Italia-Spagna da brividi, squadre ambiziose alla ricerca della bellezza
di Paolo Condò , di Paolo CondòIn questa improvvisa epifania dello sport italiano, benedetto su più campi come un bonus dei giorni alleggeriti che stiamo vivendo, la Nazionale riaffermerà il suo ruolo di locomotiva popolare - l’audience tv viaggia verso i 20 milioni - in una semifinale europea che nasce discretamente bene anche dal punto di vista tecnico. L’Italia di Mancini gioca un calcio coraggioso e divertente, e contro la nuova Spagna di Luis Enrique - anche lei focalizzata sulla qualità del gioco non come inutile orpello, ma vero core business - discuterà su chi sia il più forte e non, o almeno non solo, il più furbo.
Comunque vada la vita non ricomincerà da zero...
È stata una scelta programmatica del 2018, quando è partito questo travolgente riscatto dall’umiliazione svedese; una scelta basata sulla fiducia di Mancini nei margini di miglioramento dei giocatori italiani, a patto ovviamente che i club li facessero giocare (la m…
In questa improvvisa epifania dello sport italiano, benedetto su più campi come un bonus dei giorni alleggeriti che stiamo vivendo, la Nazionale riaffermerà il suo ruolo di locomotiva popolare - l’audience tv viaggia verso i 20 milioni - in una semifinale europea che nasce discretamente bene anche dal punto di vista tecnico. L’Italia di Mancini gioca un calcio coraggioso e divertente, e contro la nuova Spagna di Luis Enrique - anche lei focalizzata sulla qualità del gioco non come inutile orpello, ma vero core business - discuterà su chi sia il più forte e non, o almeno non solo, il più furbo.
Comunque vada la vita non ricomincerà da zero...
È stata una scelta programmatica del 2018, quando è partito questo travolgente riscatto dall’umiliazione svedese; una scelta basata sulla fiducia di Mancini nei margini di miglioramento dei giocatori italiani, a patto ovviamente che i club li facessero giocare (la moral suasion della chiamata di Zaniolo quando ancora non aveva debuttato in A fu di rara potenza). Non c’è stagione che non si apra con la statistica sui posti limitati che il nostro campionato riserva agli italiani, in favore di comunitari e non sprovvisti della qualità media di un tempo, perché non sono più quelli di un tempo nemmeno i portafogli. Mancini ha mandato un segnale deciso, e i suoi frutti ci stanno riempiendo l’estate. Non diremo che ragionando così non si perde mai, perché il risultato è ciò che tiene in piedi il concetto di competizione, ma è chiaro che qualsiasi esito arrivi da Wembley — ed è lecito avere fiducia — la vita domani non ricomincerà da zero, ma da un punto molto avanzato della scala.
I paralleli con il basket e il tennis
Nel frattempo la Nazionale di pallacanestro ha vinto a Belgrado con la Serbia lo spareggio d’accesso all’Olimpiade: l’enormità dell’impresa è di quelle che ti scavano in profondità col passar delle ore, e la stessa incredulità è la migliore misura del risultato ottenuto. Sacchetti ha vinto valorizzando le esperienze internazionali di alcuni azzurri, da Polonara a Fontecchio, evasi dai club italiani per giocare nelle grandi d’Europa (nel calcio è successo a Verratti e Jorginho), e godendosi un dono del cielo, perché Nico Mannion tale si è rivelato. Detto che il ragazzo ha una personalità over the top, pare che un anno di allenamenti assieme a Steph Curry possa rivelarsi utile… Gettato il ponte verso l’Olimpiade, che registrerà il record di partecipazioni italiane, il focus è tornato su Wimbledon, cima ancora ancora inespugnata per noi. Pietrangeli, Panatta e Schiavone hanno vinto Parigi, Pennetta New York, ma l’erba ci ha sempre tenuto a distanza. Matteo Berrettini la sta colmando col suo cannone, e la circostanza che entrambe le finali — Wembley e Wimbledon — siano in calendario domenica parla al nostro immaginario in toni suadenti.
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