Bivol, il russo inseguito dalla storia: contro Canelo a Las Vegas nel match che l'Ucraina non voleva
di Luigi Panella , di Luigi Panella"Sono un uomo paziente, ho saputo attendere e ora è arrivato il momento che aspettavo”. Dmitry Bivol sta per affrontare il match più importante della sua carriera ma non si scompone. Non lo ha mai fatto sul ring, dove ha ottenuto solo vittorie nelle 19 volte in cui ci è salito da professionista dopo una carriera luminosa anche in canottiera. Non lo ha mai fatto quando la storia lo ha inseguito, sin da quando era bambino. “A Bivol, come a tutti gli atleti russi, non andrebbe permesso di combattere”, hanno affermato Vitali Klitshko, sindaco di Kiev e suo fratello Wladimir, due leggende della boxe.
Il match a Las Vegas
“Ingiusto boicottare un accordo preso in maniera regolare tra due professionisti”, la replica della Wba (organizzazione sotto la cui egida si svolgerà l’incontro), pur con la precisazione che sul ring della T-mobile Arena di Las Vegas non saranno previsti né bandiera né inno russo. Una pre…
"Sono un uomo paziente, ho saputo attendere e ora è arrivato il momento che aspettavo”. Dmitry Bivol sta per affrontare il match più importante della sua carriera ma non si scompone. Non lo ha mai fatto sul ring, dove ha ottenuto solo vittorie nelle 19 volte in cui ci è salito da professionista dopo una carriera luminosa anche in canottiera. Non lo ha mai fatto quando la storia lo ha inseguito, sin da quando era bambino. “A Bivol, come a tutti gli atleti russi, non andrebbe permesso di combattere”, hanno affermato Vitali Klitshko, sindaco di Kiev e suo fratello Wladimir, due leggende della boxe.
Il match a Las Vegas
“Ingiusto boicottare un accordo preso in maniera regolare tra due professionisti”, la replica della Wba (organizzazione sotto la cui egida si svolgerà l’incontro), pur con la precisazione che sul ring della T-mobile Arena di Las Vegas non saranno previsti né bandiera né inno russo. Una presa di posizione dettata anche dall'atteggiamento distensivo di Bivol e dalle parole di solidarietà verso il popolo ucraino. “Ho molti amici ucraini, tutto questo è triste e ogni giorno quando mi sveglio spero sempre di avere notizie sul rallentamento delle ostilità”.
Contro il fuoriclasse Canelo Alvarez
Il match si farà, notte italiana tra sabato e domenica. E la settimana del Cinco de Mayo, ricorrenza molto sentita in Messico. Rievoca una vittoria sulle truppe francesi a Puebla e celebra l’orgoglio nazionale tricolor. Già, perché se Bivol si presenterà sul ring da campione del mondo dei mediomassimi, la star è l’altro, è Canelo Alvarez. Eroe popolare in patria, uomo di riferimento insieme a pochi altri della boxe mondiale, anche per i quattrini che guadagna – e fa guadagnare – ogni volta che sale sul ring. Uno che, partito dai welter, cerca sempre nuove sfide. Prima mondiale dei superwelter, e poi medi, supermedi, mediomassimi: in quest’ultima categoria, quella con Bivol sarà la sua seconda avventura. Nella prima ha stupito tutti, mettendo al tappeto un altro russo, Serguej Kovalev. Nel futuro, persino la ‘folle’ idea di salire nei massimi leggeri, categoria esageratamente azzardata per un pugile di grandissima classe, dalla mascella granitica ma pure sempre alto 173 centimetri.
Bivol nato in Kyrgyzstan
A Klitschko però di Canelo interessa il giusto, lui non voleva che sul quel ring salisse Bivol. Riavvolgendo il nastro, quasi un paradosso. Bivol è infatti nato a un tiro si schioppo, circa 100 km, della città natale del sindaco di Kiev. Il primo a Tokmok, il secondo a Belovodskoye, dove il padre in qualità di graduato dell’Armata Rossa era stato dislocato ai tempo dell’Urss. Entrambe le città si trovano nel Kyrgyzstan, dove vivevano i genitori di Bivol: il papà moldavo, la madre coreana come si evince dal taglio degli occhi del pugile. Inseguito dalla storia, è nato cittadino sovietico ma poi, sia pure indirettamente, ha pagato la dissoluzione dell’impero. Da kirghiso ha vissuto un periodo economicamente complesso che ha indotto la famiglia di Bivol a trasferirsi in Russia, a San Pietroburgo quando aveva 11 anni.
Lo strano incrocio con i Maneskin
La scintilla per il pugilato era scoccata a Tokmok, quando si era imbattuto in uno dei tanti incontri di Mike Tyson. Non ne ha ripreso il tipo boxe, e neanche lo stile aggressivo. Sempre misurato, anche parlando del dramma dell’Ucraina. Più deciso quando replica ai Klitschko: "Per tutta la sua carriera li ho ammirati, ero contento quando vincevano. Ma dovrebbero distinguere il confine tra sport e politica. E' triste che il sindaco di Kiev che cerchi di impedire un incontro dello sport che lo ha fatto diventare importante". Ha preparato il match della vita in California, la sua seconda base. A Indio, che più che per la boxe è nota per essere la sede del Coachella Music Festival. Lì Damiano dei Maneskin urlava alla folla “free Ukraine, fuck Putin" mentre Bivol limava i dettagli per affrontare Canelo. Inseguito dalla storia, quella storia che ora nella settimana del Cinco de Mayo, nonostante i pronostici gli remino contro, questo russo dai mille Dna spera ora di fare in prima persona.