Annalisa Brozzi, forza e timidezza: “Essere è più importante che apparire”
di Luigi Panella , di Luigi Panella"Sono una ragazza acqua e sapone. Per me essere è più importante che apparire". Annalisa in effetti è, ma Annalisa appare anche. Quando, in piena pandemia, disputò il titolo italiano dei supergallo contro Maria Cecchi, la tentazione di molti fu quella di etichettare il match come il derby della bellezza. Poteva anche starci, in fondo nella boxe femminile alcune atlete studiano da star puntando oltre che sulla bravura - fattore imprescindibile -, anche sull'estetica. "Non ci vedo nulla di male. Ad esempio stimo molto Ebanie Bridge, grande personaggio, fa bene alla boxe femminile. Ma la mia ispirazione è Katie Taylor. Forse tecnicamente ne preferisco altre, ma è troppo bello ciò che lei rappresenta''.
Ebanie, australiana, Blonde bomber, pugile di un livello tale da riuscire a conquistare il mondiale dei gallo. Social, avvenente, parole a volta più toste dei pugni: "Non pensare di essere il solo che …
"Sono una ragazza acqua e sapone. Per me essere è più importante che apparire". Annalisa in effetti è, ma Annalisa appare anche. Quando, in piena pandemia, disputò il titolo italiano dei supergallo contro Maria Cecchi, la tentazione di molti fu quella di etichettare il match come il derby della bellezza. Poteva anche starci, in fondo nella boxe femminile alcune atlete studiano da star puntando oltre che sulla bravura - fattore imprescindibile -, anche sull'estetica. "Non ci vedo nulla di male. Ad esempio stimo molto Ebanie Bridge, grande personaggio, fa bene alla boxe femminile. Ma la mia ispirazione è Katie Taylor. Forse tecnicamente ne preferisco altre, ma è troppo bello ciò che lei rappresenta''.
Ebanie, australiana, Blonde bomber, pugile di un livello tale da riuscire a conquistare il mondiale dei gallo. Social, avvenente, parole a volta più toste dei pugni: "Non pensare di essere il solo che non è in grado di guardare oltre le mie tette...'', ha risposto a chi faceva apprezzamenti poco educati su di lei. Katie Taylor, irlandese, professione fuoriclasse: al Madison Squadre Garden, nel match vinto su Amanda Serrano ha definitivamente sancito il salto di qualità della boxe femminile. Annalisa Brozzi, romana, 28 anni, appartiene più al tipo Taylor: "Non mi è mai successo di avere commenti esagerati o fuori luogo dal pubblico". E ancora: "Non vado a ballare, non faccio tardi la sera. Sto sui social ma non ne vado pazza, e sulla tecnologia sono un po' anacronistica. La mia vita si fonda su tre pilastri: pugilato, lavoro, studio".
In ordine sparso, lo studio: "Scienze motorie, ho quasi finito, devo solo trovare il tempo per concentrarmi". Lavoro: "In una palestra, soprattutto nei fine settimana". E soprattutto pugilato: "Si parte la mattina con il primo allenamento. Fatica, la lotta quotidiana con la bilancia". Una passione nata in maniera un po' casuale: "Guardando i film in tv, avevo 16 anni quando sono entrata in palestra per la prima volta. Niente questione di Dna, anzi. Papà bancario, mamma impiegata, non volevano che facessi questo sport bellissimo ma che deve ancora fare i conti con i soliti pregiudizi".
Qualche incertezza iniziale, poi le classiche svolte che cambiano la carriera. L'incontro con Davide Buccioni, noto organizzatore romano: "Sono stata la prima pugile che nella sua attività ha accompagnato all'estero. Gli sono grata, mi ha dato l'opportunità di battermi per il titolo europeo". L'altra è il maestro Mario Massai: "Ha stravolto il metodo di allenamento, mi ha insegnato a girare i colpi, con lui ho imparato a vedere il pugilato da una prospettiva diversa. Ho acquisito tecnica e personalità". Due persone decisive nella notte della vita. Nizza, Casinò Ruhl: la francese Nahed Kharchi ad attenderla, in palio il titolo europeo dei piuma. "Tutti tavoli a bordo ring, la gente che cenava, atmosfera di classe, entrata scenica". Poi il match. Due round e una tempesta di colpi, la francese abbattuta. Un match che ha svelato anche quell'alias. "Miura, è una delle razze di tori più aggressiva che esiste. Cercavo un nome di battaglia, me lo ha suggerito un cliente della palestra che mi ha visto in azione e mi è piaciuto". Miura sul ring, dolce fuori: "La vittoria l'ho dedicata al mio fidanzato. E' stato pugile dilettante, conosce i miei sacrifici, li capisce".