Barella e Insigne, due talenti all'altezza rovesciano i giganti
dal nostro inviato Fabrizio Bocca , dal nostro inviato Fabrizio BoccaIl calcio è meraviglioso sotto il metro e settantadue. Si può giocare un calcio da giganti e si possono fare cose straordinarie in un corpo più piccolo, che sa però frullare mirabilmente il pallone. I belgi battuti dai colpi eccezionali di Nicolò Barella e Lorenzo Insigne. Mentre quelli là svettavano sopra, loro passavano sotto, si rialzavano, trovavano più rapidamente quel buco libero di campo. Quel tunnel spazio temporale che porta direttamente alla semifinale di Londra e alla Spagna.
È la notte più bella per i nostri Skywalker, portati in trionfo al fischio finale sulle note di Jovanotti: "Il più grande spettacolo dopo il big bang siamo noi, io e te...". Tutti…
Il calcio è meraviglioso sotto il metro e settantadue. Si può giocare un calcio da giganti e si possono fare cose straordinarie in un corpo più piccolo, che sa però frullare mirabilmente il pallone. I belgi battuti dai colpi eccezionali di Nicolò Barella e Lorenzo Insigne. Mentre quelli là svettavano sopra, loro passavano sotto, si rialzavano, trovavano più rapidamente quel buco libero di campo. Quel tunnel spazio temporale che porta direttamente alla semifinale di Londra e alla Spagna.
È la notte più bella per i nostri Skywalker, portati in trionfo al fischio finale sulle note di Jovanotti: "Il più grande spettacolo dopo il big bang siamo noi, io e te...". Tutti si erano concentrati sulla marcatura a uomo in stile anni sessanta di Chiellini su Lukaku. Lo juventino andava a prendere l'interista fino a centrocampo, gli giocava d'anticipo, gli saltellava intorno come un grillo per tenersi pronto a ogni intervento e provocando un inevitabile interrogativo: siamo al decimo del primo tempo, quanto potrà durare in questa maniera? Per quelle incomprensibili stranezze del calcio a Lukaku era stata riservata la massima artiglieria di difesa del dinoccolato destroyer azzurro, mentre si lasciava che il ben più sostanziale De Bruyne venisse giù dritto indisturbato attraversando indenne le linee di difesa, senza che Verratti o Jorginho potessero far nulla e lasciando così il compito dell'estrema soluzione alle manone guantate di San Donnarumma.
L'Italia che colpiva dalla destra finiva in fuorigioco o nelle scariche a salve di Chiesa, l'Italia che colpiva a sinistra moriva sui ferali "tiri a giro" di Lorenzino Insigne. La palla raccolta a sinistra, portata sul centro e poi il tiro di destro ad arrotare il pallone, per farlo svolazzare, dall'inizio dell'Europeo, quasi sempre oltre la rete. Tranne il gol alla Turchia, ma più diretto e comunque di piatto.
La grande notte di Monaco l'Italia se l'è guadagnata con i gol di Barella e Insigne, due giocatori soverchiati dai monumentali fisici dei belgi e fino ad oggi non particolarmente apprezzati o difesi, se non da Mancini che li ha sempre schierati titolari e non li ha mai messi in discussione. Barella è un centrocampista scooter, lo trovi dappertutto, corre e lavora per quattro. Un Ancelotti in sedicesimo, o meglio - se si volesse rimanere all'Inter e alla Nazionale che se lo gode - una vita da mediano, alla Lele Oriali. La rabbia e la cocciutaggine con cui si tiene in piedi ed esce dalla triplice morsa di Thorgan Hazard, Vermaelen e Vertonghen in area indicano la testardaggine e la forza di volontà che ne fanno uno dei centrocampisti italiani più forti e continui. Tanto che l'Inter due anni fa ci scommise sopra quasi 50 milioni versati al Cagliari.
Al più grande spettacolo dopo il big bang mancava solo Lorenzino Insigne, il "player of the match" e i suoi maledettissimi e straordinari "tiri a giri" di destro. Quello che mette alle spalle di Courtois è perfetto e armonioso, bellissimo e da benedire, come da maledire sono tutti i suoi predecessori finiti nei cieli dell'Europeo. "È stato uno dei miei gol più importanti - ha detto Insigne - . Siamo in semifinale perché soffriamo tutti insieme, anche chi non gioca, è il mister che ha creato questo spirito. Io contro l'Austria so di non aver fatto una grande prestazione, ma l'importante è aver dimostrato che, tutti insieme, siamo in grado di arrivare fino in fondo" Insigne è una piccola, preziosa botte di talento. Può capitare qualche volta di insolentirlo, ma lui sa che questi sono gli incerti del suo meraviglioso mestiere.