Europei di calcio Insostituibile Jorginho : il fan dell'inno di Mameli è rimpianto in Brasile
di Enrico Currò , di Enrico CurròFIRENZE - Lasciatelo cantare con la chitarra in mano: a Coverciano, quando si tratta di musica, i dubbi sono pochi, è sempre l'ora di Jorginho. Che preferisce Wonderwall degli Oasis a Toto Cotugno, però ormai si sente un italiano vero. Ci fu un tempo non lontano in cui l'inno di Mameli trovava, schierati in campo, undici azzurri afoni e così pure la panchina adesso polifonica: il dibattito si spingeva fino alla teoria sull'opportunità di promuovere Verdi e il Va' Pensiero al posto di Fratelli d'Italia. Sembra passato un secolo, a guardare (e a sentire) questa squadra, con l'oriundo brasiliano, intonato assai, che spicca nel coro: "L'inno mi emoziona: mi fa venire in mente tanti pensieri, tanti ricordi del percorso che ho fatto".
FIRENZE - Lasciatelo cantare con la chitarra in mano: a Coverciano, quando si tratta di musica, i dubbi sono pochi, è sempre l'ora di Jorginho. Che preferisce Wonderwall degli Oasis a Toto Cotugno, però ormai si sente un italiano vero. Ci fu un tempo non lontano in cui l'inno di Mameli trovava, schierati in campo, undici azzurri afoni e così pure la panchina adesso polifonica: il dibattito si spingeva fino alla teoria sull'opportunità di promuovere Verdi e il Va' Pensiero al posto di Fratelli d'Italia. Sembra passato un secolo, a guardare (e a sentire) questa squadra, con l'oriundo brasiliano, intonato assai, che spicca nel coro: "L'inno mi emoziona: mi fa venire in mente tanti pensieri, tanti ricordi del percorso che ho fatto".
Ma poi la musica è cambiata, Mancini lo ha scelto come inamovibile direttore dell'orchestra nazionale e adesso, se ancora qualche dubbio sussiste sulla formazione da opporre domani al Belgio capoclassifica Fifa nella partita più importante del ciclo della rinascita, di sicuro non riguarda lui. Il ct ha essenzialmente due alternative: cambiare qualche interprete, rispetto al sofferto ottavo di finale con l'Austria (Chiellini rientra o no? Chi merita tra Chiesa e Berardi l'impiego dall'inizio?), oppure mantenere gli undici del 3-0 alla Svizzera, cioè principalmente il centrocampo classico Barella-Jorginho-Verratti. Perché ormai si vince almeno in 14 e c'è chi, come Chiesa, Pessina e Locatelli eversori degli austriaci, può meglio demolire gli avversari stanchi, entrando in campo all'uopo. Nell'uno e nell'altro caso il regista sarà comunque l'insostituibile per definizione, fresco di conquista della Champions col Chelsea, la sera che fece inumidire gli occhi a lui ("non riesco a smettere di piangere") e a mamma Maria Teresa, sua prima istruttrice di calcio sulla spiaggia, che fissava estasiata la maglia londinese in bacheca. Intanto Jorge Luis Frello padre, tassista in patria e genitore orgoglioso, preparava il viaggio per Roma. Qui, davanti alla sede del Coni, prima di entrare all'Olimpico, sarebbe stato immortalato dagli inviati di Rede Globo nell'atto di promettere ai concittadini di Imbituba il nuovo successo: "Dopo la Coppa dei Campioni, mio figlio vi farà vincere anche la Coppa d'Europa".
La sola ipotesi ha scatenato dissertazioni tra i commentatori brasiliani, un po' meno tra i tifosi concentrati sulle gesta della Seleçao, attualmente impegnata in Coppa America: davanti alla difesa serve più un eclettico anche difensore come Fabinho o un incursore saltuario, capace di lavoro sporco come Casemiro? La risposta inconfessata è che servirebbe proprio uno come Jorginho: costruttore sì, ma anche recuperatore di palloni, e soprattutto tranquillizzatore: "Quando ci stavamo innervosendo, a Wembley, perché non riuscivamo a fare il nostro gioco, ho detto ai miei compagni di restare calmi e di non cadere nella trappola dei duelli fisici, che era quello che volevano gli austriaci". La Nazionale rischiava di sgretolarsi, poi lo ha ascoltato e ha aggiustato le crepe. Adesso, se l'Italia batterà il Belgio, la chitarra tornerà a suonare a Coverciano: Wonderwall, il muro delle meraviglie.