Italia, una notte da regina

(reuters)
Gol di Shaw, pareggio di Bonucci, poi il trionfo ai rigori: Jorginho sbaglia ma Donnarumma ne para due
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LONDRA - L'Italia ha trionfato a Wembley e adesso Mattarella sembra Pertini, Mancini Bearzot e Donnarumma Zoff, lui che ha parato due rigori. Nella casa dell'Inghilterra, che perpetua il digiuno dal Mondiale 1966 - l'assordante teatro riempito oltre i limiti consentiti dal Covid - gli azzurri hanno vinto il loro secondo titolo europeo: si somma ai quattro Mondiali, consegna a Mancini un posto nella galleria degli strateghi, con Pozzo, Valcareggi, Bearzot e Lippi, e inorgoglisce il Paese, unificato dal culto del calcio. C'è, nella pagina scritta ieri da questa Nazionale, qualcosa di inedito: un Sessantotto inconscio, più di mezzo secolo dopo l'unico Europeo vinto prima di ieri, proprio nel 1968. La rivoluzione tattica offensivista spazza via ogni luogo comune sull'italiano sparagnino e astuto.

LONDRA - L'Italia ha trionfato a Wembley e adesso Mattarella sembra Pertini, Mancini Bearzot e Donnarumma Zoff, lui che ha parato due rigori. Nella casa dell'Inghilterra, che perpetua il digiuno dal Mondiale 1966 - l'assordante teatro riempito oltre i limiti consentiti dal Covid - gli azzurri hanno vinto il loro secondo titolo europeo: si somma ai quattro Mondiali, consegna a Mancini un posto nella galleria degli strateghi, con Pozzo, Valcareggi, Bearzot e Lippi, e inorgoglisce il Paese, unificato dal culto del calcio. C'è, nella pagina scritta ieri da questa Nazionale, qualcosa di inedito: un Sessantotto inconscio, più di mezzo secolo dopo l'unico Europeo vinto prima di ieri, proprio nel 1968. La rivoluzione tattica offensivista spazza via ogni luogo comune sull'italiano sparagnino e astuto.

Lo dimostra la trama di questa finale, raddrizzata con le idee e la coerenza, dopo un avvio traumatico in un ambiente avverso. All'inizio Southgate aveva azzeccato la mossa già preziosa contro la Germania: con Trippier, esterno di buona copertura e falcate possenti, bissava sulla fascia destra l'omologo di sinistra Shaw, infoltendo sia il centrocampo sia la già solida difesa a tre. In attacco Sterling e Mount, stretti ai lati del centravanti-regista Kane, mettevano ansia a Emerson e Di Lorenzo, individuati troppo in fretta come punti deboli. Il precoce gol dimostrava la bontà del teorema: palla smistata a Kane arretrato ad hoc, cambio di fronte per Trippier, avanzata e cross per il colpo al volo di Shaw, osservato da Di Lorenzo.

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Lo svantaggio ha costretto la Nazionale alla complicata rete di passaggi propedeutici all'infilata, dentro il compatto sistema di un'avversaria che mai si faceva trovare scoperta, protetta dalla mediana stanziale Phillips-Rice. Ma col passare dei minuti Verratti e Jorginho sono riusciti a spostare il pallone verso Immobile e Chiesa, mentre Barella cozzava contro rivali più alti e Insigne cercava temerari spiragli. Emergeva un divario atletico che il solo Chiesa, tecnico ma anche potente, compensava in slalom. Suo è stato il primo avvertimento, un sibilo da fuori area non lontano dal palo. L'avanzamento nasceva dal gioco, non dai nervi, e lasciava già intendere il copione della ripresa: Italia in spinta, Inghilterra in respinta. Quando Sterling ha fornito ancora materiale a un arbitro olandese, Kuipers non ha imitato il connazionale Makkelie con la Danimarca e non ha premiato col rigore la caduta al cospetto di Bonucci. Mancini ha inguaiato Southgate con i cambi: Cristante per Barella e Berardi per Immobile hanno disegnato un centrocampo più fisico e un attacco con Insigne falso nove. Pickford ha salvato su Insigne e su un rasoterra perfido di Chiesa: tuffo prodigioso, più del balzo di Donnarumma su testata di Stones. Il pari, meritato e logico, è stato frutto di volontà e coraggio. Nella mischia sul corner di Berardi i due tentativi di testa, prima di Cristante in tuffo e poi del piccolo Verratti, che ha colpito il palo, hanno preparato la zampata di Bonucci, che poco più tardi ha pescato Berardi per il potenziale 2-1: tocco fuori.

Le correzioni di Soutghate, con Saka e Henderson, sono state tattiche, quella di Mancini forzata ma con conseguenze tattiche: Bernardeschi ha rimpiazzato Chiesa, martoriato da Walker, ed è diventato il centravanti, con Insigne di nuovo a sinistra prima dell'azzoppamento che nei supplementari ha scritto il nuovo tridente Berardi-Belotti-Bernardeschi. La stanchezza ha partorito mischie e corpo a corpo continui, trasformando Wembley in Twickenham. Ma nel rugby non ci sono i rigori, nel calcio sì. E a volte rendono anche giustizia.