Altro che bluff, ora la Svizzera fa paura. Petkovic: "Vogliamo qualcosa di grande"
dal nostro inviato Marco Azzi , dal nostro inviato Marco AzziIl pesce piccolo è stato ripescato dal blu petrolio del Mar Caspio e si è mangiato in un solo boccone il pesce più grande: la Francia, che era il predatore più temuto e potenzialmente vorace nell'acquario degli Europei. Una sorpresa extra large, certamente la più clamorosa dall'inizio del torneo. Ma forse era stato commesso a monte un colpevole errore di valutazione, giustificato solamente in parte dalla falsa partenza della Svizzera nel girone A: terminato da capitan Xhaka e compagni con uno stentato e insoddisfacente terzo posto in classifica, alle spalle dell'Italia e del Galles. Soprattutto la batosta di Roma con gli azzurri (0-3) allo stadio Olimpico aveva minato la credibilità degli elvetici, sfuggiti in extremis alla gogna della eliminazione immediata grazie alla successiva vittoria contro la Turchia, a Baku. L'obiettivo minimo degli ottavi si era trasformato per la squadra elvetica in quello massimo e per questo nessuno…
Il pesce piccolo è stato ripescato dal blu petrolio del Mar Caspio e si è mangiato in un solo boccone il pesce più grande: la Francia, che era il predatore più temuto e potenzialmente vorace nell'acquario degli Europei. Una sorpresa extra large, certamente la più clamorosa dall'inizio del torneo. Ma forse era stato commesso a monte un colpevole errore di valutazione, giustificato solamente in parte dalla falsa partenza della Svizzera nel girone A: terminato da capitan Xhaka e compagni con uno stentato e insoddisfacente terzo posto in classifica, alle spalle dell'Italia e del Galles. Soprattutto la batosta di Roma con gli azzurri (0-3) allo stadio Olimpico aveva minato la credibilità degli elvetici, sfuggiti in extremis alla gogna della eliminazione immediata grazie alla successiva vittoria contro la Turchia, a Baku. L'obiettivo minimo degli ottavi si era trasformato per la squadra elvetica in quello massimo e per questo nessuno aveva più badato ai proclami della vigilia di Vlado Petkovic, che al suo arrivo in Azerbaigian non si era preoccupato di gettare subito la maschera. "Siamo qui per riscrivere la storia: questa è la nostra occasione e abbiamo le capacità per non fallirla. Non siamo mai stati così forti...".
Mina vagante
Diceva molto sul serio, altro che bluff. Ora se n'è accorta sulla sua pelle la Francia e faranno bene a tenerne conto anche tutti gli altri, perché la Svizzera si candida per diventare la mina vagante della manifestazione. Nell'edizione di cinque anni fa, del resto, pure il Portogallo era stato ripescato dopo il terzo posto nella fase a gironi e poi era arrivato fino in fondo, alzando la Coppa nel cielo di Parigi. "Noi non ci accontentiamo, percepisco negli sguardi dei miei calciatori la loro volontà di credere in qualche cosa di più grande", ha infatti immediatamente rilanciato Petkovic, il primo ct della storia a pilotare al di là delle colonne d'Ercole degli ottavi di finale in un Europeo i rossocrociati, in grado di arrampicarsi così in alto soltanto nei Mondiali giocati in casa, nel 1954. A Bucarest c'era già in pista il charter prenotato per il ritorno a casa, ma il piano di volo e la sua destinazione sono stati cambiati in extremis: da Kloten a San Pietroburgo, dove è in calendario il quarto di nobiltà contro la Francia.
La squadra che sta sempre in viaggio
La Svizzera ci ha preso gusto a viaggiare ed è ormai diventata la squadra simbolo dell'Europeo in formato itinerante, nel bene e nel male. Nelle prime due settimane gli elvetici erano stati obbligati a sciropparsi 12807 chilometri in liena d'aria per fare ripetutamente la spola tra le due sedi del gruppo A: Roma e Baku, pagando dazio contro gli azzurri alla stanchezza per la traversata dall'Azerbaigian all'Italia e anche al jet lag, con la differenza di fuso orario sulle spalle. Ma Petkovic e i giocatori non hanno mai cercato giustificazioni e per questo è stato sottovalutato da tutti l'handicap supplementare con cui s'erano dovuti misurare, sommando le difficoltà logistiche a quelle tecniche. Pure la Francia si è presumibilmente convinta con un errore di valutazione di avere di fronte un pesce piccolo e l'ha pagato a carissimo prezzo, capendo troppo tardi che i rossocrociati non erano quelli visti nel girone.
Contro la Spagna senza Xhaka
Ora l'effetto sorpresa è svanito e nei quarti la Spagna sarà un po' agevolata pure dalla squalifica di Xhaka: futuro romanista e trascinatore dei suoi nella magica notte di Bucarest. Ma Petkovic come al solito è allergico agli alibi. "La mia Svizzera s'è rialzata: l'ha fatto di nuovo, come mi è già successo tante volte, da quando alleno questa squadra. Non ha più senso porsi limiti e non ne abbiamo voglia, dopo avere eliminato con pieno merito i campioni del mondo. È stato fin troppo emozionante, sotto per 3-1 non immaginavo di potere raddrizzare la sfida in quel modo. Tutti hanno dato il 120 per 100 e abbiamo mantenuto la nostra promessa: riscrivere la storia. Dateci il tempo di riposare un po', poi saremo pronti per guardare negli occhi anche i nostri prossimi avversari, si va a San Pietroburgo...".
La grande fiducia
Xhaka ci sarà solo da tifoso. "Ma ho piena fiducia nei miei compagni. Sono certo che ripeteranno la grande prova fatta contro la Francia. Stiamo rendendo fiera la nostra nazione e io tornerò a dare il mio contributo nella semifinale di Londra...". Quella della Svizzera è sempre stata fiducia nei propri mezzi, non spacconeria o presunzione: questo sta dicendo il campo. Haris Seferovic ha segnato una doppietta a Bucarest e non sta nella pelle. "Non importa più chi sfideremo, abbiamo dimostrato che possiamo vincere contro qualsiasi squadra". Lo pensa anche Yann Sommer, l'eroe nazionale dopo il rigore parato a Mbappé. "Abbiamo fatto qualcosa di incredibile, di immenso: con la testa e il cuore. La partita contro i francesi è stata come un film e l'epilogo specialmente per me è stato pazzesco: ho visto un attimo prima nella mia mente quello che sarebbe successo, per questo mi sono tuffato dalla parte giusta", ha rivelato con gli occhi lucidi il portiere elvetico, che per non farsi mancare niente è diventato papà proprio durante gli Europei. Mario Gavranovic si candida invece più modestamente per un posto tra i titolari, dopo il gol nel recupero che è valso i supplementari. "Sono orgoglioso per avere rappresentato il mio Ticino e fatto un regalo a tutti i nostri tifosi. La mia rete è stato un mix di istinto e tecnica. I rigori invece li avevamo invece provati ogni giorno al termine degli allenamenti".
Il pesce piccolo è diventato un piranha e dopo la Spagna, chissà, potrebbe trovarsi di nuovo sulla strada dell'Italia: nella eventuale semifinale. È presto pensarci adesso, ma non per iniziare a mettere da parte il ricordo del facile 3-0 di Roma, nella fase a gironi. Quella non fu una sfida ad armi pari ed è verosimile che il calendario - sfavorevole alla Svizzera - abbia agevolato almeno un po' la goleada azzurra. Gli elvetici sono la mina vagante. Guai a sottovalutare chi è stato ripescato dal Mar Caspio.