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Europei, il flop di Mbappé: il ragazzo d'oro che ha tradito la Francia

Kylian Mbappe (afp)
I campioni del mondo hanno buttato via una partita incredibile contro la Svizzera. Sul banco degli accusati, oltre al ct Deschamps, la stella del Psg, deludente in tutto il torneo e ben oltre il rigore fallito con gli elvetici
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BUCAREST - Come abbia fatto la Francia a buttarsi via in questo modo resta un mistero insondabile. Oppure ci sono delle ragioni sondabilissime e dunque preoccupanti, perché la nazionale più forte del creato (anche se per i criteri matematici del ranking Fifa a esserlo è il Belgio) ha progressivamente spostato l'asse delle sue prestazioni da frammenti di sublime bellezza a momenti di impasse desolante. Al Mondiale, la forza trascinante era stata quella dei gregari: Mbappé e Griezmann avevano messo il cappello a un trionfo costruito mattone su mattone dall'inviolabilità della coppia Varane-Umtiti, dalle parate di Lloris, dalla rivelazione di Pavard e Hernandez (partiti come riserve di Sidibé e Mendy, poi infortunati), dai chilometri macinati da Kanté e Matuidi e dalla vocazione al gregariato di Giroud, centravanti da zero gol (e di tiri in porta, poco di più) ma di inimitabile inclinazione all'altruismo.

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BUCAREST - Come abbia fatto la Francia a buttarsi via in questo modo resta un mistero insondabile. Oppure ci sono delle ragioni sondabilissime e dunque preoccupanti, perché la nazionale più forte del creato (anche se per i criteri matematici del ranking Fifa a esserlo è il Belgio) ha progressivamente spostato l'asse delle sue prestazioni da frammenti di sublime bellezza a momenti di impasse desolante. Al Mondiale, la forza trascinante era stata quella dei gregari: Mbappé e Griezmann avevano messo il cappello a un trionfo costruito mattone su mattone dall'inviolabilità della coppia Varane-Umtiti, dalle parate di Lloris, dalla rivelazione di Pavard e Hernandez (partiti come riserve di Sidibé e Mendy, poi infortunati), dai chilometri macinati da Kanté e Matuidi e dalla vocazione al gregariato di Giroud, centravanti da zero gol (e di tiri in porta, poco di più) ma di inimitabile inclinazione all'altruismo.

La solidità perduta e lo scollamento tra stelle e gregari

Tre anni dopo la Francia si è imborghesita? È una lettura probabile. Nelle notta fonda di Bucarest (tra fuso orario e calci di rigore, la partita è finita all'una di notte) Deschamps non faceva che ripetere che "il nostro punto di forza era la solidità", e con gli occhi sembrava guardare nel vuoto nella speranza che riapparisse, la solidità perduta, mentre gli si leggeva il disorientamento per quel verbo coniugato al passato. Infatti gli è rimasta per le mani una squadra sfarinata e impastata malissimo nelle sue due anime, con gli operai flebili e le stelle quasi scostanti, capaci di illuminazioni fulminee e di superficialità incomprensibili.

Le contraddizione di Benzema, Pogba e Mbappé

Benzema ha segnato 4 gol ma sul piano del gioco è sembrato un pesce fuori d'acqua, Pogba ha giganteggiato però si è anche perso in errori ingenui. Mbappé, soprattutto, ha deluso su tutta la linea. La Francia gli somiglia, lui riassume la Francia: tra Monaco, Budapest e Bucarest avrà fatto venti scatti brucianti, ma ogni volta che la gente tratteneva il respiro per la meraviglia delle sue partenze lui la tradiva incartandosi un attimo prima dell'arrivo. Sempre. Il rigore decisivo sbagliato contro la Svizzera non è stato l'errore più evidente: tutto il suo Europeo è stata una mancanza. Alla fine, all'altezza della situazione è rimasto il solo Griezmann, che s'è non altro s'è fatto in quattro per consentire alla squadra di sopportare il tridente. È stata la sua sostituzione a un pugno di minuti dalla fine (ecco un altro errore di Deschamps) a condannare la Francia alla rimonta della Svizzera: è come se i Bleus avessero di colpo perso l'ultima spennellata di personalità.

