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Il tocco del Mito, 80 anni fa nasceva Muhammad Ali

Una fase del match tra Muhammad Ali e George Foreman 
Il 17 gennaio 1942 veniva al mondo quello che viene riconosciuto come lo sportivo più influente di tutti i tempi. Una parabola leggendaria, decisiva anche per buona parte delle persone che lo hanno incontrato
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Di Tunney Hunsaker non si ricorderebbero in tanti. Di sicuro in pochissimi lontano da Fayetteville, meno di 3000 anime in West Virginia, cittadina nella quale è stato capo della polizia. Ma Tunney Hunsaker viene invece ricordato, da molti, per essersi legato alla mitologia dello sport. È stato infatti il primo avversario da professionista di Muhammad Ali alla Freedom Hall di Louisville. Ali, nato il 17 gennaio del 1942, oggi avrebbe compiuto ottanta anni. La sua vita ne è durata 74, ampiamente sufficienti per essere universalmente riconosciuto come lo sportivo numero uno di tutti i tempi.

Una parabola della quale praticamente è stato detto, letto, scritto, filmato di tutto e di più. Ma a parte le battaglie per i diritti civili, l'influenza sulla società in varie epoche, alcune indimenticabili esibizioni sul ring, quello di Ali è stato un vero e proprio tocco del mito. Persone consegnate alla storia solo per il fatto di averlo incro…

Di Tunney Hunsaker non si ricorderebbero in tanti. Di sicuro in pochissimi lontano da Fayetteville, meno di 3000 anime in West Virginia, cittadina nella quale è stato capo della polizia. Ma Tunney Hunsaker viene invece ricordato, da molti, per essersi legato alla mitologia dello sport. È stato infatti il primo avversario da professionista di Muhammad Ali alla Freedom Hall di Louisville. Ali, nato il 17 gennaio del 1942, oggi avrebbe compiuto ottanta anni. La sua vita ne è durata 74, ampiamente sufficienti per essere universalmente riconosciuto come lo sportivo numero uno di tutti i tempi.

Una parabola della quale praticamente è stato detto, letto, scritto, filmato di tutto e di più. Ma a parte le battaglie per i diritti civili, l'influenza sulla società in varie epoche, alcune indimenticabili esibizioni sul ring, quello di Ali è stato un vero e proprio tocco del mito. Persone consegnate alla storia solo per il fatto di averlo incrociato, destini girati, è cambiata persino nell'immaginario popolare la percezione dei suoi avversari. Sonny Banks è stato un pugile sfortunato, morto nel 1965 per i colpi ricevuti nel match contro Leotis Martin, uno che in carriera avrebbe poi battuto anche Sonny Liston. Ma Banks è noto soprattutto per essere stato il primo a evidenziare l'allergia di Ali al gancio sinistro: knock down al primo round - anche se dopo il più grande vincerà agevolmente - nella prima uscita al Madison di New York nel 1962.

Già, l'allergia ai ganci sinistri: tre delle volte in cui Ali è andato al tappeto lo ha fregato proprio un colpo del genere. Banks, quello celebre di Sir Henry Cooper nella prima delle due loro sfide (1963 allo stadio di Wembley), quello addirittura leggendario di Joe Frazier nel primo capitolo della loro trilogia. Il quarto atterramento rappresenta l'ennesimo 'tocco del mito', Arrivò su un destro al bersaglio grosso, e all'autore, Chuck Wepner, è stato dedicato anche un bel film dal titolo 'The Bleeder'. Quel colpo e tutto ciò che ne è conseguito, hanno soprattuto cambiato la vita a un attore. Sylvester Stallone, più che lavorare, fino alla metà degli anni Settanta lavoricchiava nel mondo del cinema. E proprio in un cinema di New York entrò in un giorno del 1975: trasmettevano a circuito chiuso il match tra Ali e Wepner, in scena al Richfield Coliseum, nell'Ohio. Stallone Venne talmente colpito dal coraggio e dalla capacità di soffrire del malcapitato Chuck, abbattuto a pochi secondi dalla fine del quindicesimo round, che ne trovò l'ispirazione per il suo 'Rocky'.

Vite cambiate, come quelle dei componenti del suo staff storico: il dottor Ferdie Pacheco, il manager di origini italiane Angelo Mirena, ben più noto come Angelo Dundee. E poi lui, l'inseparabile Drew Brown, detto 'Bundini': cornerman, uomo d'angolo, in realtà molto di più. Detto che nella boxe era già una celebrità, avendo lavorato per il grande Ray Sugar Robinson, è l'incontro con Ali che ha consegnato Bundini all'immortalità. Una sorta di spalla in quei teatrini, un po' reali un po' dell'assurdo, inscenati dai due nelle circostanze più disparate. Un artista, un creatore di frasi. "Vola come una farfalla, punge come un'ape'' è opera sua. Lui c'è sempre stato nei match più significativi di Ali, quelli che hanno cambiato anche l'etichetta dei suoi avversari.

L'America ad esempio non si è mai affezionata alla follia a Larry Holmes, reo di avere battuto il mito nel match tortura di Las Vegas, il penultimo della carriera. Un amore riservato invece a George Foreman, il nemico di Kinshasa ma poi perdonato in quanto sconfitto e tornato tra i 'buoni'. Apprezzato al punto tale da potersi costruire un vero e proprio impero vendendo grill e attrezzature per il barbecue. E poi Frazier, il più odiato ma paradossalmente il più rispettato. Ali riusciva a farlo percepire rozzo, di scarsa cultura, un nero amico dei bianchi in una fase di profonda tensione razziale. Ma non era così, Frazier aveva a cuore la questioni sociali così come l'eterno rivale, che tra l'altro aiutò molto nei momenti difficili dovuti al rifiuto di combattere in Vietnam. Ma questo si è scoperto dopo.