Casa Donnarumma, alle origini del fuoriclasse che vuole il Pallone d'oro

Ascolta l'audio

A Castellammare di Stabia celebrano il loro campione. Il presidente della sua prima squadra: "Al Milan dissi: vi do il Maradona dei portieri". Iezzo, ex Napoli: "Sarà il più forte del mondo"
3 minuti di lettura

CASTELLAMMARE DI STABIA. "Quella sera papà tornò a casa dall'allenamento e aveva gli occhi che gli brillavano per la gioia. "Tengo un ragazzo che è uno spettacolo: non potete capire quello che riesce a fare in mezzo ai pali. Ha solo sette anni, ma ve lo dico subito: questo andrà in Nazionale e resterà nella storia". Lo prendemmo per matto, invece aveva ragione lui. Quel bambino aveva un talento fuori dal normale. Si chiamava Gigio. Gigio Donnarumma". La voce di Monica si spezza un istante per l'emozione quando ricorda le parole del padre, mister Ernesto Ferraro, il "fabbricante di portieri", l'allenatore che tra i ragazzi della società Asd Club Napoli di Castellammare di Stabia ha scoperto il Predestinato che ha riportato l'Italia sul tetto d'Europa e adesso è seriamente in corsa per il Pallone d'Oro.

CASTELLAMMARE DI STABIA. "Quella sera papà tornò a casa dall'allenamento e aveva gli occhi che gli brillavano per la gioia. "Tengo un ragazzo che è uno spettacolo: non potete capire quello che riesce a fare in mezzo ai pali. Ha solo sette anni, ma ve lo dico subito: questo andrà in Nazionale e resterà nella storia". Lo prendemmo per matto, invece aveva ragione lui. Quel bambino aveva un talento fuori dal normale. Si chiamava Gigio. Gigio Donnarumma". La voce di Monica si spezza un istante per l'emozione quando ricorda le parole del padre, mister Ernesto Ferraro, il "fabbricante di portieri", l'allenatore che tra i ragazzi della società Asd Club Napoli di Castellammare di Stabia ha scoperto il Predestinato che ha riportato l'Italia sul tetto d'Europa e adesso è seriamente in corsa per il Pallone d'Oro.

La notte di Wembley è cominciata qui, in via Passeggiata archeologica, su un campetto di periferia che sarebbe piaciuto a Osvaldo Soriano. Alzando gli occhi dalla linea di porta, l'unico punto di riferimento è il cavalcavia dell'autostrada. "Gigio è arrivato da noi che aveva 5 anni - racconta Ciro Amore, il presidente del Club Napoli - accompagnava il fratello maggiore Antonio agli allenamenti. Ogni tanto si metteva in porta e i più grandi gli facevano qualche tiro. Si vedeva subito che aveva qualcosa in più degli altri. Quando sono così piccoli, i bambini spesso piangono, vogliono andare via, chiamano i genitori. Gigio no. Era concentrato come un adulto. Pensava solo al pallone". Era stato lo zio materno, Enrico Alfano, portiere anche lui di Juve Stabia e Scafatese, ad indirizzare i fratelli Donnarumma verso il gioco del calcio. Dopo averli svezzati, li aveva affidati a Ferraro, che su quello stesso campetto aveva già lanciato nello stesso ruolo Antonio Mirante, una lunga carriera in Serie A tra Bologna, Parma e Roma. Con mister Ferraro, gli allenamenti erano accompagnati da un rito: "Ogni volta che Gigio si tuffava, papà lo incitava urlando "Cerra cè, cerra cè". Para 'sto tiro", ricorda Monica. La stessa esortazione che il portierone si è tatuato sul braccio e che ha mostrato ieri, orgoglioso, su Instagram per dedicare il trionfo al suo primo mentore: "Anche per te, mister. Sempre con me. Cerra, cè". "Papà non ha potuto vederlo, è morto tre anni fa", dice commossa Monica.

