Unai Simon: papere, prodezze e memoria da 'pesce rosso' del portiere che ha rilanciato la Spagna
dal nostro inviato Emanuele Gamba , dal nostro inviato Emanuele GambaLONDRA - La Spagna di Luis Enrique ha quest'insolita capacità di ribaltare le percezioni degli spagnoli, le loro convinzioni sulle cose e sulle persone. Prendiamo Unai Simon, il portiere di cui in pochi sapevano qualcosa e che a Bilbao (gioca nell'Athletic, il club dove è cresciuto) si è preso anche delle belle maledizioni per gli errori che ha commesso, mica soltanto gli applausi per le parate che ha fatto.
L'uomo che ha risolto la crisi dei portieri
Attorno a lui c'erano perplessità, ma d'altronde De Gea - che rimane tutt'ora il portiere meglio stipendiato al mondo - viene da una crisi ormai pluriennale e Kepa ha perso il posto nel Chelsea a scapito del senegalese Mendy, no…
LONDRA - La Spagna di Luis Enrique ha quest'insolita capacità di ribaltare le percezioni degli spagnoli, le loro convinzioni sulle cose e sulle persone. Prendiamo Unai Simon, il portiere di cui in pochi sapevano qualcosa e che a Bilbao (gioca nell'Athletic, il club dove è cresciuto) si è preso anche delle belle maledizioni per gli errori che ha commesso, mica soltanto gli applausi per le parate che ha fatto.
L'uomo che ha risolto la crisi dei portieri
Attorno a lui c'erano perplessità, ma d'altronde De Gea - che rimane tutt'ora il portiere meglio stipendiato al mondo - viene da una crisi ormai pluriennale e Kepa ha perso il posto nel Chelsea a scapito del senegalese Mendy, non proprio una vedette. Qui il terzo portiere è addirittura uno sconosciuto assoluto, almeno in Spagna: è Roberto Sanchez, 27 presenze in Premier con il Brighton dopo una carriera spesa nelle serie minori inglesi. Vive in Inghilterra da quando aveva 15 anni (sua madre è britannica) e in Spagna non ne sapevano niente di lui. Salvo Luis Enrique, che ha di queste idee collaterali.
Dalla papera al trionfo col metodo del "pesce rosso"
Simon lo ha promosso titolare a novembre, fregandosene delle incognite. E oggi il portiere di Murguia, il paese basco di mille anime da dove viene anche il ciclista Landa, la vera gloria del posto, è diventato un eroe nazionale con i due rigori parati alla Svizzera (ma anche con quello che ha fatto sbagliare a Vargas, deconcentrato dai suoi balletti sulla linea di porta) quattro giorni dopo aver rischiato di venire pubblicamente impalato in Plaza Mayor in seguito a una delle più clamorose papere della storia degli Europei, quel liscio tragicomico su un banalissimo retropassaggio da metà campo di Pedri che aveva portato in vantaggio la Croazia negli ottavi di finale. Poteva essere la fine della Spagna, già bersagliata di critiche e massacrata di perplessità, e naturalmente di Unai: è stato invece il momento esatto della svolta. Per meglio dire, il momento è stato una ventina di minuti più tardi, alla fine del primo tempo: invece di rientrare negli spogliatoi, il panchinaro De Gea (che ha avuto un ruolo anche nella gestione delle crisi emotive di Morata) è andato incontro al collega che gli aveva fregato il posto, se l'è preso sotto braccio, lo ha consolato, lo ha rincuorato. Lo ha, in un certo senso, perdonato pubblicamente dei suoi peccati. Nel corso di quella stessa partita, Simon farà due parate decisive e salverà il risultato. A fine gara, Luis Enrique lo abbraccerà negli spogliatoi davanti a tutti e poi elogerà la sua "memoria da pesce rosso", cioè la capacità di resettare uno sbaglio prima che si metta a rodere il cervello come un tarlo. Altri la chiamano la "personalità dell'errore". Unai Simon ce l'ha.
Da quarto portiere all'Athletic a titolare nella Roja
La "tanda" con la Svizzera, come gli spagnoli chiamano la sessione dei calci di rigore, ha portato alla ribalta un personaggio ancora molto defilato che però deve avere un dono: sa come affrontare gli incroci nel destino. La prima svolta della carriera, difatti, c'era stata tre estati fa: all'Athletic era il quarto portiere, di spazio non ne aveva e quindi decise di andare in prestito all'Elche, sperando in uno spiraglio. Ma nel giro di una settimana, Kepa venne ceduto al Chelsea, il titolare designato Herrerin si infortunò e l'altro portiere, Remiro, entrò in rotta con la società per una questione di contratti di firmare. Così Simon venne richiamato a Bilbao di corsa e finalmente entrò nel giro. Quell'anno giocò sette partite. Quello dopo fu titolare. Da novembre è il portiere della Spagna.
