Barella, la breve vigilia della semifinale dell'Europeo sta moltiplicando i paragoni tra l'attuale centrocampo dell'Italia e quello della storica Spagna vincente di Xavi, Iniesta e Busquets: plausibile?
"Quello è stato un reparto incredibile, fatto di campioni. Ce ne sono anche nel nostro, speriamo di fare anche meglio di loro".
Le vostre notti magiche hanno fatto rivivere agli italiani quelle del Mondiale '90?
"Io non ero ancora nato, ma certe emozioni si possono vivere anche attraverso i video e i racconti. Perciò speriamo di fare felici gli italiani, dopo un periodo così difficile come la pandemia. Ce lo meritiamo tutti".
Lei, Jorginho e Verratti vi sentite il fulcro della rivoluzione tattica della Nazionale?
"E' bello ricevere tanti complimenti: stiamo facendo un lavoro importante per la squadra. Però il fulcro è il gruppo, l'unità di intenti, speriamo che questa atmosfera duri per anni. Jorginho e Marco sono due fenomeni, io penso più all'inserimento. Ma qui siamo davvero tutti titolari, Locatelli non può essere catalogato come un'alternativa e così anche Pessina e Castrovilli: parlare solo di noi tre non sarebbe rispettoso. Questo centrocampo è semplicemente molto forte".
Cambia qualcosa, per i suoi movimenti offensivi, se a destra in attacco c'è Chiesa oppure Berardi?
"Berardi è più portato a venire dentro il campo, Chiesa va più dritto. Ma io mi adatto a entrambi, non cambia niente".
Le capita mai di pensare che Jorginho potesse passare meglio un pallone?
"No, Jorginho sbaglia raramente: è difficile dire di lui che poteva fare meglio".
Quest'Europeo sembra avere portato la cultura dello spettacolo: si gioca per superarsi in quello, non per rivalità tra Paesi, è d'accordo?
"Non completamente. Magari si vede di meno, però io in ogni partita cerco di creare una rivalità dentro di me per giocare meglio: rivalità in campo, non tra Nazionali, ma mi aiuta".
Ha parlato con Lukaku alla fine della partita col Belgio?
"Mi dispiace per lui, ma sono contento per me: avrà tante occasioni per festeggiare, stavolta è toccato a noi. Quando Mancini stava parlando alla squadra, io stavo abbracciando Romelu e mi stavo scambiando la maglia con lui, così mi sono fatto raccontare la prima parte del discorso, ma le cose di spogliatoio non sono abituato a renderle pubbliche: magari le diremo alla fine".
Lei si è ispirato a qualcuno tra i campioni dello storico centrocampo spagnolo?
"Giocatori come Xavi e Iniesta hanno ispirato tutti, non solo me. Era difficile rivedermi in loro, viste le mie caratteristiche. Oggi Busquets detta i tempi nella Spagna e nel Barcellona, poi ci sono Pedri e Koke, che ha vinto tanto. Sarà una bella partita, cercheremo di battere il loro centrocampo e di conseguenza anche la Spagna".
Che effetto le fa rappresentare la Sardegna in Nazionale, dopo un grande sardo d'adozione come Riva?
"Sicuramente segnare un gol è sempre un'emozione e farlo all'Europeo è ancora più bello. Gigi è un mito irraggiungibile, spero di avvicinarmi anche in minima parte a quello che ha fatto e rendere orgogliosa tutta la Sardegna come è riuscito a inorgoglirla lui".
Come avete vissuto il dramma sportivo di Spinazzola?
"Siamo rientrati negli spogliatoi e non siamo riusciti neanche a festeggiare una vittoria del genere, è stato il mio primo gol per il quale non ho esultato a fine partita. E' il calcio: ci dà tanto, ci toglie tanto. Ora possiamo solo cercare di rendere Spinazzola orgoglioso e di festeggiare con lui. Emerson al suo posto? Ha propensione offensiva anche lui e ha appena vinto la Champions".
Quanto credete al titolo europeo?
"Mancini ci ha dato una mentalità vincente. ogni partita la giochiamo con questo spirito. Tatticamente siamo molto simili alla Spagna: due squadre che cercano di tenere il pallino del gioco: speriamo di mandarli fuori campo".
Lei con l'Under 21 all'Europeo aveva battuto la Spagna.
"Era stata una bellissima partita: eravamo sotto e siamo riusciti a rimontare ed era stato complicato, perché la Spagna voleva dominare il gioco. Purtroppo poi hanno vinto lor il torneo, ma io ho un bel ricordo di quella partita: è stata la mia prima grande competizione".
Nella stagione eccezionale che sta vivendo vede similitudini tra Inter e Nazionale?
"L'aggettivo sulla stagione me lo tengo, lo dirò alla fine. La similitudine principale è l'unità di intenti: all'Inter l'obiettivo era lo scudetto, qui è arrivare il più lontano possibile. Il gruppo unito che si è creato è simile, ma qui siamo tutti italiani, è più facile. Abbiamo una cultura comune. L'unico problema potrebbe essere che ci si conosce meno in campo magari perché veniamo da squadre diverse, ma dopo un po' non si nota più".
A 24 anni lei è già padre di tre bambine: segno di maturità?
"Mi sono sempre piaciute le responsabilità, da quando ho giocato a calcio fino alla paternità delle mie figlie. Spero di renderle ancora orgogliose, mi mancano tanto".