Fabio Capello: "Italia, gioca veloce. Così potrai battere questa Inghilterra"

Federico Chiesa e Ciro Immobile (agf)

L'ex ct della nazionale inglese fa le carte alla finale di domenica: "Non sono la Spagna: sono forti, aggressivi e hanno preso un solo gol, ma sono più elementari, dai loro piedi il pallone si recupera"

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FIRENZE. Inizi a parlare di una finale tra Italia e Inghilterra a Wembley e la prima immagine che ti viene in mente è il suo gol, 14 novembre del 1973: tiro di Chinaglia, respinta di Shilton e appoggio in porta di Fabio Capello. Che anche oggi, dopo 48 anni, ricorda il valore sociale di quella partita: "Ma ormai è storia, fu la nostra prima vittoria in Inghilterra e la dedicammo ai ventimila camerieri italiani di Londra". Oggi battere gli inglesi a casa loro avrebbe anche il sapore di rovinar loro una festa annunciata, altro che it's coming home: "La comunità è cresciuta, ci saranno 700 mila italiani in Inghilterra: credo che la squadra lo sappia e voglia regalare ai nostri connazionali a Londra una grande notte".

Capello, questa è la sua partita: qual è la prima immagine che le viene in mente?
"Wembley. Non vedo l'ora di entrarci, sarà una cosa impressionante, mi ha colpito la voglia del pubblico di partecipazione, di esserci. Il tifo in tribuna per Inghilterra-
Danimarca era tale che non si riusciva a parlare tra noi. Pensate in finale".

Lei l'Inghilterra l'ha allenata: è arrivato il loro momento?
"Contro la Danimarca avevano come un freno. Nella prima parte della partita, quando erano aggrediti, non giocavano. Sentivano la pressione dello stadio. Poi si sono sciolti, ma non vincere da tanto tempo crea un ostacolo psicologico reale".

Quindi sarà un vantaggio per l'Italia?
"Non esageriamo, il loro è anche un gruppo di giovani di talento, una grande generazione, ma proprio per questo non avranno la scimmia della responsabilità sulle loro spalle. Hanno velocità e poi i dribbling di Sterling. Anzi, mi fa dire una cosa?".

La dica.
"È stato l'Europeo dei dribbling. Si è vinto quasi sempre con gente che dribbla, che salta l'uomo. Ho visto tanti giocatori che hanno questa qualità, questo talento. Sarà così anche in finale: la differenza la farà la capacità di saltare l'avversario".

Secondo lei rischiamo di rivedere un'Italia costretta a rintanarsi dietro?
"Non scherziamo, gli inglesi non sono la Spagna: con loro non recuperavi mai il pallone perché sono bravi tecnicamente, fanno questi passaggi veloci. Gli inglesi sono più elementari, il pallone dai loro piedi si può recuperare. Ma sono molto veloci e poi hanno subito solo un gol e su punizione. Hanno basato la loro forza su centrocampo e difesa molto aggressivi. Serve giocare in velocità per metterli in difficoltà".

Lei uscì dal Mondiale del 2010 per un gol fantasma non concesso alla sua Inghilterra. Oggi la squadra va in finale grazie a un rigore che...
"Un rigore che, insomma, non era tanto rigore. Ma è così, quello che ci penalizzò fu un errore incredibile: a volte gli arbitri ti aiutano, a volte ti condannano".

Lei però al dolo di voler favorire la squadra padrona di casa non crede.
"Credo che gli arbitri dovrebbero interpellare di più il Var. Perché l'arbitro non è stato chiamato ad analizzare personalmente quella situazione al monitor? L'espulsione di Freuler con la Spagna, il rigore di mercoledì... vai a rivederle, no?".

Il Var è sembrato qualcosa di diverso rispetto a ciò a cui eravamo abituati: ha fatto un passo indietro in questi Europei?
"No, non un passo indietro. È stato un Europeo arbitrato bene, giocato con agonismo, un gioco fisico. Noi in Italia ormai siamo no touch, come ti toccano ti butti a terra e l'arbitro fischia. Qui ti butti e non fischia nessuno. Noi ci siamo dimenticati come si gioca. Nelle moviole sui giornali leggo frasi come "il tocco c'è". Ma non esiste, il tocco non è sempre fallo".

Se Capello allenatore dovesse preparare una partita contro questa Inghilterra cosa direbbe?
"La chiave è giocare veloci, far girar palla a centrocampo rapidamente. Loro il possesso palla lo soffrono. Poi certo, Foden, Sterling, Phillips sono calciatori molto validi, grandi talenti. Loro vengono ad aggredirti uomo su uomo, la soluzione di un falso nove puoi provarla a partita in corso. Ma credo che l'Italia debba puntare su un centravanti di ruolo. L'identità di questa squadra prevede di giocare con una punta vera, ma non mi fate fare nomi".

Chi è stato la star dell'Europeo?
"Ho visto tanti bravissimi giovani, ma grandi nomi non ci sono. Se devo dire chi sta facendo un europeo incredibile è Sterling. Dell'Italia sapete chi mi è piaciuto tanto? Jorginho. Un ragazzo che già mi piaceva, ma non così tanto. Non lo vedi, ma c'è sempre, una sicurezza. Anche se il centrocampista che ha cambiato di più la propria squadra è Busquets: da quando è tornato è stata un'altra Spagna. Anche con noi: hanno scelto altri, ma il migliore in campo è stato lui".

Lei sa come funziona la scelta dei migliori in campo?
"Oltre che opinionista Sky sono anche uno degli observer della Uefa, nella giuria che sceglie i migliori. Si decide per maggioranza, votiamo al primo tempo e poi gli ultimi dieci minuti, facendo tutta una serie di osservazioni. Ma non sempre siamo d'accordo: come mercoledì quando è stato scelto Kane. Sì, ha fatto buona partita, ma secondo me altri avevano fatto cose più importanti".

E il migliore della finale chi sarà?
"Lasci stare, pensiamo a vincerla".