La presa di posizione della Nazionale italiana ha alimentato le polemiche, invece di sopirle. Gli azzurri hanno deciso di inginocchiarsi prima del quarto di finale di venerdì, a Monaco di Baviera, non perché aderiscono alla campagna Black Lives Matter ma come forma di solidarietà nei confronti degli avversari, i belgi che, al contrario degli austriaci, si inginocchieranno in gruppo, come già hanno fatto nell'ottavo di finale contro il Portogallo.
Maurizio De Giovanni "Un atteggiamento imbelle"
Un'uscita infelice dal punto di vista comunicativo, come ha sottolineato lo scrittore Maurizio De Giovanni: "I calciatori - ha detto - possono decidere legittimamente di fare o non fare questo gesto ma la cosa più sbagliata è farlo se lo fanno gli altri e non farlo se non lo fanno gli altri. Questo mi sembra veramente il più imbelle, il più fragile degli atteggiamenti". Che ha inevitabilmente scatenato le reazioni politiche.
Matteo Salvini: "In ginocchio solo per un gol". Laura Boldrini: "Una scelta al ribasso"
Questa mattina il leader della Lega, Matteo Salvini, ha detto: "Spero di vedere tanti azzurri inginocchiati non prima della partita ma durante, come Chiesa dopo il gol all'Austria". Molto critica l'ex presidente della Camera, Laura Boldrini "Se c'è una convinzione - argomenta la parlamentare del Pd - allora i simboli sono importanti. Senza convinzione, non si capisce il senso. Dare all'altra squadra la facoltà di scegliere cosa fare mi pare una scelta a ribasso".
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La nota della Federcalcio: "Azzurri liberi di aderire a Black Lives Matter"
La Figc ha cercato allora di correre i ripari, pubblicando una nota sul suo sito: "La Federazione Italiana Giuoco Calcio, nel ribadire il suo impegno incondizionato e quello di tutti gli Azzurri contro il razzismo e ogni discriminazione, ha ritenuto opportuno lasciare alla squadra la libertà di aderire alla campagna Black Lives Matter". Insomma, le Federazione tiene il punto: non possono essere attribuite patenti di alcun genere a chi sceglie di non aderire al movimento attivista internazionale, nato all'interno della comunità afroamericana degli Stati Uniti: "Come già affermato dal presidente Gabriele Gravina non più tardi di una settimana fa - spiega la nota - la FIGC ritiene che l'imposizione di qualsivoglia comportamento rappresenti in sé una forma di prevaricazione e sostiene la scelta della squadra in occasione delle gare di UEFA Euro 2020, compresa quella con il Belgio di venerdì prossimo. Il giudizio sulla sensibilità di tutti i membri della Nazionale italiana in difesa dei diritti della persona umana è nel dna azzurro, come provano molteplici iniziative e dichiarazioni in tal senso, e non può essere subordinato all'adesione ad una, non l'unica, manifestazione di sostegno alla lotta anti-razzista".
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Le polemiche si moltiplicano, non si sopiscono
Insomma, idee molto simili a quella espressa da Roberto Mancini, alla vigilia della partita con l'Austria di sabato scorso: "Non vorrei parlare dell'argomento - disse allora il ct azzurro - ma comunque io sono per la libertà". Una posizione che però mostra tutta la sua fragilità, agendo da moltiplicatore delle polemiche. Ottenendo, cioè, l'effetto esattamente opposto rispetto a quello auspicato.