Difetti e virtù di un fisioterapista mancato
Lui dice di sé di essere una persona seria, con pochi grilli per la testa. Cominciò da piccolo a giocare in porta "perché ero il più grosso ed ero pigro", ma non mai cambiato mestiere. Ha un diploma da fisioterapista, però adesso studia economia aziendale. Copre bene la porta, è reattivo tra i pali (si è visto, sui rigori), non convince nelle uscite e non è granché coi piedi (si è visto pure quello), anche perché l'Athletic non abusa della costruzione dal basso, come fa invece la nazionale spagnola. Ha dovuto imparare, dice: "Il portiere non è solo parare, soprattutto con Luis Enrique", che coinvolge sistematicamente il "guardameta" nel giro palla. "Spesso sono l'unico giocatore libero e allora danno la palla a me, così un avversario verrà ad attaccarmi e io avrò un compagno libero su cui appoggiare il gioco. Sincronizziamo questi movimenti nei particolari".
Luis Enrique e le lezioni di costruzione dal basso
Dicono che Luis Enrique abbia deciso di affidarsi completamente a Unai proprio per la questione del gioco coi piedi: sapeva che non era uno specialista e perciò nelle prime amichevoli ha chiesto ai difensori di coinvolgerlo il più possibile, di "obbligarlo" a giocare la palla. In pratica, voleva attirare Unai fuori dalla sua confort zone, e vedere come avrebbe reagito: il portiere lo ha fatto benissimo, con impegno, puntiglio e disponibilità. E in quel momento Luis Enrique ha deciso chi sarebbe stato il suo numero uno, perché è un allenatore che mette carattere e personalità sullo stesso piano dei valori tecnici.
Quel colloquio prima dei rigori: "Sii te stesso"
Allenatore e portiere hanno un rapporto molto stretto, quasi complice. Prima dei rigori con la Svizzera si sono parlati a lungo, loro due soli, così vicini da potersi toccare. "Non rivelerò mai cosa mi ha detto, era un colloquio privato. Ma di sicuro ne sono uscito con la convinzione che ai rigori avremmo vinto noi", dirà Unai. Qualcosa è venuto fuori, tuttavia: Luis Enrique ha bisbigliato al suo portiere più o meno questo: "Sii te stesso. Se ti va di saltare salta, se ti va di stare fermo stai fermo, se ti senti di buttarti da quella parte buttati. Sii te stesso. Ascòltati".
Il pizzino con i segreti degli svizzeri
Unai evidentemente l'ha fatto, anche se c'è un secondo segreto vincente da svelare. Durante i rigori, il portiere ha nascosto un foglietto nell'asciugamano che teneva con sé mentre in porta toccava a Sommer: c'erano appuntate tutte le caratteristiche dei tiratori svizzeri e lui tra un penalty e l'altro andava a ripassarle. "Il venerdì mattina io e Josè l'abbiamo passato a studiare come calciavano". Josè è Josè Sambade, il preparatore dei portieri della nazionale, che possiede un archivio aggiornatissimo su tutti i rigoristi in circolazione. Ma anche Unai è uno studioso, già quando aveva 15 anni teneva in una pen drive i dati che riusciva a trovare sui rigoristi suoi coetanei. E il trucco del foglietto, con una conseguente doppia decisiva parata, gli era già riuscito nel quarto di finale della Copa del Rey vinto ai rigori con il Betis Siviglia. Nella finale tutta basca con la Real Sociedad (edizione 2020, per quanto posposta dalla pandemia allo scorso aprile) ha invece perso per colpa di un gol dal dischetto di Oyarzabal, quello dell'ultimo penalty con la Svizzera. Che come prima cosa è andato ad abbracciare l'altro basco Simon.
La tradizione dei portieri baschi
I Paesi Baschi hanno in effetti una tradizione straordinaria di portieri. Ne hanno offerti alla nazionale addirittura sedici, a partire da un mito assoluto come Iribar e continuando con grandi campioni come Arconada, Zubizarreta, Eizaguirre e lo stesso Kepa. O Simon, adesso, il nuovo eroe nazionale, quello che contro la Svizzera ha vinto il trofeo di miglior giocatore in campo: "Ma io lo avrei dato a Sommer, è stato più bravo di me". E con questo tipo di uomini che Luis Enrique ama formare le squadre.