Emiliano Marsili, il portuale che sfida la legge del tempo. "A 45 anni punto ancora al mondiale"

Emiliano Marsili, il portuale che sfida la legge del tempo. "A 45 anni punto ancora al mondiale"
Lavora a Civitavecchia ("Faccio i turni serali per allenarmi") combatte venerdì sera per il titolo Ue dei leggeri contro il forte spagnolo Urquiaga: "Gli acciacchi ci sono, ma tengo duro". Imbattuto in 41 incontri, vorrebbe una sfida iridata per chiudere la carriera in bellezza: "È un sogno che voglio coronare, me lo merito"
2 minuti di lettura

Motivazioni che vanno oltre l’età. In fondo George Foreman aveva quasi 46 anni quando si riprese dopo il titolo mondiale dei pesi massimi che Ali gli aveva strappato quando ne aveva 25. E, scendendo parecchio – ma parecchio – di livello, il tedesco Firat Arslan a 52 anni lo scorso sabato ha combattuto e vinto prima del limite. Ha però detto, il buon Firat, che il fisico non risponde più come una volta e che nel 2022 si ritirerà dalla boxe. Motivazioni, ne ha da vendere Emiliano Marsili da Civitavecchia. Quarantacinque primavere, nessuna voglia di attaccare i guantoni al chiodo. “Perché ho ancora parecchi sassolini nelle scarpe”. Li chiama sassolini, obiettivamente sono massi… “Voglio coronare il sogno di disputare un titolo mondiale, me lo merito”.

Ambizione importante, anche se non mancano i ‘contro’: è in una categoria, quella dei leggeri, dove è oggettivamente difficile immaginare di poter ottenere una sfida con i vari Lomachenko, Kombosos, Haney e compagnia cantando.  Ci sono comunque anche parecchi ‘pro’, e Marsili se li è conquistati sul campo: campione d’Italia, campione d’Europa, anche campione del mondo (titolo conquistato a Liverpool contro Matthews) ma per una sigla (Ibo) che la federazione italiana non riconosceva e che gli è costato addirittura problemi disciplinari.

Quarantuno match, di cui 40 vinti e uno pareggiato, tanta passione e altrettanta fatica. Marsili, cosa purtroppo diventata comune per molti professionisti italiani, con i guadagni della boxe non ci campa. Da buon padre di famiglia deve lavorare, portuale a Civitavecchia: “Faccio il turno serale, così mattina e il pomeriggio ho la possibilità di allenarmi. Poi una ventina di giorni prima del match mi dedico solo alla boxe, e per questo devo ringraziare la compagnia per cui lavoro che viene incontro alla mie esigenze”.

Senza sosta, inseguendo quel sogno finora proibito: “Una volta era tutto pronto per fare il mondiale, il campione in carica era il montenegrino Zlaticanin. Mi sono infortunato, è saltato tutto e gli americani mi hanno tolto dalle classifiche. Per tornarci ho faticato molto e ora non voglio farmi sfuggire l’occasione”. Tutto giusto, a patto di superare venerdì 1° aprile sul ring di Santa Marinella (località balneare vicino Roma) lo spagnolo Frank Urquiaga: “È tosto, ha fatto il mondiale con l’inglese Crolla e ha perso per split decision. Sarà un match entusiasmante”.

Un incontro fortemente voluto più di tutti dallo stesso Marsili: “In Italia ormai la boxe ha spazi ridotti, anche e soprattutto nelle televisioni. Per combattere mi sono dovuto muovere anche in prima persona e devo ringraziare il sindaco di Santa Marinella Pietro Tidei e la famiglia Cherchi, l’unica in grado secondo me di garantire un'organizzazione forte in Italia”. Insomma, Tizzo (alias che gli deriva dalla carnagione scura ‘’che diventava nera dopo il lavoro al porto, proprio come un tizzo di carbone”) va avanti per la sua strada: “Mica è facile. A 45 anni gli acciacchi ci sono, tanto che sono seguito da due fisioterapisti, ma stringo i denti e ci passo sopra”. Ora Urquiaga, un nuovo bivio da non fallire. Sulla strada ci sono ancora parecchi sassolini da spazzare.