La rivoluzione di Mancini, la bella Italia che ha cambiato la storia

Roberto Mancini (agf)
La spina dorsale è la stessa del 2018, quando contro l'Ucraina è iniziata la lunga striscia di partite senza sconfitta. Il ct ha spinto la Nazionale oltre confini mai immaginati, dentro la terra ignota dell'attacco a oltranza "Era arrivata l'ora di offrire ai nostri tifosi una squadra attraente"
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A differenza dell'originale, la rivoluzione di Roberto Mancini è stata proprio d'ottobre, secondo calendario gregoriano. Non è stata russa, ma ucraina. La si fa infatti risalire per convenzione al 10 ottobre 2018, data dell'1-1 in amichevole con la squadra di Shevchenko: la prima delle 32 partite consecutive senza sconfitta che da allora hanno scandito il cammino della Nazionale. Ora che l'Italia è in semifinale all'Europeo, non può sfuggire la coerenza del ct visionario. La tattica sfoggiata in quella lontana sera genovese conteneva già gli elementi fondanti del sistema che oggi viene ammirato dagli avversari (l'ultima vittima, il ct del Belgio Martinez, ne ha tessuto un elogio sincero) e che è appunto sorprendentemente rivoluzionario, per i costumi della filosofia calcistica patria.

A differenza dell'originale, la rivoluzione di Roberto Mancini è stata proprio d'ottobre, secondo calendario gregoriano. Non è stata russa, ma ucraina. La si fa infatti risalire per convenzione al 10 ottobre 2018, data dell'1-1 in amichevole con la squadra di Shevchenko: la prima delle 32 partite consecutive senza sconfitta che da allora hanno scandito il cammino della Nazionale. Ora che l'Italia è in semifinale all'Europeo, non può sfuggire la coerenza del ct visionario. La tattica sfoggiata in quella lontana sera genovese conteneva già gli elementi fondanti del sistema che oggi viene ammirato dagli avversari (l'ultima vittima, il ct del Belgio Martinez, ne ha tessuto un elogio sincero) e che è appunto sorprendentemente rivoluzionario, per i costumi della filosofia calcistica patria.

La spina dorsale

Mancini l'ha spinta oltre confini mai immaginati, dentro la terra ignota dell'attacco a oltranza: la linea offensiva a 5, il trio di centrocampo molto tecnico e la taglia non certo gigante di 5 giocatori su 11 sembrano il manifesto di chi sogna di rovesciare l'ordine costituito. Ma era già tutto parecchio reale quasi tre anni fa, altro che sogno, perché la formazione di Marassi era uguale per otto undicesimi a questa del 2-1 al Belgio primo nel ranking Fifa, migliore partita del ciclo in corso. La spina dorsale è la stessa del 2018: Donnarumma in porta, il duo di centrali difensivi Bonucci-Chiellini, il centrocampo Barella-Jorginho-Verratti, gli esterni del tridente Chiesa e Insigne. A ben vedere - siccome Florenzi oggi sarebbe titolare senza l'infortunio di inizio torneo, siccome Immobile a un certo punto entrò al posto del falso nove Bernardeschi e siccome Spinazzola era prigioniero allora come adesso di un serio infortunio - la coincidenza tra le due formazioni è impressionante.

"Una Nazionale attraente"

La folgorazione del commissario tecnico è tanto più evidente se si considera che la vera data d'inizio della rivoluzione può essere tranquillamente anticipata di 5 mesi, all'atto dell'insediamento di Mancini, che ha consegnato al sito ufficiale della Fifa l'interpretazione autentica dei fatti: "Volevo creare qualcosa di davvero diverso. Era arrivata l'ora di offrire ai nostri tifosi una Nazionale attraente". Un sinonimo è divertente: l'osmosi spettatore-attore è raccontata da Insigne: "Non mi sono mai divertito così tanto: era Italia-Belgio, ma per l'atmosfera e il gusto di giocare insieme pareva una partitella con gli amici". Non c'è il rischio della retorica brasiliana del joga bonito, Mancini non abiura la storia: "La scuola italiana è fatta di vittorie costruite su una grande difesa". Ergo, non ci si deve vergognare di chiudere la partita col 5-3-2, come a Monaco, quando c'è da custodire il risultato.

Tutti uguali

Il ct ha del resto cucito sul nuovo, elegante abito tattico della Nazionale i principi dell'egualitarismo: sul campo tutti sono uguali, sia nel senso che ci sono più di11 titolari (per questo, dopo la dolorosa rinuncia a Spinazzola, non mettono ansia la verifica del grado di recupero atletico di Verratti e il controllo del fastidio al ginocchio di Bonucci) sia perché l'occupazione dei ruoli e il pressing permettono di distribuire equamente gli sforzi. Accadde negli anni Trenta del Novecento col Sistema puro, introdotto in Inghilterra, come ricordano gli storici dello sport, anche perché i calciatori non litigassero più sulla sperequazione della fatica tra un ruolo e l'altro. Oggi il sindacato non c'entra. Mancini vuole semplicemente vincere l'Europeo con la migliore tattica possibile: "Francia, Portogallo e Belgio sono più avanti di noi", diceva a inizio torneo. Ma nessuna delle tre è rimasta in corsa e la deduzione è ovvia: l'Italia non si limiterà a scalare ancora il ranking Fifa.