Su Deschamps l'ombra di Zidane: "Ma la squadra è con me"

Deschamps è sotto accusa e finirà nel tritacarne. "E' normale, con la nazionale di Francia: quando si vince è merito dei giocatori, quando si perde è colpa dell'allenatore. Lo accetto". Dédé ha un contratto fino al Mondiale in Qatar e l'ombra incombente di Zidane, successore designato, sulle spalle, ma nella notte romena ha girato attorno all'argomento, senza dare una risposta diretta: "Qui c'è un gruppo unito e solidale, e lo è anche nella tristezza di questi momenti. I giocatori sono con me".

Tutti gli sbagli di Didier: "La mia mossa non ha funzionato"

Resta il fatto che Deschamps ha sbagliato moltissimo, in queste settimane. Intanto, nel corso del torneo ha cambiato per quattro volte l'assetto tattico, passando dal 4-3-3 al 4-2-3-1 e poi, contro la Svizzera, dal 3-4-1-2 al 4-2-4. Le ultime due correzioni sono state disastrose, il ricorso alla difesa a tre in particolare. Il ct se n'è assunto la responsabilità: "Le scelte che ho fatto non mi hanno dato ragione, anche se poi abbiamo fatto quello che serviva per invertire la tendenza. Riconosco che i problemi del primo tempo erano legati al sistema di gioco. Volevo mettere il trio offensivo nelle migliori condizioni, ma non ha funzionato".

"Noi come Croazia e Portogallo"

È però ancora più incomprensibile come la Francia si sia liquefatta dopo avere ribaltato la partita risalendo dal baratro del possibile 0-2, dopo aver giocato 20' stellari e aver rovesciato addosso alla povero Svizzera classe e talento a catinelle. Poi, di colpo, il black out. "Il secondo gol di Seferovic ha cambiato lo scenario e siamo diventati febbrili". Spiegazione più dettagliate Deschamps non ha saputo darne, così come Lloris ("Stavolta non abbiamo saputo chiudere il negozio": l'equivalente francese di "tirare giù la saracinesca") e ha finito per rifugiarsi nel mezzo gaudio provocato dal male comune: "Nel giro di due giorni sono usciti i campioni e i vice campioni del Mondo e i campioni d'Europa. Il calcio è questo". Che strana rassegnazione.

Il mistero dei troppi infortuni

Piuttosto, Deschamps ha negato con certezza che ci siano stati problemi in fase di preparazione, dalla logistica (i francesi, una volta lasciata Clairefontaine, hanno cambiato due volte programma rispetto ai piani originali e molti si sono lamentati dell'alloggiamento nel Marriot di Budapest) alla cura dell'aspetto fisico. La Francia è stata martoriata dagli infortuni: Dembélé è tornato a casa dopo la prima partita, Hernandez non è mai stato bene davvero, Digne si è stirato, Thuram, Lemar e poi Koundé hanno avuto guai muscolari, contro la Svizzera nei supplementari si sono fermati pure Benzema e Coman. Uno stillicidio, negato dal ct: "Cose nella norma, capitate anche ad altre nazionali come il Belgio. Tra Budapest e Bucarest abbiamo avuto temperature canicolari e l'organismo è stato più sollecitato, ma non è un fatto di preparazione". Però è anche di questo che la FFF chiederà conto a Deschamps, assieme all'indefinitezza tattica che l'ha colto all'improvviso e sul più bello, come se da tre anni la Francia non avesse una struttura sicura, affidabile, con le minime variazioni tra il 4-3-3 e il 4-2-3-1. Possibile che l'innesto di Benzema abbia messo in discussione tutte le certezze?

Poche sostituzioni e niente turn over

Deschamps ha anche fatto uso con pigrizia delle sostituzioni, facendo di fatto solo cambi ritardati o obbligati, a parte quello "tattico" con la Svizzera tra Lenglet e Coman. Ha sfruttando poco la rosa nella sua interezza, alternando appena 15 titolari: gli undici della prima partita più Koundé, Digne, Tolisso e Lenglet. Alla fine, la mancanza di brillantezza fisica è stata evidente.

In Qatar una nazionale under 30

I francesi usano spesso una parola italiana, per definire una situazione: scenario. Qual è dunque quello che si prospetta ora? La nazionale non cambierà molto, perché l'età media resta bassa e anzi la Francia arriverà in Qatar nel pieno della maturazione. Probabilmente lasceranno Giroud e il secondo portiere Mandanda (il milanista Maignan farà uno scatto in avanti nelle gerarchie) e rischia di scivolare fuori dal gruppo il trentunenne Sissoko mentre Benzema, coi suoi 33 anni, dovrebbe tirare fino al Mondiale e rimanere, assieme a Lloris, l'unico ultratrentenne della rosa.