con la Svezia sulle ali dell’entusiasmo per il gol segnato, Danielson perde un pallone pericolosissimo in appoggio all’assalto, aprendo una prateria ai più pericolosi, Lewandowski e Zielinski in primis, cui si aggiunge Klich, un nome un destino. Perchè “Klich” ma la finestra non si apre, l’indirizzo richiesto non porta a Olsen.
Collettivo gialloblù
Se la Polonia non riesce a vincere un solo duello individuale, allora è il collettivo che si fa preferire. E per mezz’ora la Svezia giganteggia, scherza l’avversario, vince tutti i duelli diretti. Ci vuole un colpo fortunato. Nella Polonia che fa un’inutile collezione di angoli, arriva l’occasionissima, quando Lewandowski salta di testa schicciando palla a terra, Olsen viene salvato dalla traversa, l’arietre el Bayern ci riprova da più vicino, ancora traversa. Olsen che aveva messo in angolo una secca conclusione di Zielinski. Finale di tempo tutto biancorosso, ma senza costrutto.
Al riposo le notizie che arrivano da La Cartuja non sono affatto buone per la Polonia. Paulo Sousa ne ha viste abbastanza da Puchacz e deve rischiare, spazio all’americano Frankowski. Ma al 50’ Bednarek perde palla e Szczesny deve allungarsi per respingere un tiro di Quaison. Deve essere il momento di chi si è visto poco, perchè dopo poco è Krichowiak a scaricare un secco sinistro angolato dal limite, Olsen riponde con un grande intervento.
Ciclone Kulusevski
La Svezia però non ha più brillantezza nelle sue repliche, Andersson se ne accorge, ecco Kulusevski dopo il virus. Pochi minuti e la scelta è subito premiata. A Dejan bastano 4 giri di lancetta dei minuti, per lucidare l’argenteria. Il suo pregio maggiorfe è la progressione, eccolo al 59’ filare via come un treno, attirare su di sè gli avversari, cambiare direzione verso il centro e poi toccare a Forsberg. “Tank pa det” dice al vecchio nostromo. Pensaci tu: piattone preciso nell’angolino basso. Polonia gelata!
Eccesso di euforia
Guai giocare con l’orgoglio dei polacchi. La Svezia che ha costruito la sua credibilità internazionale su una difesa inossidabile, quasi perfetta (e ne sappiamo qualcosa), festeggia in anticipo, due minuti, si scopre e zac! ecco la zampata del campione. Zielinski trova con un fendente diagonale Lewandoski che si allarga, si accentra e infila Olsen con un tiro a giro sul lato opposto. Due a uno. Paulo Sousa finalmente ci mette il talento che ha tenuto in panchina. Entra Swierchzok per l’insufficiente Jozwiak, e in 4’ l’attaccante del Ludogorets va a segno di ginocchio su cross da sinistra. Il Var annulla, l’ala è in fuorigioco di un pugno di centimetri.
Il talento di Kozlowski, la Svezia trema
Doccia gelata, Andersson toglie i suoi gioielli, Sousa invece li inserisce. Fuori Isak da un lato, dentro Kozlowski dall’altro. Quando si arriva nel rettilineo finale, all’84’, Lewandowski la raddrizza: volata di Frankowski, cross, Swiderski porta fuori target quel Danielson di cui abbiamo detto, Lewandowski, il pericolo numero 1, si ritrava solo, davanti a Olsen. Stop e piatto per un rigore ravvicinato: 2 a 2. La Polonia iniste, ora addirittura è la Svezia a tremare, Olsen blocca un tiro rimpallato di Bereszynski (meglio Ekdal nel duello tutto doriano), ancora Olsen che smanaccia un pallone messo sul palo opposto da Lewandowski.
Kulusevski in versione … rugbistica
La Polonia però ha esaurito le forze. E allora Kulusevski la chiude, con il secondo assist di importanza capitale: controlla al limite dell’area, si gira, vede arrivare Claesson sembra un passaggio di rugby un “offload” per Claesson che si infila e con lo scavino supera Szczesny. La Svezia è oggi. Ma la Polonia, forse, ha un domani.
Svezia(4-4-2): Olsen; Lustig (69′ Krafth), Lindelöf, Danielson, Augustinsson; S Larsson, Ekdal, Olsson, Forsberg (78′ Claesson); Isak (68′ Berg), Quaison (55′ Kulusevski). All.: Andersson
Polonia (3-5-2): Szcz?sny; Bereszy?ski, Bednarek, Glik; Jó?wiak (61′ ?wierczok), Klich (73′ Koz?owski), Krychowiak (79′ P?acheta), Zieli?ski, Puchacz (45′ Frankowski); Lewandowski, ?widerski. All.: Sousa
Arbitro: Oliver (Ing)
Reti: 2′ e 59′ Forsberg; 61′ e 84′ Lewandowski; 94′ Claesson (S)
NOTE: Recupero 3’ e 5’. Ammoniti: Danielson, Krychowiak e Glik. Angoli 10 a 6 per la Polonia.