"Per Gigio il calcio non era un semplice divertimento, ma un'ossessione. Si buttava dappertutto, so solo io quanti soprammobili ha distrutto e quanti vetri ha mandato in frantumi", racconta Carmine Paoletti, che ha sposato la sorella di Donnarumma e ha conosciuto il futuro portiere della Nazionale "quando aveva 8 anni e io 20. Non è cambiato, da allora. È un ragazzo allegro e di una bontà fuori dal comune, per questo che sta male quando viene criticato ingiustamente. In campo si trasforma: sembra un veterano, si comporta come se avesse quarant'anni". Assicura Ciro Amore che Gigio era così già da bambino: "Voleva allenarsi sempre. Arrivava qui alle tre del pomeriggio e andava via verso le sette di sera. Nel suo atteggiamento, c'era un aspetto che mi colpì immediatamente: quando finisce l'allenamento, i ragazzi di solito vanno nello spogliatoio e cominciano a fare confusione, ridere, scherzare. Gigio no, faceva la doccia, si rivestiva e tornava a casa. Tutto in dieci minuti. Sembrava già un calciatore professionista, ma aveva appena dieci anni". 

I cartellini di Donnarumma da bambino 

Ed è per questo che quando la società Asd Club Napoli chiuse l'accordo con il Milan per il trasferimento di Donnarumma, Amore non ebbe alcun dubbio: "Ai dirigenti dissi: "vi sto dando il Maradona dei portieri". Aveva 14 anni e mezzo. Due anni dopo avrebbe esordito in serie A". Fu Sinisa Mihajlovic a lanciarlo nella mischia "e quella partita è stata una grande emozione. Niente a che vedere però con la finale di Wembley", sottolinea Amore. 

Sul balcone di casa Donnarumma, una villetta fra Castellammare e Pompei, sventola un enorme drappo tricolore. "Se penso che l'ultimo Europeo lo avevamo visto insieme alla televisione, seduti sul divano, ancora non ci credo - dice il cognato Carmine Paoletti - quella parata è stata la realizzazione di un sogno. Ed è la stessa cosa che mi ha detto lui, al telefono, subito dopo la partita". Se Gigio, dopo aver compiuto l'intervento decisivo, non ha esultato "è perché lui è un campione dentro, ha la lucida follia di chi riesce a rendere semplici le cose più difficili", spiega Carmine.

Ora si parla di Pallone d'Oro, ma a Castellammare di Stabia, forse anche per scaramanzia, si cerca di allontanare il pensiero. Almeno per il momento. "Quest'anno sarà difficile - ragiona Paoletti - Gigio però ha ancora amplissimi margini di miglioramento e non oso immaginare cosa riuscirà a fare quando avrà accumulato altra esperienza". È cauto anche un altro allievo di mister Ferraro, Gennaro Iezzo, portiere di Catania, Cagliari e Napoli: "Forse non sarà quest'anno. Ma Gigio ha l'età dalla sua parte e prima o poi ci riuscirà. Diventerà il più forte del mondo". Iezzo ha ancora negli occhi una scena di un po' di tempo fa: "Avevamo organizzato un'amichevole fra Napoli e Parma. C'eravamo Mirante e io, Ferraro si presentò con un bambino per mano. A un giornalista che lo intervistava disse: "Voi pensate a questi due, ma il più forte è lui". Era Gigio". 

Così, domenica sera, la parata decisiva di Donnarumma è stata come una macchina del tempo per chi lo ha conosciuto sul campetto di via Passeggiata archeologica: "C'era Gigio che alzava la Coppa e si è materializzata la scena di lui piccolo, che mi veniva incontro e diceva: "Presidente, dove sono i palloni per allenarci?"", si emoziona Amore. "Mentre le manone di Gigio si distendevano - dice Monica Ferraro - mi è sembrato di vedere le mani di papà. Forse era lui che da lassù gli gridava: "Cerra cè, cerra cè". Para quel rigore, Gigio".