✕

Il round più difficile del fratelli Klitschko: "Insieme combatteremo per l'Ucraina"

Vitali e Wladimir Klitschko  (reuters)
Il padre è stato un eroe dell'Unione Sovietica, tra i primi ad accorrere a Chernobyl dopo il disastro nucleare. Loro hano dominato la scena dei pesi massimi per un decennio. Ora Vitali è sindaco di Kiev, mentre Wladimir si è arruolato come soldato semplice tra i riservisti
2 minuti di lettura

Quando il mese di aprile del 1986 volgeva al termine, il colonnello dell’Armata Rossa Wladimir Rodionovich Klitschko divenne un eroe: fu uno di quelli che evitò che il disastro di Chernobyl diventasse catastrofe. Se ne è andato nel 2011, probabilmente avrebbe vissuto più dei suoi 64 anni se le conseguenze di quelle radiazioni non avessero presentato lentamente ma inesorabilmente il conto. Quella di Wladimir Rodionovich è una storia da vecchia URSS, quella di un uomo portato in giro da eventi più grandi di lui. I figli, Vitali e Wladimir sono nati rispettivamente a  Belovodskoye, l’altro Solnechnoye: sono due luoghi più o meno sperduti in Kyrgyzstan e Kazakhstan.

Loro però sono ucraini. Per l’Ucraina si sono battuti sul ring e per l’Ucraina continuano a battersi. Sul ring i Klitschko sono stati per anni dominatori della categoria più affascinante del pugilato, quella dei pesi massimi. Un lungo e virtu…

Quando il mese di aprile del 1986 volgeva al termine, il colonnello dell’Armata Rossa Wladimir Rodionovich Klitschko divenne un eroe: fu uno di quelli che evitò che il disastro di Chernobyl diventasse catastrofe. Se ne è andato nel 2011, probabilmente avrebbe vissuto più dei suoi 64 anni se le conseguenze di quelle radiazioni non avessero presentato lentamente ma inesorabilmente il conto. Quella di Wladimir Rodionovich è una storia da vecchia URSS, quella di un uomo portato in giro da eventi più grandi di lui. I figli, Vitali e Wladimir sono nati rispettivamente a  Belovodskoye, l’altro Solnechnoye: sono due luoghi più o meno sperduti in Kyrgyzstan e Kazakhstan.

Loro però sono ucraini. Per l’Ucraina si sono battuti sul ring e per l’Ucraina continuano a battersi. Sul ring i Klitschko sono stati per anni dominatori della categoria più affascinante del pugilato, quella dei pesi massimi. Un lungo e virtuoso regno, durante il quale hanno abbattuto lo stereotipo, spesso abusato ma volte calzante, del pugile venuto dalla sofferenze della strada che, una volta arrivato in cima, torna preda dei propri demoni e ridiscende. L’esatto contrario dei Klitschko: colti, laureati, parlano cinque lingue, appassionati e ottimi giocatori di scacchi, impegnati in attività di beneficenza e con l’Unesco. Hanno amato la boxe, ma sono andati tanto oltre. Vitali ha scelto la politica, tanto da diventare sindaco di Kiev. Wladimir, una vita agonistica passata in Germania ad Amburgo e un’altra in Florida dove ha sposato l’attrice Hayden Panettiere (tra i suoi ruoli, quello di Amanda Knox nel film che ricostruisce la storia di Perugia). Poi dopo il divorzio, il ritorno in Ucraina con la figlioletta.

“In prima linea, senza paura, e io e mio fratello, come facevamo quando salivamo sul ring”. Wladimir si è arruolato tra i riservisti della brigata per la difesa territoriale di Kiev. Soldato semplice. Mentre firmava, era presente Vitali, di cinque anni più grande. Sempre insieme, per mantenere fede ad una promessa fatta più i 40 anni fa. "I miei genitori quando avevo 10 anni mi dicevano di badare a mio fratello, ed io ancora adesso continuo a farlo", racconta Vitali. Insieme, nelle delusioni e nelle gioie, come quando Vitali saltò le Olimpiadi di Atlanta ma Wladimir – che ne prese il posto- quei Giochi li vinse.

Insieme nell’avventura, mai decollata completamente, negli Stati Uniti. Nella trattativa con il discutibile Don King, l’organizzatore con i capelli elettrici di Ali-Foreman  a Kinshasa per intenderci. “Quell’uomo non diceva la verità, sembrava stesse suonando al pianoforte per allietarci, ma la musica veniva da un nastro registrato. Non c'era da fidarsi”. L’uno all’angolo dell’altro, come nell’ultima spettacolare esibizione, pur nella sconfitta, di Wladimir: allo stadio di Wembley di Londra contro Anthony Joshua. In quell’occasione l’inno ucraino fu cantato da Natalia, la moglie di Vitali, ex atleta e modella, con una voce carica di patriottismo. Sempre insieme, mai contro, nonostante una sfida sul ring tra fratelli avrebbe fruttato milioni e milioni di dollari: ma anche qui c’era una promessa da rispettare, quella fatta alla madre. “Il mondo sta osservando l’incoscienza e la mortalità che porta l’imperialismo, non solo per l’Ucraina ma per il mondo stesso. La storia è una lezione che non va ripetuta”. Così Wladimir ha commentato l’invasione russa. Ora i fratelli Klitschko sono attesi dal match più difficile.