Mancini, Vialli e quell'abbraccio: la forza di un istante straordinario

L'abbraccio tra Mancini e Vialli (reuters)
Due ragazzi diventati grandi: un pezzo di storia del Paese in cui il calcio non è protagonista ma musica d'accompagnamento. Con Wembley nel destino e una storia da riscrivere. Insieme, come 29 anni fa
2 minuti di lettura

C'è Luca che corre incontro a Roberto. C'è Roberto che si gira a cercare l'amico, incredulo di felicità. Il risultato è quell'immagine: la cartolina che l'Italia ha spedito da Londra ai 15 milioni di italiani che la guardavano: l'abbraccio tra Roberto e Luca. Che in quel momento non sono più il ct Roberto Mancini e il capo delegazione Luca Vialli. Ma sono due ragazzi cresciuti insieme e diventati grandi, a cui la sorte ha appena dato un'altra possibilità per riscrivere il proprio destino.

Perché ci piace tanto, quell'immagine? Perché i social ne sono invasi? Perché colpisce tutti, anche chi magari la partita la guardava distrattamente? Forse perché basta guardarlo per rivedere la nostra storia, la storia di tutti noi, di un'Italia diversa, di una generazione che ha saputo resistere al tempo e - basta guardare il volto scavato di Vialli - anche alla mal…

C'è Luca che corre incontro a Roberto. C'è Roberto che si gira a cercare l'amico, incredulo di felicità. Il risultato è quell'immagine: la cartolina che l'Italia ha spedito da Londra ai 15 milioni di italiani che la guardavano: l'abbraccio tra Roberto e Luca. Che in quel momento non sono più il ct Roberto Mancini e il capo delegazione Luca Vialli. Ma sono due ragazzi cresciuti insieme e diventati grandi, a cui la sorte ha appena dato un'altra possibilità per riscrivere il proprio destino.

Perché ci piace tanto, quell'immagine? Perché i social ne sono invasi? Perché colpisce tutti, anche chi magari la partita la guardava distrattamente? Forse perché basta guardarlo per rivedere la nostra storia, la storia di tutti noi, di un'Italia diversa, di una generazione che ha saputo resistere al tempo e - basta guardare il volto scavato di Vialli - anche alla malattia. Perché sono le storie che nascono grazie al calcio, ma in cui il calcio è solo la colonna sonora di sottofondo. Perché Luca e Roberto che si abbracciano, sono due ragazzi diventati grandi che hanno visto passare davanti ai loro occhi tutta la loro vita. E in quell'istante sono appena riusciti a riprenderla prima che fuggisse nuovamente via.

S'erano separati a 28 anni, nel 1992, dopo un'altra notte a Wembley: quel giorno il sogno di portare la Sampdoria in cima all'Europa s'era infranto a tanto così dall'impresa. Ma non si sono mai persi davvero, restando amici in un senso che raramente il calcio sa rendere. Per questo la forza di quell'istante è straordinaria: perché a differenza degli abbracci che siamo abituati a vedere dopo un gol, quando uno festeggia e gli altri correndogli incontro sembrano più congratularsi che condividere un'emozione. No, le espressioni di Vialli e Mancini, in quel corrersi incontro, non hanno nulla della recita un po' infantile dei festeggiamenti studiati dai campioni in campo. Dietro quelle bocche spalancate c'è un'intera storia che non serve raccontare, per avvertirla. È un abbraccio atteso 29 anni, il riscatto della loro storia. Della finale col Barcellona, certo, dove le loro strade - almeno quelle sportive - si erano scisse. Ma anche del tormentato passato azzurro: i due grandi delusi delle Notti magiche di Italia '90, uno scalzato dall'exploit di Baggio, l'altro lasciato a guardare da fuori, senza poter dire nemmeno per un minuto "io c'ero".

È bello immaginare che quando Mancini ha sussurrato il nome di Vialli come capo delegazione della sua Nazionale al presidente della Federcalcio Gravina, stesse scorrendo con la mente la strada di questo Europeo. E magari, incrociando i percorsi possibili, aveva pensato proprio a questo: a una notte a Wembley in cui riscattare quella storia ingrata, quel passato ingiusto che aveva ucciso i loro sogni più nascosti quando parevano potersi materializzare davvero. "Ma per riscattare davvero la nostra Wembley mancano ancora tre partite", diceva Mancini, con addosso ancora tutta l'adrenalina di una vittoria emozionante come mai erano stati i suoi successi in azzurro, fino a oggi. Quando dal pozzo delle paure di un nuovo fracasso inglese ha visto emergere il volto di Federico Chiesa: e non a caso, il figlio di un altro attaccante cresciuto accanto a Mancini, nella Samp, quasi un erede ideale di Vialli.

Un cerchio chiuso dall'abbraccio in mondo visione. In quell'istante immortalato da un video di pochi secondi, Roberto e Luca sono appena riusciti a riprendersi la loro vita, un attimo prima che fuggisse nuovamente via. Dandosi un'altra occasione, per scrivere un nuovo finale.